Malta

Conference League 2026/27, le possibili avversarie dell’Atalanta: Hamrun Spartans (Malta, 1.620 km da Bergamo)

È il club della città maltese di Hamrun e si qualifica al primo turno di Conference League grazie al terzo posto ottenuto nell’ultimo campionato. Fondato nel 1907, ha conquistato 11 titoli nazionali.

Lo allenava fino a pochi giorni fa un italiano: Giacomo Modica, classe 1964, originario di Mazara del Vallo. Da calciatore milita a lungo tra Palermo e Padova.

Da allenatore è stato a lungo il vice di Zdenek Zeman. Nel 2004 inizia la carriera in proprio tra Cosenza, Celano e Messina. Dal 2025 guida gli Spartans. Al primo tentativo eliminano lo Žalgiris nei preliminari di Champions League e porta l’Hamrun a diventare la prima squadra maltese qualificata alla fase campionato della Conference League. Le strade tra Hamrum e Modica si sono separate a fine giugno 2026.

Il legame con il calcio italiano si rafforza ulteriormente. Dal 1° luglio 2026 il dirigente italiano Giorgio Abeni è il nuovo Direttore Tecnico per l’Italia dell’Hamrun Spartans, nell’ambito del nuovo “Progetto Italia” lanciato dal club maltese. L’iniziativa punta a creare una rete di società affiliate, sviluppare lo scouting e favorire lo scambio di giovani talenti tra Italia e Malta.

Nel primo turno preliminare di Conference League gli Hamrun Spartans affronterà i faroesi dell’NSÍ Runavík. L’andata si giocherà il 9 luglio nelle Isole Faroe, il ritorno il 16 luglio a Malta.

In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare i maltesi troverebbero gli sloveni del Koper. L’andata si disputerebbe in trasferta il 23 luglio, il ritorno a Malta il 30 luglio.

Gli Spartans giocano al Victor Tedesco Stadium, dedicato all’ex presidente del club. L’impianto può ospitare circa 6 mila posti, 1.800 a sedere.

Per Transfermarkt la rosa del club vale 5,11 milioni di euro. I proprietari dell’Hamrum Spartans nei giorni scorsi hanno smentito le voci che li volevano vicini all’acquisizione dell’Ars et Labor (l’erede della Spal, ora in Eccellenza) per 2 milioni di euro.

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Hamrun dista da Bergamo 1.620 chilometri. In auto servono circa 19 ore, traghetto compreso. Per Malta c’è un volo diretto da Orio che impiega circa due ore. E prima della partita si può sempre fare un salto al mare.

Ad maiora

Mario Mauro: “Ecco perché ho lasciato il Pdl”

Mario MAUROHo conosciuto Mario Mauro nel 2007. Quando stavamo organizzando il primo convegno per ricordare a Milano Anna Politkovskaja a un anno dal suoi assassinio, ci accorgemmo di avere, tra gli ospiti politici, solo radicali o esponenti della sinistra. Invitammo quindi Mauro che, oltre a essere di Forza Italia, era uno dei principali rappresentanti di quel partito nell’ambito del Parlamento europeo.

Fece un intervento bello e appassionato.

E devo dire che non mi ha stupito la sua scelta di lasciare (praticamente da solo) il Pdl per seguire Mario Monti. In questa lettera aperta che pubblico, Mauro spiega il perché della sua decisione.

Ad maiora

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Carissime e Carissimi, la rottura con il mio partito è frutto della storia di questa legislatura che ha visto consumare l’illusione che l’alleanza PDL-Lega fosse garante di riforme capaci di cambiare l’Italia.

Destra e Sinistra si sono alternate negli anni della transizione senza anteporre il dovere di riformare la vita pubblica italiana alla rendita politica che deriva da una cultura del conflitto. La lista Monti è fatta da chi si è stancato di questa guerra di parole e vuole una pace duratura.

