
4000 chilometri per girare tutta la Grecia, cercando di evitare il “buco nero” di Atene. Il collega Giuseppe Ciulla ha appena pubblicato (per Chiarelettere, per chi se no) un reportage di viaggio nel paese più in crisi d’Europa.
Una crisi che Ciullia, nella sua “Estate in Grecia” racconta attraverso le storie di chi vive al confine: quello turco, ma anche il Monte Athos. Tra gli italiani fuggiti qui (e che non vogliono tornare neanche morti a Milano). E tra chi ha lasciato le città per tornare a una vita agreste, seguendo le regole del “philotimo”, lo spirito greco che tiene insieme questo affascinante paese.
Giuseppe, per viverlo fino in fondo ha vissuto “da greco”, usando i mezzi pubblici e le scarpe, come le inchieste di una volta.
Un libro da leggere per i tanti che questa estate (crisi o non crisi) sceglieranno la Grecia per le proprie (brevi) vacanze.
Il volume è stato presentato ieri sera al Circolo del Talenti di Milano, con il console Papadopoulos e i rappresentanti della comunità ellenica.
Ad maiora
Un week end (no disco) a Milano Marittima

Sì, lo so anche io che i più vanno in riviera per il divertimento notturno, ma io mi rivolgo a quegli altri, che magari evitano proprio la Romagna perché d’estate c’è casino e invece rischiano di perdere delle occasioni.
La spiaggia (di cui sopra) per chi viene qui anche per una breve vacanza è ovviamente imprescindibile. Noi avevamo un ombrellone al Bagno Peperittima. Un posto con ampio spazio tra gli ombrelloni, un bel bar e soprattutto molta attenzione all’ambiente: in più punti della spiaggia infatti si fa (e quindi invita a fare) raccolta differenziata.

Una volta che avete finito di rosolarvi, potete muovervi. O correndo sulla spiaggia, o andando su due ruote. La maggior parte degli alberghi offre come servizio ai clienti l’uso di biciclette. Inforcatene una e dirigetevi nella pineta. Non sono quattro alberi in croce. Cervia e Milano Marittima ne sono circondati.
In bici dirigetevi verso le saline. Quella storica si chiama Camillone e due volte alla settimana offre visite gratuite con ottimi ciceroni:
La sera, sempre in bici potete andare nel centro di Cervia. Spesso si trovano bancarelle lungo il canale, facilmente (e in maniera divertente) attraversabile grazie a un mini-traghetto.

Di sera (ma anche di giorno) non perdetevi una classica piadina.

Visto che siamo in tema cibo, rimaniamoci. Noi abbiamo sempre mangiato nella struttura alberghiera che ci ospitava, il Solemare di Milano Marittima. La Romagna è nota per l’ottima cucina. Una regola che vale anche per chi non si ciba né di carne, né di pesce. In questo hotel (anzi, in questa piccola catena di alberghi, Mima: due hotel e un B&B) infatti sia a pranzo che cena viene fornita almeno una scelta vegetariana o vegana, sia per i primi che per i secondi.

Il cibo è buono e, come si conviene da queste parti, abbondante.

Abbondante anche il buffet di antipasti, molti in chiave Veg.

Si può anche pranzare in spiaggia. Noi abbiamo invece avuto l’opportunità di cenare nel confinante hotel, il Majestic, sempre della famiglia Boni. Anche qui, scelta Veg, ottimi antipasti e un buon dolce. Ah, al bar i lampadari sono stati realizzati con bottigliette di Campari.

Proprio in questi spazi si fa colazione la mattina. Anche questa, ovviamente, abbondante…

Finisco con l’albergo. Davvero con vista mare il Solemare. E con stanze grandi e pulite.

Insomma, un posto dove tornare (a sognare). Magari per vedere il Museo del sale e la Casa delle farfalle.
Ad maiora
Questa è Taranto (senza Ilva)
Verso Gibilterra: suggerimenti?

Settimana prossima io e Marta andremo a Gibilterra in auto. La vacanza sarà anche e soprattutto il viaggio (di cui scriveremo), toccando il sud di Francia e Spagna?
Avete suggerimenti da darci? Ristoranti vegetariani da suggerire? Spiagge imperdibili?
Siamo qui.
Tenete conto che la prima tappa sara in Camargue (per i cavalli, ovviamente) e che salteremmo Barcellona, dove siamo entrambi stati.
Intanto grazie.
Ad maiora
Ps. La foto si riferisce all’ultimo tramonto che abbiamo visto in Egitto. 🙂
L’occhio della videosorveglianza: come le telecamere di controllo hanno cambiato la nostra percezione visiva (tesi)

La tesi magistrale di Camilla Ramazzotti (discussa in questi giorni in Festa del perdono) va a toccare uno dei temi cardini del corso sulla videocrazia che tengo alla Statale di Milano. Denota da un lato la rilevanza e la forza delle immagini. Dall’altra una penetrazione ormai massiva che ha compromesso definitivamente il diritto alla privacy.
La nostra, come sottolinea la Ramazzotti, è una società sorvegliata. E il pensiero non può andare a 1984, ritardato solo di pochi lustri.
Il tutto ha comunque anche qualche risvolto positivo. Soprattutto nelle inchieste giudiziarie. Nella tesi vengono riportati una serie di casi nei quali l’immagine ha avuto un peso rilevante per le indagini. Come per la morte di Franco Mastrogiovanni in un reparto di psichiatria del salernitano. O per gli spari contro il consigliere comunale torinese Alberto Musy. O ancora per l’attentato di Brindisi in cui ha perso la vita Melissa Bassi, che qualche giorno fa ha portato alla condanna di Giovanni Vantaggiato proprio per le riprese delle telecamere di un chiosco.
Insomma, anche il modo di fare indagini sta cambiando. Gli stessi investigatori d’altronde, per incastrare educatrici violente, non hanno strumento migliore che piazzare una telecamera nascosta in classe.
Ad maiora


