Mario Monti

Caso Tymoshenko, una lettera basterà?

1. Magari non faremo lì gli europei.

2. Comunque, per protesta, non verremo a Kiev.

3. Ci accorderemo tra cancellerie europee per decidere come reagire.

4. Veniamo a Kiev ma…

Dopo un mese di roboanti minacce, anche la vicenda Tymoshenko-Europei di calcio si è risolta a tarallucci e vino (tinto, vista la collaborazione con gli spagnoli).

La detenzione “politica” della leader dell’opposizione ucraina non ha fermato la partecipazione dei primi ministri italiani e spagnoli, Monti e Rajoy, in quel dello stadio di Kiev.

L’unica concessione ai diritti umani è stata la lettera che i due leader hanno scritto al presidente ucraino Viktor Yanukovich. Nella missiva, dapprima si sostengono le aspirazione europee di Kiev, poi ci si appella al buon cuore del presidente ucraino – nemico, più che avversario della donna – per le sorti dell’ex leader della Rivoluzione arancione, “esprimendo l’aspettativa di una soluzione positiva dei casi giudiziari dell’ex primo ministro Tymoshenko e di altri membri del precedente governo, come richiesto dalla comunità Internazionale e di un rafforzamento dello stato di diritto e dei valori democratici che dovrebbero unire i popoli d’Europa”.

Per questo, Monti e Rajoy concludono la loro lettera chiedendo che gli ambasciatori italiani e spagnoli possano incontrare la Tymoshenko, ricoverata in ospedale dopo gli abusi commessi contro di lei nel corso della carcerazione.

La figlia della leader dell’opposizione ucraina, Evgenya, ringraziando, ha detto che era “quello che ci si può aspettare da forze democratiche in favore dei prigionieri politici in Ucraina”.

Dal canto nostro, resta il sospetto che la lettera sia un contentino, una mossa propagandistica tanto per placare le proteste e poter andare avanti come se nulla fosse.

D’altronde, a giorni, il silenzio calerà sull’Ucraina, sulle sue stragi di cani, sulla leader dell’opposizione in cella.

Il 10 luglio a Khakhiv riprenderà il processo contro di lei.

Lì sarebbe bello ci fossero, gli ambasciatori europei.

Anche senza comunicati stampa o lettere aperte.

Ad maiora

Foia anche in Italia. Chiesto un incontro a Monti

Questo il comunicato stampa dopo la presentazione (alla Camera) della richiesta di un Freedom of Information Act anche nel nostro paese.

Ad maiora

……………..

 L’”Iniziativa per un Freedom of Information Act in Italia” ha chiesto un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nella conferenza stampa tenutasi oggi presso la della Camera dei Deputati, l’Iniziativa – che raggruppa 74 tra associazioni, giornalisti della carta stampata e del Web, giuristi e tecnici della pubblica amministrazione, politici, professori universitari e singoli cittadini – ha presentato in sede istituzionale la “domanda di trasparenza” che si manifesta fortemente in varie forme nell’opinione pubblica in tutto il Paese. L’Italia, di fatto, non prevede la totale trasparenza degli atti della pubblica amministrazione. Questa mancanza è un ostacolo al buon governo della cosa pubblica nel pieno della attuale crisi. Da qui l’urgenza di questa riforma a costo zero. L’Iniziativa ha lanciato un appello a tutti i cittadini e gruppi che potranno aderire attraverso il sito http://www.foia.it. Di seguito il testo dell’appello. Noi riteniamo che uno dei mali, e tra i più gravi, che colpisce la nostra Repubblica sia il cattivo rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, e l’attuale legislazione che fa della pubblica amministrazione un corpo separato e opaco. Riteniamo essenziale il riconoscimento del diritto di tutti di chiedere conto delle scelte e dei risultati del lavoro amministrativo, con una legge sul modello del Freedom of Information Act presente in moltissimi paesi democratici. Vogliamo quindi l’introduzione, anche nella disciplina italiana, dell’obbligo per la pubblica amministrazione di rendere trasparenti i propri atti. Consideriamo che un passo fondamentale sarebbe anche l’introduzione in Italia della Convenzione del Consiglio d’Europa del 18 giugno 2009 sul diritto di accesso ai documenti ufficiali, così da garantire «il diritto di ognuno, senza discriminazioni di alcun tipo, all’accesso, su semplice richiesta, dei documenti detenuti dalle pubbliche autorità». È fondamentale per uno stato democratico che – come è scritto nella stessa Convenzione – il cittadino si formi «una opinione sullo stato della società e sulle autorità pubbliche» e rafforzi «l’integrità, l’efficienza, l’efficacia e la responsabilità delle autorità pubbliche favorendo così l’affermazione della loro legittimità». Consapevoli che l’assenza di un rapporto paritario tra cittadino e pubblica amministrazione ha un peso crescente nel progressivo declino della nostra Repubblica, chiediamo che una nuova normativa in grado di garantire il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione entri con urgenza nell’agenda governativa e parlamentare.

