Alpi

Stasera a Milano si parla degli orsi sulle Alpi

orso-lecco-telecamere-foto-apicoltoreDopo le ultime notizie sul ritorno degli orsi anche nel lecchese, stasera, con il Wwf al Museo di Scienze naturali di Milano, si affronterà il tema della convivenza tra questi plantigradi e l’uomo.

A seguire, il comunicato che spiega l’iniziativa.

Qui invece, qualche video.

Ad maiora.

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Quanti sono e dove vivono gli orsi bruni sulle Alpi e in particolare in Lombardia? E’ possibile una convivenza pacifica? Quali sono gli strumenti a disposizione per rendere possibile la convivenza tra allevatori, apicoltori, turisti e il grande carnivoro?

A queste e molte altre domande risponderanno gli esperti di orso bruno nella serata organizzata da ERSAF, Museo di Storia naturale di Milano, Comune di Milano,  WWF Italia proprio all’inizio della stagione primaverile che vede il risveglio degli orsi, come dalle prime segnalazioni nel lecchese di questi giorni.

La serata si inserisce nell’ambito del progetto europeo LIFE arctos (www.life-arctos.it  ) ‘ Conservazione dell’orso bruno: azioni coordinate per l’areale alpino e appenninico’  che vuole favorire la tutela delle popolazioni di orso bruno delle Alpi e degli Appennini e  sostenerne l’espansione numerica, attraverso l’adozione di misure gestionali compatibili con la presenza del plantigrado, la riduzione dei conflitti con le attività antropiche, l’informazione e la sensibilizzazione dei principali stakeholder. Il progetto è attuato nell’ambito del programma finanziario della Commissione Europea LIFE + Natura.

Ne parleranno:Antonio Tagliaferri (Regione Lombardia), Stefano Scali (Museo di Storia Naturale: ‘La convivenza tra l’uomo e gli animali: un problema culturale’), Carlo Frapporti (‘L’orso sulle Alpi: coesistenza, biologia, conflitti’).

Museo di Storia naturale, Corso Venezia 55, Milano. Ore 20.30

Dal Cipra consigli per i comuni alpini per conservare gli habitat naturali (video)

farfalleFarfalle, salamandra pezzata, ricci, tamerice alpina etc. Sono circa 43.000 le specie animali e vegetali presenti nelle Alpi. Per prosperare e riprodursi devono potersi muovere liberamente. Il Cipra spiega come fare in questo bel video.

Ad maiora

Guglielmo Tell del 2010: lupi al posto della mela

Decantata come patria della natura incontaminata, la Confederazione Elvetica da invece la caccia ai lupi. Non caccia indiscriminata, intendiamoci. Ma mirata contro il lupo (cattivo) che mangia gli animali da pascolo. L’abbattimento del raro animale era stato deciso ai primi di agosto nel Canton Vallese. E l’animale è stato ucciso da un guardiacaccia l’11 agosto, senza che la cosa abbia avuto grande eco (malgrado l’attenzione morbosa dei media per gli animali). Il maschio di lupo è stato colpito sull’alpeggio di Scex, sopra la stazione vallesana di Crans-Montana. Le autorità elvetiche, precise come da tradizione, informano che il corpo dell’animale è stato consegnato al Tierspital di Berna, per l’autopsia.

Il predatore, accompagnato da un esemplare femmina, aveva ucciso una quindicina di pecore ad inizio luglio e in seguito due bovini.

Era la prima volta in Svizzera veniva accertata la presenza di una coppia di lupi. Così il Wwf svizzero ha protestato ricordando che uccidere un lupo non risolverà il problema delle greggi che rimarranno nel mirino di altri predatori. Mentre il Gruppo lupo svizzera (GLS) deplora invece la mancanza di criteri chiari per valutare i danni al bestiame e ricorda che l’uccisione dell’esemplare maschio impedirà inoltre che in Svizzera si possa creare un branco.

Legambiente, nel chiedere che questi abbattimenti vengano fermati, ricorda che quello della Svizzera è un caso unico in Europa di fallimento del modello di convivenza: “E’ inaccettabile che nel cuore d’Europa sia consentito abbattere esemplari di una specie così importante per l’ecologia dell’intero arco alpino”,  dichiara Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente.

Oggi l’associazione ambientalista italiana ha presentato un esposto a al Consiglio d’Europa e alle autorità depositarie delle Convenzioni internazionali per la tutela dell’ambiente alpino.

“La scelta delle autorità svizzere è guidata da una miope ricerca di consenso anziché da una seria volontà di affrontare e risolvere i problemi con cui si confronta la pastorizia di montagna – commenta Damiano Di Simine, responsabile dell’Osservatorio Alpi di Legambiente -. L’attività pastorale e d’alpeggio è stata accompagnata per secoli dalla presenza di grandi predatori e non sono stati certo i lupi, assenti da tutto l’arco alpino nell’ultimo secolo, a far scomparire gli allevamenti in alta quota”.

Il 14 giugno anche in Italia era stato ucciso un lupo. Strangolato da una trappola posta dai bracconieri, sopra Sulmona, in Abruzzo.