La giunta Pisapia mantiene la promessa di tenere aperto un confronto con la città, anche in un mese difficile dove più che sogni ha dovuto operare tagli e aumenti.
Questa sera al De Amicis assemblea del movimento Milano Civica alla presenza di due assessori, Franco D’Alfonso (Commercio) e Marco Granelli (Sicurezza).
I due sono partiti dai tre temi su cui si è dovuta muovere l’amministrazione milanese in questo primo mese di vita. Sul Pgt si annunciano nuovi temporali in autunno. Anche sull’Expo non tutto sarà rose e fiori. Sull’aumento del biglietto, D’Alfonso ha spiegato che era stato già deciso prima del voto dalla vecchia giunta e semplicemente posticipato a dopo le elezioni. Ha anche ribadito che l’Atm non è mai stata in attivo e che i famosi 48 milioni di utile della Moratti non si trovano in nessun angolo del bilancio comunale. Anche il bilancio ATM sarebbe illeggibile e sono stati dati a mo’ di esempio l’ottimo stipendio di un giornalista (prestato al Comune) e le molte seggiole occupate dal “manager” che ora, giubilati, minacciano pure di adire le vie legali.
Non verrà fatta – sempre in ottica di risparmi – la grande festa di Ferragosto (51mila euro) dedicata agli anziani, sostituita da piccole, di quartiere (con costi molto ridotti). Su tagli e buco di bilancio è possibile una lettera di Pisapia ai milanesi.
La giunta (che sarà in conclave il 9 settembre) sta occupandosi anche dell’emergenza Seveso (prima della prossima esondazione). La lista civica per Pisapia (che ha eletto due consigliere) sta invece cercando forme di aggregazione che permettano un confronto tra cittadini e amministrazione.
Nel complesso, la sensazione è di una giunta alle prese con un “dopoguerra”.
Ad maiora.
milano
FISCHIA IL VENTO IN CHINA TOWN
Fino a qualche settimana fa, ogni tanto, China Town era attraversata dalla Banda civica. Spesso preceduta dal vice-sindaco.
Dopo un ventennio di governo, il centro destra lascia il quartiere caotico e invaso dai furgoni.
Qui non ci sono domeniche né feste comandate. Anche Ferragosto il formicaio multietnico brulica come sempre. D’estate però, molti italiani vanno in vacanza e il quartiere è un po’ più deserto.
Scomparse le marcette delle bande, ieri sera due suonatori hanno fatto serenate sotto le finestre di quanti non sono andati via in questo week end estivo (ricevendo anche un po’ di soldi). Come succede una volta l’anno a Sainte Marie de La Mer, in Camargue:
Scriveva Pablo Neruda: Inseguite le parole, agitatele, bevetele, divoratele, catturatele, sgusciatatele. La parola è musica. E la musica si farà più forte e l’attenzione sarà sempre più intensa se le accompagnerete con i gesti e la passione. Parole, musica, gesti, emozioni, diventeranno, d’un tratto, un macigno che nessuno potrà scansare se a tenerle assieme ci saranno l’armonia e un pizzico di follia. Saranno polvere passeggera e fastidiosa se le parole saranno assai, la musica troppo ricercata, i gesti prepotenti, le emozioni enfatizzate. Inseguite le parole perché questa è la vita.
Ad maiora.
Dopo le Amministrative i referendum: si vince grazie a Facebook e alle donne
Ci hanno provato durante la campagna per le amministrative, usando – in maniera scorretta – lo strumento televisivo (il supposto gol – trasformatosi in autogol – di Letizia Moratti nel faccia a faccia con Pisapia, a Sky – che pur in differita non ha riaperto i termini del confronto – rimarrà negli annali della tv) (a proposito: e la querela dell’ora sindaco contro l’ex sindaco?).
Ci hanno provato con i referendum, prima non approvando i regolamenti in commissione parlamentare, poi con vari errori di date.
Ma questa sorta di rivoluzione colorata che dall’Africa è sbarcata anche sulle nostre coste, alla fine prescinde dal mezzo televisivo.
Joshua Meyrowitz scrive che “i media elettronici modificano la geografia situazionale della vita sociale”. E così appare anche nel nostro Paese dove il tam tam sui social network (che non a caso vedono, nelle ore di permanenza davanti al monitor, un primato europeo della Penisola) supera, anzi surclassa la propaganda televisiva.