Via Monti, la panchina a Stramaccioni

Moratti alla fine si è deciso: via Ranieri e dentro Stramaccioni. Qui trovate un ritratto del Sussidiario, uno siti che ha seguito con più attenzione la vittoria europea della Primavera interista:
http://www.ilsussidiario.net/mobile/Calcio-e-altri-Sport/Inter/2012/3/26/INTER-Chi-e-Andrea-Stramaccioni-il-nuovo-allenatore-dell-Inter/260991/

Già, oggi i quotidiani titolano sulla “Primavera dell’Inter” come se fosse stato abbattuto un regime. E un po’ è così. È il regime della gerontocrazia.
Stramaccioni è del 1976. L’età di molti giocatori nerazzurri…
Al di là del calcio, il mio sogno è che la panchina dell’Italia (non quella calcistica, la panchina che c’è a Palazzo Chigi) venga affidata a qualche giovane (primavera). Senza cognomi noti e faccia da giovane trombone come molti che vediamo oggi (dare lezioni) da quelle parti.
Anzi, dirò di più. L’ideale sarebbe una giovane donna. Una che, a differenza della Fornero, quando si parla di sacrifici, sappia cosa siano non per averli letti su studi di settore.
Ad maiora.

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L’India, i Sikh e la politica estera a sei zampe dei governi italiani

Oggi sono incappato (andando in Statale) in questo presidio della comunità Sikh di Milano (nella tristemente nota piazza Fontana)
Comunità preoccupata per l’imminente esecuzione di un poliziotto Sikh accusato di un omicidio “politico”:
http://sikhiesikh.org/
A differenza di quel che sostengono i giornali italiani, i Sikh manifestando hanno voluto – anche ma non solo -solidarizzare con l’Italia per il caso di dei marò in stato di fermo in India.
Mentre tutto questo succedeva, Mario Monti proseguiva – senza soluzione di continuità – la politica estera dell’Eni (andando a trovare il primo ministro kazakho) che tutti i precedenti governi “politici” di centro destra e centro sinistra hanno – senza soluzione di continuità, solo con toni diversi – perseguito.
Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Pensare, ad esempio, in questi giorni, di fare un salto a Nuova Delhi?
A noi, si sa, piace più Tripoli, bel suol d’amore:
http://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/l-autostrada-dell-amicizia-e-i-pozzi-dell-eni-gli-interessi-italiani/62605/61308
Ad maiora

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Lacrime & sfigati. I tecnici travolti dalla tv

Ha cominciato il ministro Fornero con le sue lacrime in diretta tv.
Da quel momento, il governo dei tecnici ha preso una china comunicativa decisamente imbarazzante.
Per interrompere la lunga stagione berlusconiana occorreva un inversione di tendenza anche sul fronte delle comunicazioni ai cittadini. Per ora non ci siamo.
Certo, non si vedono più i comizi notturni o le cene (eleganti) del lunedì. Né le telefonate in diretta a Biscardi o a Ballarò.
Anche se abbiamo avuto, anche in questo governo, qualcuno che aveva vacanze pagate “a suo discapito” e abbiamo, ancora, ministri con case vicine al Colosseo a prezzo di discount.
Ma il vizio di lanciarsi in scorribande televisive e in dichiarazioni dissennate sembra essere un’eredità lasciata dai berluscones e subito accolta dal nuovo esecutivo.
Il Presidente del consiglio d’altronde continua a essere – in tv ma non solo – chiamato “premier”, errore sia politico (la riforma costituzionale in tal senso fu bocciata dal popolo italiano) sia giornalistico (l’italiano è una lingua ricchissima, solo la pigrizia può spingerci ancora nella terminologia britannica dove peraltro il Premier ha ben altro peso rispetto al nostro Presidente del Consiglio).
E per non smentirsi, il “premier” Monti è andato a spiegare la Fase 1 da Vespa. Nelle ultime settimane, per illustrare (e per par condicio) la Fase 2 ha fatto il giro dei salotti televisivi più graditi a sinistra. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La lentezza della comunicazione montiana non tragga in inganno. Prodi ha vinto due campagne elettorali, pur parlando con ritmi da Prima Repubblica.
Monti comunque sembra non aver convinto molti, visto quel che succede del paese. Che non so quanto abbia capito della Fase 2 (il decreto è uscito in Gazzetta ben dopo essere passato in tv).
Per tornare alla Fornero (anzi a Fornero visto che il ministro non vuole essere chiamata “La Fornero”, anche se sono certo che i suoi studenti, tra loro, l’avranno sempre battezzata così) anche ieri nei servizi tv sembrava una docente che rimprovera gli studenti: dove avete letto questa frase? chiedeva, senza attendersi risposta (dai sindacati in questo caso).
Il ministro della Difesa (che dalla Annunziata si è dimostrato di un’antipatia rara) potrebbe ad esempio dirci che, per la crisi e per ragioni etiche, blocca nuovi costosi aerei (ma dimenticavo che è un ammiraglio).
Il ministro Clini non ha avuto il tempo di andare nemmeno mezza giornata al Giglio. L’agenda era troppo piena di impegni televisivi.
In assenza di Brunetta, infine ieri ci ha pensato il sottosegretario Martone (figlio di un notissimo magistrato) a definire “sfigati” quanti non si sono laureati a 28 anni. È così che si motivano i ragazzi?
La fine del berlusconismo inizierà quando avremo dei politici che penseranno più al fare che al parlare in tv.
Ad maiora

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