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Natalija Estemirova

Serata in ricordo di Natalija Estemirova

Venerdì sera (20 maggio) l’associazione Annaviva organizza una serata in in ricordo di Natalija Estemirova.

Ci troveremo dalle 20.45 alla Libreria Popolare di Via Tadino 18 a Milano.

La scorsa estate il prendente Medvedev annunciò che erano stati individuati i killer della giornalista russa uccisa tra la Cecenia e l’Inguscezia nel luglio 2009. La stampa di tutto il mondo (e anche la distratta politica internazionale) si accontentò di quella dichiarazione propagandistica. Sono passati dieci mesi e i killer, sempre che fossero stati veramente individuati, se ne vanno a spasso per la Federazione Russa o magari per l’Europa.

Assassinata a colpi di makarov 9 mm, la stessa arma che usarono per uccidere Anna Politkovskaja. Una pistola un tempo in dotazione alle forze armate sovietiche. Per Natalija come Anna, stranamente, non sono mai stati trovati gli esecutori materiali.

Le due giornaliste erano d’altronde attive sul fronte dei diritti umani ed erano invise a quel presidente ceceno (l’impresentabile Ramzan Kadyrov) grazie ai cui petrorubli si è assistita qualche giorno fa alla patetica partita di calcio che ha visto protagonista anche Maradona. Triste esempio di uno spettacolo globale del quale lo sport è uno dei principali motori.

Di questo e di altro parleremo venerdì sera a Milano. Ascoltando Fabrizio Ossino, che si è da poco laureato alla Sapienza di Roma con una tesi su come i media europei hanno coperto l’omicidio Estemirova.

Con imbarazzanti risvolti anche per il giornalismo nostrano.

Vi aspettiamo.

Ad maiora

fulvio molinari giornalista

Addio a Fulvio Molinari

Quando la Rai di Milano aveva una missione nazionale ed internazionale (prima delle paradossali feste di piazza per un ritorno in auge, totalmente assente) da qui si partiva per andare a seguire le guerre nei Balcani.

La prima tappa era la sede Rai di Trieste. Lì ad accoglierti e a prodigarsi in consigli c’era sempre Fulvio Molinari, a lungo inviato e poi caporedattore. Fulvio ci ha lasciato ieri sera, a 74 anni.

Aveva sempre un atteggiamento professionale e sensibile. D’altronde lo stesso Molinari era un profugo, essendo nato in Istria nel 1937. Era arrivato a Trieste in barca, accolto in un campo profughi.

La guerra, scoppiata dappirma in Slovenia e Croazia nel 1991, l’aveva seguita in prima persona.

Diventato capo redattore della Tgr del Friuli-Venezia Giulia, aveva firmato il “foglio d’uscita” per Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, uccisi a Mostar nel 1994 da una granata sparata dal settore croato mentre stavano intervistando dei bambini (che, protetti dai corpi degli inviati, si salvarono).

Molinari dal 2004 era segretario del Premio Giornalistico Marco Lucchetta.

Tutt’altro che noioso, Fulvio aveva seguito le cronache sportive e aveva prestato la sua voce anche ad alcune performance musicali.

Alcune in dialetto:

http://www.youtube.com/watch?v=BTVMxS1equs

Altre in italiano, nella bellissima “Madre dolcissima”:

http://www.youtube.com/watch?v=1Z6QPFOluCM

Ciao Fulvio, che la terra ti sia lieve.

Davide Corritore lascia Palazzo Marino

Ho conosciuto Davide Corritore quando, più di un lustro fa, sfidò Bruno Ferrante alle primarie del centro sinistra per il candidato sindaco di Milano. Da indipendente perse e si candidò poi nella lista di Ferrante. Venne eletto e mentre l’ex prefetto, sconfitto dalla Moratti, abbandonò subito l’opposizione, Corritore proseguì la sua battaglia a Palazzo Marino.

Ora ha deciso di non ricandidarsi per la prossima consigliatura e l’ha annunciato (essendo – da tempo – un uomo attento alle tecnologie) via youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=BskzbE1nqXY

Davide Corritore ha creduto nel progetto del Partito democratico, aderendovi fin dalla sua nascita. Poi, come molti, ne è rimasto deluso. Ha mantenuto la sua indipendenza (e il suo fiuto politico) sostenendo fin dall’autunno la candidatura di Pisapia per il centro sinistra e criticando il Pd che aveva scelto Stefano Boeri (poi sonoramente bocciato dagli elettori di centro sinistra).