È anche per questo (parlo di Milano, luogo che conosco meglio) che il voto giovanile si è spostato massicciamente dal centro destra al centro sinistra. Su chi non ha i tg come principale canale di informazione, ha impattato più la trappola Sucate rispetto a tutti i comizi televisivi berlusconiani (che al contrario hanno spinto a votare quelli che non ne possono più).
Sempre a Milano il fatto che tra i consiglieri più votati ci sia il Pd Pierfrancesco Maran, 31enne, attivissimo su internet (e ora assessore) è lì a testimoniare che il centrosinistra è stato più capace del centrodestra a intercettare queste novità.
Se Berlusconi, anziché tv e decoder, facesse affari anche con internet, forse avremmo la banda larga e lui vincerebbe le elezioni.
Sul referendum, comunque spira ancora il vento arancione.
Il video di Guzzanti su Sky:
Mi ha ricordato che durante la rivolta ucraina c’era chi col linguaggio dei segni indicava che si stavano raccontando un sacco di balle:
http://www.criticasociale.net/index.php?&&function=editoriale_page&id=0000194
Ultimo fatto, ma – davvero – assolutamente non secondario in questa inversione (non solo elettorale) di tendenza: le donne. Sono anni che manifestano il loro disagio verso il machismo berlusconiano (che ha persino cercato anche di coniugarsi con un’improbabile difesa della famiglia). Qualche mese fa le proteste dopo la vicenda bunga-bunga segnarono un punto di non ritorno. Non per niente, ora, nelle nuove giunte di centro sinistra la metà degli assessori sono donna. Non per obbligo, ma per logica.La giunta Formigoni ne ha una sola. E ora leggo che la costituenda giunta Fontana a Varese ne sta cercando disperatamente una:
http://www.varesereport.it/2011/06/14/ecco-il-fontana-bis-con-un-punto-interrogativo-rosa/
Le donne e i giovani votano. Non si possono blandire soltanto qualche giorno prima dell’apertura dei seggi.
Nel segreto dell’urna, poi, se lo ricordano.
Ad maiora.
Parole nuove per la politica: un libro anche per capire il nuovo vento a Milano
Un libro che è importante leggere anche per capire chi è Maria Grazia Guida, da poco nominata vice sindaco di Milano. E per riflettere su ciò che ha rappresentato e rappresenta per la capitale morale la Casa della carità, che è qualcosa di più di un luogo dove vengono accolti migranti senza casa.
“Parole nuove per la politica” è un volume del Saggiatore curato da don Virginio Comegna e Maria Grazia Guida. Sintetizza una serie di incontri che si sono svolti a Sasso di Maremma nei quali sono stati posti al centro dell’attenzione cinque parole: fraternità, riconciliazione, gratuità, generatività (ossia quando un individuo estende le proprie preoccupazioni anche ad altri) e Costituzione.
Dei numerosi saggi pubblicati, quello di Romano Prodi dedicato alla società globale è decisamente il più scontato e inutile (anche se il più pubblicizzato).
Sono invece importanti, anche in vista di una comprensione della nuova amministrazione comunale milanese, le parole di don Colmegna che scrive: «Il “non abbiate paura” di ispirazione evangelica qui diventa principio politico che libera dalla paura». Una riflessione simile a quella fatta da Giovanni Bianchi nel volume: «La gestione della paura è un elemento della modernità e dello Stato moderno. Non è un virus approdato sulle cose italiane con i barconi dei disperati che attraversano il Canale di Sicilia». La frase su “è finita la politica della paura” è tra le prima che ha pronunciato anche la Guida una volta presentata come vice di Pisapia.
Il neo-vicesindaco, nel suo contributo al libro, offre una riflessione sulla cosa pubblica: «Il vero governo della polis non abita più nell’amministrazione della casa pubblica, il Comune, ma è il prodotto dell’intreccio di una pluralità di interessi finanziari. Il suolo non è più indivisibile patrimonio collettivo della comunità insediata, ma un asset finanziario di prima grandezza». Riflessione alla quale contrappone questa nuova visione, sulla quale immagino imposterà la sua esperienza amministrativa: «Siamo tutti un po’ azionisti della città, se possediamo almeno un alloggio, ma il nostro contributo alla costruzione della città stessa rischia di essere simile a quello che un piccolo risparmiatore può avere sulle scelte di una grande compagnia».
