
C’erano una volta Nicolò Carosio e Nando Martellini. Voci di una telecronaca che sembra provenire da un altro mondo televisivo e che è invece solo il nostro recente passato.
La tesi di Niccolò Franchini in discussione questa mattina alla Statale di Milano verte proprio su come sia cambiata la telecronaca: “Le voci del calcio in TV da Bruno Pizzul a Fabio Caressa”.
Franchini analizza l’evoluzione o l’involuzione del commento alle partite di calcio, terreno ai limiti del sacro nel nostro paese. Si analizzano i tempi del monopolio Rai per arrivare alle voci di Mediaset fino a quelle di Skysport, senza dimenticare fenomeni moderni come le telecronache dei videogiochi.
La tesi si conclude con due interviste parallele a Pizzul e Caressa. È interessante notare come entrambi citino a mo’ di esempio le telecronache tedesche, con un solo telecronista. Per Pizzul sono ancora la soluzione ideale. Per Caressa invece totalmente anacronistiche.
Due scuole di pensiero. Una delle quali vincendo, non farà prigionieri.
Ad maiora
Università degli studi di Milano
La cucina regina della tv: come la crisi fa crescere i programi culinari (tesi)

Uno dei (pochi) aspetti positivi della crisi economica è una maggiore attenzione verso ciò che mangiamo, In una fase di ristrettezze non ci si può iinfatti più permettere di comprare cibi pronti (insalate in busta, per fare un clamoroso esempio) e men che meno di andare al ristorante. Si è tornati un po’ a qualche decennio fa, quando si usciva a cena solo se c’era qualcosa da festeggiare.
Proprio questa contrazione dei consumi esterni, ha incrementato quelli interni, quelli casalinghi. E’ quanto sostiene la tesi di Viviana Malanchini oggi in discussione alla Statale di Milano. Che racconta, trasmissione per trasmissione, l’invasione dei programmi culinari in televisione.
Si sta di più a casa e si torna a cucinare. Spesso magari davanti alla tv.
La Malanchini sottolinea come questo moltiplicarsi di gare di cucina, di corsi mordi e fuggi o di veri e propri show con personaggi che forse non sanno nemmeno preparare la pasta in bianco, siano una conseguenza del digitale terrestre che ha fatto crescere i canali tematici. Molti improntati su fai-da-te. Dove tutto sembra molto più facile di quel che è.
Per secoli, l’arte di cucinare è stata tramandata da una generazione all’altra. Gli anni del boom economico hanno interrotto quella tradizione. E ora è ovviamente la tv che cerca di ovviare a questo gap. Attirando il pubblico a sé (facendolo sempre più identificare con l’elettrodomestico). E ovviamente piazzando pubblicità mirata.
Ad maiora
Avviso per gli studenti
Lo strabismo dei media: esaltazione delle elezioni americane e rappresentazione degli immigrati (tesi)

Ogni quattro anni, ogni volta che nel nostro paese si scatena l’attenzione isterica per le elezioni statunitensi, rimango perplesso: i media ci rendono partecipi come se potessimo votare e soprattutto come se il presidente a stelle e strisce alla fine ci rappresentasse.
Passata l’euforia mediatica poi, chiunque governi a Washington continua a fare solo ed esclusivamente gli interessi Usa. Che quasi mai peraltro collimano con quelli europei e italiani.
Anche di questo si occupa la tesi di Karim Antonietta Marazzina in discussione in questi giorni alla Statale di Milano. La Marazzina ha preso in esame tg e giornali del novembre 2012 per analizzare la ola che ha preceduto e seguito la rielezione di Obama.
Mettendola a confronto con la serie di stereotipi che caratterizzano invece le informazioni che riguardano i migranti che arrivano nel nostro paese. Dei quali si parla solo se commettono reati. Identificando i colpevoli con la loro provenienza geografica e creando in questo modo un pregiudizio nei confronti dei (supposti) diversi: romena stuprata da marocchino, è francamente una frase che non si vorrebbe più né leggere né sentire.
La tesi si conclude con un sondaggio nella quale la tesista ha verificato quando, ovviamente, i media influenzino il nostro moo di vedere, di percepire. Di pensare.
Ad maiora
L’ecosistema digitale: quale futuro per la TV?
“Il passaggio al digitale della televisione italiana” è il sottotitolo di questa tesi di Sara Cipollini, in discussione alla Statale di Milano.
Si parla di ecosistema perché c’è una sempre maggiore convergenza tra le telecomunicazioni e i media. È un ambiente, come spiega la Cipollini, interconnesso e polifunzionale. Per digitale si intende invece la modalità di trasporto dell’informazione, dei dati e dei contenuti. Quella rivoluzione nella quale chiunque faccia o guardi la TV è ora coinvolto.
Il laborioso passaggio al digitale terreste nel nostro paese si è concluso con lo scorso anno e si può ora trarne un bilancio. Il DTT ha fatto e sta facendo selezione degli operatori televisivi. Sono nati nuovi canali (pensiamo a quello della Feltrinelli) ma molti, soprattutto a livello locale, rischiano di chiudere.
Difficile in questa fase fare previsioni a lungo termine. Sul medio, la tesi prevede che saremo immersi nella TV. Che potremo interagire con le immagini, potremo modificarlo a nostro piacimento.
Le sperimentazioni sullo sport che ci arrivano dagli Usa sono lì a dimostrarlo: con immagini in 3D che permettono di vedere la stessa partita in molti stadi. O videogiochi che mostrano, mentre si sta guardando un match, cosa sarebbe accaduto se l’attaccante avesse passato la palla, anziché tirare sul portiere.
Ne vedremo delle belle.
Ad maiora