Ma soprattutto in Consiglio comunale in questi anni si è battuto per due temi delicati per la città, come la svendita di Metroweb e la bolla dei derivati. Tematiche che forse non scaldano l’opinione pubblica come le cacche dei cani o la paura dello straniero, ma che impattano pesantemente sul bilancio del Comune (e quindi sui servizi che eroga e sui tagli che fa).

Corritore, dal suo sito, dice che continuerà a far politica anche senza stare seduto in uno scranno elettivo:

http://www.davidecorritore.it/home.html

In bocca al lupo.

Il romano Brignano scalda il teatro milanese che diverrà ristorante

Quando lo spettacolo è alle prime battute il pubblico ride ma sembra un po’ freddino. D’altronde Enrico Brignano col suo “Sono romano ma non è colpa mia” dubito si aspettasse una calda accoglienza nella città che più di ogni altra si oppone alla Capitale.

All’ennesimo tiepido applauso lui si rivolge al pubblico e, col sorriso stampato sulla faccia, lo invita a fare il suo dovere di pubblico attivo (applaudire, farsi sentire) o di tenersi in serbo gli applausi scarsi e unirli tutti insieme per farli diventare uno roboante. Così sarà. Man mano che lo spettacolo comico va avanti i milanesi che affollano lo Smeraldo sono piegati sulle seggiole rosse, come le facce di molti, paonazzi per il troppo ridere.

Brignano fa la parodia del romano. Ne rappresenta le esagerazioni. Come in “Benvenuti al Sud”, quando per la signora padana arrivata in Meridione i locali organizzano una esasperata rappresentazione dell’essere terroni. Perché è quel che lei si aspetta. Così Brignano prende in giro i suoi concittadini, in modo bonario e affettuoso. E con effetti decisamente comici.

C’è anche una rivendicazione di romanità contro quel “Roma ladrona” che riecheggia da anni, a queste latitudini.

“Perché voi c’avete il potere” dice il comico imitando la cadenza dei lumbard. “Ma se non possiamo nemmeno parcheggiare in seconda fila!” replica il comico in romanesco. Che con forti punti di antipolitica invita le altre città a prendersi pure i ministeri: “Teneteli a turno per una settimana, come la zia malata che si fa girare tra i parenti”.

Finito lo spettacolo, con ormai il pubblico nelle sue mani,  Brignano racconta della vita da attore, dei passanti che lo riconoscono come un qualsiasi personaggio della tv e gli chiedono non più il semplice autografo sul tovagliolo di carta ma ormai la classica fotografia da mettere su facebook.

E non può fare a meno di ironizzare sul Teatro Smeraldo (dove lo spettacolo sarà in scena fino al 13 marzo) che tra poco chiuderà per far posto a un ristorante (spero con parcheggio per le batmobili sul tetto). Un teatro storico devastato dai tempi di Albertini da un interminabile parcheggio.

“Quando uscite dal teatro decidete subito se andare a destra o a sinistra”, dice Brignano. “Dritti non si può andare. Si finisce nei piloni. A destra si va a Como, a sinistra a Varese. Le sue strade non si congiungono”. Si ride per non piangere. Il Teatro Smeraldo era stato aperto nel 1940, come sala cinematografica. E’ sopravvissuto alla guerra. Non alle ultime amministrazioni cittadine.

Ad maiora.

L’assalto alla Dubrovka: meglio non cogliere quel cardo rosso

Una libreria con un nome davvero evocativo Gogol&Company (via Savona 101, Milano) ha fatto da scenario ideale per lo spettacolo “Cardo rosso” di Maddalena Mazzocut-Mis. Organizzata da Annaviva e dall’associazione culturale lattOria, la serata ha visto un pubblico numeroso e immobile seguire la rappresentazione teatrale dell’assalto al teatro Dubrovka. Proprio sulla confusione di ruoli tra i protagonisti e il pubblico, chiamato involontariamente a essere parte in gioco, si basa questa tragedia che ha come protagonisti soldati russi e ceceni ma e anche e soprattutto donne cecene e russe che, nei differenti ruoli di vittime e carnefice, stabiliscono qualche sincopata forma di dialogo.
Una rappresentazione che serve per squarciare il silenzio che accompagna quella tragedia. Un silenzio rotto, tuttora e drammaticamente, a Mosca come nel Caucaso, dal susseguirsi di attentati, cui molti sembrano essersi abituati come fossero parte della vita.
I sei attori che hanno impersonato i protagonisti di questo dramma erano vestiti di nero, mentre la ragazza che cantava “Cardo rosso” aveva il colore di questa pianta, vivace se cresce nel suo habitat. Ma che si spegne una volta colto.
Ad maiora.