Sarri chiede all’Atalanta di sbloccarsi, mentre i nazionali tornano a Zingonia. Le interviste del tecnico occupano parecchie pagine dei giornali locali. Segno che si è a caccia di riscatto. Già da lunedì.
L’Eco di Bergamo porta Sarri anche in prima pagina: «Atalanta, ora devi sciogliere le briglie». All’interno, Piero Vailati firma la lunga intervista collettiva: «Il tempo non sia un alibi, voglio un’Atalanta che giochi libera».
Il tecnico parte dalle difficoltà: «La squadra è stata completamente destrutturata, e ancora non c’è una struttura definita nel nuovo modo di pensare. Quindi è una squadra che va in difficoltà e finisce per subire le partite. Era inevitabile che succedesse: è una squadra che si era costruita un modo di pensare non per sei mesi, ma per tante, tante stagioni».
Sarri aggiunge: «Mi dispiace per la società, che ci sta aiutando in tutti i modi. E mi dispiace per i tifosi. Però adesso smettiamo di dire che abbiamo bisogno di tempo, perché questo potrebbe diventare un alibi per tutti».
I segnali positivi riguardano il possesso e la posizione della squadra: «Rispetto alle prime partite abbiamo alzato il baricentro di più di 20 metri, abbiamo alzato il possesso palla e la supremazia territoriale. Però il tutto rimane abbastanza poco incisivo, perché poi ci manca l’interpretazione, quella vera, delle situazioni».
Il passaggio decisivo: «In questo momento la sensazione che ricevo dalla partita è che siamo più con la testa a pensare dove stiamo mettendo i piedi che non a giocare a calcio. Il passo ora deve essere quello di sbloccarsi, prendere l’iniziativa, giocare e poi vedere cosa funziona e cosa non funziona».
Sulle caratteristiche dell’organico: «Penso sia una via di mezzo. Ha giocatori in grande accelerazione, però ha anche diversi giocatori abbastanza tecnici, forse non palleggiatori, ma comunque dotati di buona tecnica. Dobbiamo trovare ancora la nostra identità». Il 4-2-3-1 resta un’opzione: «Può essere una soluzione, può essere un’alternativa».
Il tema è anche la libertà negli ultimi metri: «Il mio compito è portare la squadra agli ultimi 25 metri, e il compito del giocatore è risolvere le situazioni negli ultimi 25 metri». Su Rowe: «È un istintivo, uno di quei giocatori a cui va lasciata la possibilità di esprimere se stesso senza imbrigliarlo».
Per De Ketelaere, che preferisce il centro dell’attacco, Sarri non esclude soluzioni, ma ricorda la concorrenza: «Se Charly vuole giocare attaccante centrale bisogna che ne parli prima con Scamacca e con Krstovic, e magari anche con Raspadori. Non sono giocatori che possiamo accantonare».
Proprio Raspadori viene descritto così: «Questa è la forza di Raspadori: può fare tanti ruoli. Ma può anche essere il suo limite: non è mai riuscito a specializzarsi in un ruolo ben definito».
Su Scalvini: «Secondo me Scalvini ha più caratteristiche per fare quello che sta facendo ora e non l’altro. Lui non è un super aggressivo, ma è un tecnico, uno che ha letture». E sul ritorno di Kolasinac: «Sicuramente lo può fare per personalità, per carattere, per aggressività. Poi sì, gli manca qualche centimetro, ma soprattutto si tratta di trasformare un giocatore istintivo in un giocatore di lettura».
La chiusura guarda al Venezia: «Mi piacerebbe vedere una squadra che gioca a calcio. La parola d’ordine è: testa libera per giocare a calcio. Perché se ci riliberiamo la testa può anche darsi che lunedì non ci venga un gran risultato, ma in futuro ci verrà sicuramente».
Accanto all’intervista, Roberto Belingheri firma il commento «Meno pensieri. Più responsabilità». Scrive: «Non è scontato metterci la faccia in una situazione non positiva. Ma Sarri dimostra che le difficoltà si affrontano senza nascondersi». Il tema è «l’assunzione di responsabilità collettiva»: «Adesso la palla è nei piedi dei giocatori».
Anche il Corriere della Sera, nell’edizione di Bergamo, dedica ampio spazio al tecnico. Marina Belotti e Pietro Serina firmano insieme: «Il tempo degli alibi è finito: voglio vedere giocare a calcio».
Sarri ribadisce l’obiettivo: «Resto convinto che questa Atalanta abbia un organico competitivo, che vale la lotta per la zona Europa. Ma finora non abbiamo dimostrato di meritarla, e questo è il mio grande rammarico».
Sul modulo precisa: «Io non amo cambiare troppi moduli, il lavoro va curato bene, l’assetto di una squadra non si improvvisa se conta anzitutto l’organizzazione. Ma il 4-2-3-1 per noi può essere una soluzione, anche da inizio partita. Dipende dalle singole situazioni».
Per Rowe le aspettative sono esplicite: «Da Rowe, oltre che un aiuto nella fase difensiva, mi aspetto che poi giochi da cavallo imbizzarrito là davanti». Per Scalvini: «È più adatto a questo calcio che non al precedente e deve diventare un leader emotivo di questa squadra».
