Dalle Torri Gemelle alla Costa Concordia: impariamo a disobbedire

Sulla vicenda della Costa Concordia si sono spese già troppe parole.

Ne aggiungo poche anche io.

Solo per sottolineare che l’effetto Schettino eliminerà, per qualche tempo, dal nostro parlare, tutte le espressioni figurate “marinaresche”. Addio ad esempio a Essere sulla plancia di comando (cambieranno anche il titolo di Zack e e Cody?) o Tenere la barra a dritta.

Segno dei tempi.

Ma è la scena mandata in onda da Rainews che mi ha fatto venire in mente quanto successe alle Torri Gemelle.

Questo il video retwittato dal Tg3:

Inutile dire che chi, ubbidendo all’autorità (gli Schettino sono più diffusi di quanto si possa e si voglia ammettere) tornò in cabina (come la coppia in viaggio di nozze, messa in salvo dopo un giorno) ha rischiato la vita.

Il grande Eduardo Galeano ricorda un episodio forse secondario, ma certo istruttivo dell’attentato dell’11 settembre: “Pochi lo sanno, ma quando l’aereo ha investito la seconda Torre gli altoparlanti all’interno dell’edificio hanno iniziato a diffondere istruzioni per far tornare gli impiegati ai loro posti. Tutti avevano cominciato a correre giù per le scale, disperati, cercando di scappare, eppure gli altoparlanti hanno trasmesso l’ordine di tornare indietro … Beh, si sono salvati quelli che hanno disobbedito. Io credo che il punto sia qui: in un mondo alla rovescia, dove anche gli ordini sono dati alla rovescia. È indispensabile saper disobbedire. Sono ordini nemici della vita umana, della natura, dei valori più belli in cui possiamo credere. Dobbiamo imparare a disobbedire con astuzia, con abilità, per riuscire a scovare quelle piccole crepe a partire dalle quali è possibile scardinare il sistema”.

Imparare a disobbedire.

Per salvarsi dagli Schettino che ci circondano.

Ad maiora

Dissidente bielorusso in sciopero della fame alimentato forzatamente

I democratici metodi carcerari bielorussi…

Alimentazione forzata ai detenuti politici in sciopero della fame. In questo caso si tratta di Syarhey Kavalenka, membro del Partito conservatore cristiano bielorusso.

I dettagli su Radio Free Europe: http://www.rferl.org/content/belarus_activist_hunger_strike_force_feeding/24456466.html

Ad maiora

Contro repressioni (e blitz militari) in Siria ed Egitto

Ricevo dall’amico Piero Maestri e volentieri diffondo questo appello contro le repressioni in Egitto e Siria e contro eventuali interventi militari “umanitari”:

Ad maiora.

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BASTA CON LA REPRESSIONE IN EGITTO E IN SIRIA, LIBERTA’ PER I POPOLI ARABI. CONTRO OGNI INTERVENTO MILITARE STRANIERO DIRETTO E INDIRETTO NELLA REGIONE

 Per aderire: appellosiriaegitto@gmail.com

 Il bisogno di libertà e la tenace lotta per la giustizia delle donne egli uomini del nord Africa e del medio oriente non si ferma. Ancora nelle piazze dell’Egitto e della Siria – come in altri paesi arabi – migliaia di persone manifestano per mettere fine a regimi autoritari e illegittimi; ancora le cosiddette “forze dell’ordine” uccidono, reprimono, cercano di fermare le rivolte per la giustizia, la libertà, la dignità.

 In Egitto le elezioni formalmente “democratiche” non hanno messo fine al dominio delle forze armate e alla repressione della parte più radicale e conseguente del movimento democratico e rivoluzionario. Le proteste al Cairo, gli scioperi di diversi settori produttivi, le manifestazioni delle donne sono il segno di un processo democratico che non si può fermare alle sole elezioni e soprattutto non può essere sotto la tutela delle forze armate.

Perché l’Egitto possa davvero avviarsi sulla strada della democrazia, le forze armate devono abbandonare il potere politico e i loro affari economico-finanziari.

 In Siria, il regime di Bashar El Assad da mesi sta reprimendo con violenza le manifestazioni dell’opposizione.

Migliaia di morti documentati da testimoni indipendenti, espulsione o arresti di giornalisti non legati a testate “embedded” al regime (o a qualche altro interesse straniero); migliaia di arresti di dissidenti, ammessi dallo stesso regime; repressione della libertà di stampa, compresi omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione costante dello stato di emergenza malgrado la promessa di una cancellazione mai di fatto avvenuta.

La legittimità del regime baathista è da tempo finita e non è possibile sostenerla sulla base degli schieramenti internazionali e nella regione.

La popolazione siriana è vittima più volte: è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime; è vittima del disinteresse della cosiddetta “comunità internazionale” preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che garantisce oggi un stato di conflitto “freddo” utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e delle altre potenze regionali e non; vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia saudita, Giordania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime più malleabile ai loro interessi.

Noi non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica” ma vogliamo schierarci con le ragione della libertà, della giustizia, della dignità.

