Università degli studi di Milano

Cristo Re

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Fotografato poco fa davanti alla Statale di Milano.
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Tra radio e multimedialità: tesi su Virgin Radio (tesi)

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Qui sopra la copertina della tesi di Pamela Granata su una radio che trasmette musica a me piace parecchio: il rock. Sto quindi parlando di Virgin Radio che nel titolo della tesi (che viene discussa in questo momento alla Statale di Milano) viene definita la “proposta musicale del nuovo millennio”.
L’analisi parte dall’evoluzione del sistema radiofonico italiano che sgretolò il monopolio Rai con le radio private che trasmettevano proprio quel rock che oggi è il biglietto da visita di Virgin. La radio del gruppo Finelco ha sfruttato questo genere musicale per imporsi su un mercato che è largamente rimasto melodico.
Virgin ha cambiato anche il rapporto tra parola e musica, facendo nettamente trionfare quest’ultima.
La Granata, che ovviamente apprezza questa stazione radiofonica, ha poi analizzato le numerose radio web che Virgin ha messo in piedi in questi anni, per sfruttare questo nuovo media per ampliare il proprio bacino e per confrontarsi col proprio pubblico. Malgrado la grande offerta, l’innovazione via web rimane solo la stessa che ha fatto imporre Virgin sul mercato dell’etere: la musica rock.
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Calendoscopio TV: un mese di informazione vista attraverso i tg serali (tesi)

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La prima delle tesi da me curate che si discute oggi a Lettere e filosofia è quella di Francesco Mazzone sui telegiornali. Il candidato ha analizzato il passato della TV italiana, passata dalla paleo televisione, alla neo televisione fino all’attuale transtelevisione, che mixa sapientemente informazione e spettacolo. Per ognuno dei tre periodi ha scelto un caso simbolo: Vermicino per il passato (considerato da Veltroni nel suo “L’inizio del buio” il punto di non ritorno della spettacolarizzazione del dolore), alla Uno Bianca (caso di cronaca trasformato in sceneggiato) fino all’omicidio di Sara Scazzi (la cui morte è stata annunciata in diretta alla madre).
Mazzone traccia un quadro dei sette telegiornali italiani e di tre europei e analizza un mese di edizioni dei tg nostrani, verificando come vengano dominati dalla cronaca nera e dalla politica. Il conflitto di interessi continua a pesare sul nostro modo di fare informazione in TV.
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Lo spirito del tempo seriale: fenomenologia di Desperate Housewives (tesi)

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In discussione in queste ore alla Statale di Milano una tesi su una serie tv bellissima: Desperate Housewives.
Il lavoro di Gerardo Pisacane è davvero ben fatto e racconta dapprima come la serialità (pur avendo radici storiche, e cartacee) abbia cambiato la televisione. Le serie TV hanno creato gruppi non di semplici appassionati, ma di veri e propri maniaci. Capaci di riunirsi tutti assieme per guardare (non una sola volta, magari) le serie (o serial) più apprezzate: da Star Trek a Miami Vice, da Twin Peaks a ER, da Sex and City fino ad Ally McBeal.
L’analisi si sofferma poi sulle Casalinghe disperate, serie che fin dalla sigla mostra una ricerca dei dettagli e dei richiami artistici e letterari non indifferenti.
Pisacane spiega come l’estremizzazione serva a caratterizzare i personaggi, ma anche a esorcizzarli. In un mondo, quello dei misteri di Wisteria Lane, tutto al femminile, dove l’uomo ha un ruolo negativo o al più di contorno.
Davvero interessante.
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Donne, Rai e polemiche: il caso Belen a Sanremo e i cambiamenti in atto (tesi)

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Sulla farfallina di Belen fondo parte del mio corso sulla Videocrazia in Statale. Ovvio quindi che la tesi di Vanessa Delbarba che viene discussa in queste ore in Statale rientri a pieno titolo negli argomenti di mio interesse: l’utilizzo del corpo della donna in tv.
La tesi analizza passo per passo (anzi, fotogramma per fotogramma) la scena incriminata, trasmessa peraltro dalla tv pubblica. La Delbarba ricorda le manifestazioni di “Se non ora quando” che contestarono quella come altre derive di questo paese maschilista.
Lo sguardo pornografico, sostiene la tesi, è sempre più presente in tv. Passa per gli spot, ma anche per le agghiaccianti mosse delle ballerine televisive. La maggior parte delle donne in tv sono silenti, belle statuine usate solo per sollazzare lo sguardo maschile.
Ora qualcosa è cambiato.
Almeno a Sanremo.
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