C’è anche il capitolo delle partenze: «La partenza di Djimsiti per me è stata una sorpresa. Solo dopo ho scoperto che da un paio d’anni aveva l’opzione Arabia nelle prospettive. De Roon con me non ha mai parlato, lui si rivolgeva direttamente alla società».
Le coppe restano obiettivi concreti: «Conference League e Coppa Italia per noi sono due obiettivi seri, non lasceremo nulla al caso. Gli impegni internazionali e infrasettimanali ci faranno crescere. Non giocheremo mai amichevoli, siamo l’Atalanta».
La Gazzetta dello Sport, che non ha Sarri, sceglie di concentrarsi su Ederson. Matteo Brega titola «Inossidabile Ederson. Atalanta, il capitano è l’ancora di Sarri». Il sommario: «Mezzala nel 4-3-3 o mediano nel 4-2-3-1: il brasiliano, titolare 7 volte su 7, punta a far risalire subito la Dea». Brega sottolinea che «la fascia da capitano irrobustisce in Ederson il senso di responsabilità».
Ancora su L’Eco di Bergamo, Matteo Spini firma «Scamacca, un gol in azzurro per salire sulla rampa di lancio». Il gol alla Turchia può diventare un punto di partenza anche per il club: «Se si è sbloccato lì, è pronto a farlo anche a Bergamo: il teorema va dimostrato nelle prossime settimane».
Spini richiama la necessità di continuità: «Scamacca è un talento discontinuo: pur essendo un nove, segue le curvature dei dieci geniali, come Ilicic che non sapevi mai con che piede era sceso dal letto». Ora, però, può ripartire senza gli intoppi fisici che ne condizionano a lungo il rendimento: «Da lunedì l’Atalanta si tuffa in un mese compresso e già fondamentale e decisivo: ha bisogno Sarri e il miglior Scamacca».
Il notiziario dell’Eco annuncia «Da oggi squadra quasi al completo». Kessie, Samardzic e Obric sono già rientrati; gli ultimi saranno Elmas e Pasalic. Restano cinque infortunati: Hien, Sulemana, Kossounou, Raspadori e Pompei. Per il terzo portiere, operato alla mano destra, il quotidiano indica uno stop di un mese e mezzo-due.
Uno sguardo al prossimo avversario arriva dalla Gazzetta dello Sport. Simone Battaggia titola «Hainaut non manca mai. Il Venezia verso Bergamo: a destra c’è una garanzia». Dopo cinque sconfitte nelle prime cinque giornate, Stroppa cerca la svolta. Antoine Hainaut è sempre titolare e quasi sempre in campo per novanta minuti; maggiori dubbi riguardano la fascia sinistra, con Haps da valutare e Correia candidato a partire dall’inizio.
L’Under 21 continua a occupare le pagine dei quotidiani dopo la qualificazione all’Europeo. Sulla Gazzetta dello Sport, Alex Frosio firma «Non ci sono solo Ndour e Koleosho. I talenti dell’Under pronti al salto». Il sommario: «Gli azzurrini il serbatoio da cui Mancini può attingere subito: a novembre spazio ai ragazzi».
Frosio ricorda che Baldini accompagna diversi giovani al debutto nella maggiore e osserva: «Chi sono Ndour e l’uomo-copertina, se non altro per l’immaginifica gittata del suo gol». Fra i profili segnalati ci sono Cisse, Pisilli, Liberali e Ahanor, oltre a Koleosho. Per l’attaccante il giudizio è netto: «Quasi necessario poi una rinfrescata sulle fasce. E tra gli azzurrini la scelta è di grande qualità».
Sul Corriere dello Sport, Fabio Massimo Splendore propone «Calcio e anima, il Fattore Baldini». La sua Under «è corale in campo perché inizia ad esserlo da quando si allenano: Silvio, più d’un maestro».
Il punto centrale dell’analisi è il rapporto con i ragazzi: «Baldini ha presente che fosse un modo ispirato alla condivisione, al calcio e non solo: i 15 giorni che hanno condotto al traguardo del pass per l’Europeo sono il manifesto che guida questi ragazzi e tutto lo staff». E ancora: «Abbiamo parlato tanto di questo, mi hanno dato tanto, non con la forma, con la sostanza».
La carrellata finale parte dalla Gazzetta dello Sport, che apre su Sinner con «Torna così!» e «Ci rivediamo nel 2027». In alto, «L’Italia vede il futuro»; sulla Figc, «Sempre Malagò».
Il Corriere dello Sport sceglie Pio Esposito: «T’amo Pio Bobo», con Mancini che dice «Potrà essere il nuovo Vieri». In alto il commissariamento federale: «Da Malagò a Malagò».
Tuttosport dedica l’apertura calcistica al mercato: «Azzurro Juve», sulle manovre per Romano, Doumbia e Ndour. In alto «Sinner, l’anno che verrà»; sul commissariamento, «Da presidente a commissario. La mandrakata».
Ad maiora