 Siamo contro qualsiasi intervento militare in Siria sia perché il recente precedente libico ha mostrato le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni, sia perché qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze e/o delle potenze regionali. In questo senso, segnerebbe l’affossamento di qualsiasi sbocco positivo della rivolta e un ulteriore colpo al processo rivoluzionario in tutto il mondo arabo e mediorientale.

Vogliamo sostenere le/i democratiche/democratici egiziane/i nella loro lotta per una vera democrazia e il rispetto dei diritti umani e di giustizia e dignità.

 Per tutto questo facciamo appello a tutte/i le/i democratiche/ci perché si sviluppi anche in Italia una campagna forte e diffusa:

•           per il sostegno alla popolazione siriana e ai democratici egiziani, la fine della repressione – e per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta e in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie; contro la repressione dei regimi e per il loro isolamento politico internazionale – dal basso e istituzionale – che non comporti embarghi contro la popolazione;  

•           contro ogni possibile intervento militare “senza se e senza ma”: no ad ogni missione “umanitaria”, alle NoFlyZone (primo passo della guerra), all’invio di truppe e all’utilizzo delle basi militari in Italia. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione.

 

Luisa Morgantini, Alessandra Mecozzi, Loretta Mussi, Vittorio Agnoletto, Riccardo Troisi, Germano Monti, Vauro Senesi, Fabio Marcelli,Ciro Pesacane, Simona Cataldi, Laura Quagliolo, Marco Bersani, Salvatore Cannavò, Franco Russo, Dario Rossi, Rita Lavaggi, Olivia Pastorelli, Karim Metref, Sancia Gaetani, Stefano Tassinari, Riccardo Torreggiani, Paola Canarutto, Tonio Dall’Olio, Alessia Montuori, Massimo Torelli, Piero Maestri, Christian Elia e redazione “E”, Antonio Lupo, Fabrizio Burattini

BIELORUSSIA. PER GLI OPPOSITORI, OLTRE AL CARCERE, L’ISOLAMENTO

Si stringe la morsa del regime bielorusso contro i dissidenti arrestati dopo le presidenziali che, grazie ai brogli, hanno dato la vittoria al presidentissimo Lukashenko.

L’ex candidato alla presidenza, Mikola Statkevich, è stato condannato a dieci giorni di isolamento per il mancato rispetto delle regole carcerarie (succede spesso anche a Khodorkovskij nelle carceri russe; forse il regime carcerario sovietico è ancora attivo) 

Nel frattempo, l’attivista dell’opposizione Mikalay Autukhovich è stato condannato a due anni e due mesi di carcere “duro”. Paval Sapelka, suo ex avvocato, ha detto che il giudice (che ha tenuto le udienze nel campo di lavoro dove l’uomo sconta la pena) ha stabilito il regime carcerario più severo fino al termine della pena, viste le continue violazioni dei regolamenti interni.

Autukhovich e i suoi tre co-imputati sono stati condannati nel maggio 2010 per possesso illegale di armi e munizioni. I quattro sostengono invece che le accuse sono politiche e non legali. 

Autukhovich viola il regolamento carcerario con azioni nonviolente come lo sciopero della fame. Ha cercato anche di togliersi la vita, per riacquistare così quella libertà che il regime gli vieta.

Tutte le informazioni su questi drammatici casi le trovare sul sito di Radio Free Europe: http://www.rferl.org/content/belarus_statkevich_solitary_confinement_closed_regime_prison/24454933.html

Ad maiora.

Elezioni in Kazakistan. Vince l’amico di Berlusconi

«Ora andate in vacanza in Kazakistan: lì c’è un signore che è mio amico e non ha caso ha il 91% dei voti».Così un imprenditore italiano a lungo primo ministro italiano parlava del suo amico Nursultan Nazarbayev.

L’ex comunista al potere ininterrottamente dal 1991.

Ieri si sono svolte le elezioni parlamentari e i risultati non sono andati molto lontani dai sogni berlusconiani. Nur Otan, il partito-stato che ha preso il posto del Partito comunista sovietico kazako si è fermato all’80,7% dei voti.

Come in Russia (altra specchiata democrazia) anche per il parlamento kazako la soglia di sbarramento è al 7%. L’hanno superato, di poco, solo il Partito democratico kazako (Ak Zhol) e il Partito comunista.

Un segnale importante di insofferenza dopo che, nelle scorse settimane, il regime ha represso nel sangue (16 morti) le proteste dei lavoratori del settore petrolifero.

L’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha valutato le elezioni kazake come “non rispettose dei principi democratici”. Incredibilmente nel 2010 lo stesso presidente kazako Nazarbayev è stato nominato alla presidenza dell’Osce stesso. Potenza del petrolio e del gas di cui è il paese è un importante esportatore.

Ai principali oppositori di Nazarbayev, i socialdemocratici Bulat Abilov e Guljan Jergalijeva, è stato impedito candidarsi (per presunte irregolarità nella dichiarazione dei redditi, manco fossero andati in vacanza a Cortina).

Domani ci saranno manifestazioni di protesta ad Astana e in varie città kazake. Di solito vi partecipano poche persone. Ma anche a Mosca, per anni, scendevano in piazza poche centinaia di persone. Ora sono centinaia di migliaia.

Ad maiora.