Tra le riflessioni più interessanti (fatto che stupirà chi mi conosce) ho trovato quelle di Massimo Toschi su Caino e Abele. L’assessore alla Cooperazione internazionale della Regione Toscana ci pone davanti al quesito: «Ciascuno deve decidere se vuole essere il guardiano del fratello o l’omicida del fratello, là dove la fraternità si rovescia in violenza». Per fare una risposta davvero interessante (che merita di essere letta per intero) e che questa frase, in parte riassume: «Se Caino fosse rimasto dentro la macchina della violenza che tutto stritola – Caino uccide e poi viene ucciso – questo brano non ci avrebbe interessato. Ma Dio dice che anche chi uccide, il carnefice, è nostro fratello, è sotto il segno di Dio e da lui protetto. Dio non ha protetto Abele ma ha protetto Caino. Se viene protetto, egli, nella conversione radicale, ha la possibilità di diventare Abele. Tutti possono diventare Abele perché su Caino c’è il segno di Dio».
Insomma un libro da leggere perché spiega anche su quale nuove parole politiche si basi il nuovo vento che spira a Milano, Napoli e ora – con questi clamorosi risultati referendari – anche nel resto del Paese.
Ricordandosi quel che scriveva Benedetto Croce e che nel libro è più volte ripetuto: «La politica è l’unica professione senza una specifica formazione. I risultati sono di conseguenza».
Ad maiora.
Parole nuove per la politica
A cura di don Virginio Colmegna e Maria Grazia Guida
Il Saggiatore
Milano, 2010
Pagg. 14
Euro: 16
Le piazze arancioni, da Kiev a Milano
Tra ieri e oggi più di un giornale ha mostrato le foto della piazza dell’Indipendenza a Kiev durante la rivoluzione arancione affiancandole con quelle delle piazze arancioni di Milano e Napoli.
Ho avuto la fortuna – professionale – di essere presente in entrambe le occasioni. Sia in Ucraina, sul Maidan, nel 2004, sia l’altra sera in piazza Duomo a Milano.
Il colore arancione per quanti parteciparono alla campagna per le presidenziali ucraine fu una scelta dirompente. Era un superamento del rosso. Ma era anche una identificazione molto forte. Lì chiunque lo indossasse, chiunque lo esponesse al balcone come al finestrino dell’auto, segnalava la propria posizione politica, il proprio contrapporsi al regime di Kuchma e Janukovich.
Si usava il proprio corpo, i propri vestiti, come strumento per fare politica. Uno strumento rischioso. Non scoppiò la guerra civile solo per l’estrema responsabilità sia dei militari che di chi gestì quella piazza enorme. E uno dei giornalisti di punta dell’opposizione non finì, pochi mesi prima, decapitato.
Su quelle vicende ho anche scritto un libro: Bandiera arancione la trionferà (Melampo, 2007). Ero ai tempi convinto che quella scossa democratica avrebbe potuto minare le fondamenta della Russia di Putin. Ma l’omicidio della Politkovskaja e l’abile azione controrivoluzionaria messa in campo dal regime (grazie ai Nashi, veri balilla putiniani, in queste settimane estive di nuovo impegnati nei week end procreativi per mantenere la russità della Madre Patria) fecero naufragare tali velleità.
Eppure quel virus democratico è arrivato fino al Mediterraneo. Dapprima con le rivoluzioni in Egitto e Tunisia. Lì non si è utilizzato l’arancione ma il pugno chiuso di Otpor (movimento serbo filo-americano e anti-Milosevic dal quale tutto è partito) che ha cominciato a sventolare in piazza Tahir ha dato l’idea di un testimone che non è stato lasciare cadere. A tal proposito suggerisco la lettura del libro di Gene Sharp “Come abbattere un regime” appena pubblicato da Chiarelettere.
Ora quelle bandiere e quei palloncini arancioni hanno accompagnato le vittorie elettorali di De Magistris e Pisapia. Anche se, a differenza che a Kiev o al Cairo, qui i rischi per chi manifesta in tal modo sono, fortunatamente, pochi.
L’entusiasmo che portò alla vittoria elettorale (al terzo turno) di Jushenko in Ucraina si è trasformato in breve tempo in una grande delusione. Le divisioni nello schieramento arancione hanno contribuito alla plateale sconfitta nelle ultime presidenziali ucraine.
Staremo a vedere se a Milano e Napoli gli “arancioni” riusciranno a non commettere gli stessi errori.
Ad maiora.