Non mi stancherò mai di ricordare l’esempio della scuola, quattro volte in teoria è stata riformata la scuola in questi anni: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini. Io tornerò a fare l’insegnante senza che in realtà nulla sia cambiato. Sono riforme dette, non fatte e a cui si aggiunge la beffa mediatica di migliaia di giovani in piazza a protestare contro qualcosa che non è mai stato attuato.

Ancor più grave è lo scenario macroeconomico del nostro Paese. Da anni in Europa si attua il cosiddetto rigore, cioè vigorosi tagli alla spesa pubblica per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese. Negli anni della transizione italiana ciò si è tradotto in più tasse per più spesa pubblica con il risultato di veder esplodere il nostro debito e renderlo insostenibile al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche la caduta del governo Berlusconi avrebbe potuto essere però un’occasione positiva se avessimo avuto la forza di riconoscere i nostri errori. Ma passata la crisi finanziaria, per recuperare fiducia agli occhi degli italiani, si è scelta l’incredibile scorciatoia di addossare ogni responsabilità ad un presunto quanto assurdo complotto europeo condito di banchieri e massoni ad uso di una opinione pubblica bramosa di scaricare su tedeschi e francesi l’incapacità di risolvere i nostri problemi.

Da quando avevo vent’anni ho toccato con mano come la convivenza pacifica all’interno del progetto europeo sia per la storia del nostro tempo la sola piattaforma in grado di aiutarci a risolvere le tante difficoltà in cui ci dibattiamo. Il coraggio dei padri fondatori, che ha ottenuto per noi attraverso la pace lo sviluppo, è la certezza da cui ripartire. Che tristezza, dopo aver contribuito a far cadere il comunismo, riunificato l’Europa dell’est, aver sostenuto lo sviluppo di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Malta, Cipro,… sentire dire che la causa delle mancate e storiche riforme che il nostro Paese attende da decenni è frutto di un complotto europeo in cui Monti interpreta il ruolo di “utile idiota” al soldo della “perfida” Merkel.

Monti non è l’uomo della Provvidenza, ma la scelta del PDL di far cadere quel governo per riproporre oltre che la candidatura di Berlusconi, la logica che mira a tenere in ostaggio ancora per una legislatura l’Italia in concorso con Bersani, non è condivisibile.

Non ho promesse da fare, anzi. Il rigore in Italia non è ancora stato applicato fino in fondo. La voragine finanziaria è frutto dell’irresponsabilità di classi dirigenti che hanno sopperito la mancanza di decisionismo e di coraggio con più tasse e più spesa.

Sono serviti quindi ulteriori sacrifici promossi dal governo tecnico per spegnere l’incendio della speculazione a nostro danno e ottenuta la possibilità di veder dimezzati i  nostri interessi sul debito (da 80 a 40 miliardi l’anno in 14 mesi) vanno affrontate le emergenze del lavoro e della crescita. Per farlo occorrono riforme strutturali che destra e sinistra rifiutano di fare insieme.

Mettersi in discussione, ammettere i propri errori e favorire la nascita di una proposta politica che aiuti PD e PDL a continuare il percorso di tregua sostenendo riforme magari impopolari ma necessarie per dare lavoro e pensioni anche ai giovani, mi sembra il contrario del trasformismo.

Per anni abbiamo rivendicato l’intelligenza di saper andare oltre gli schieramenti alla ricerca del bene comune. Non ho cambiato nessuna delle mie idee, sono e resto politicamente un popolare, ma non accetto di ridurmi a essere un populista per inseguire un consenso a metà tra i ragionamenti di Grillo e l’antieuropeismo di maniera della Lega.

Ma quando ho visto far cadere un governo senza motivi, con l´unico scopo che non fossero le scorciatoie di una presa di distanza dalle scelte di responsabilità indispensabili per salvare il valore dei soldi di milioni d’italiani ho giudicato necessario fare un passo avanti piuttosto che continuare a sognare un passo indietro di Berlusconi o dei comunisti.

E se qualcuno vuole nascondersi dietro un approccio al tema dei valori non negoziabili, forse dovrebbe misurarsi oltre che con le piattaforme elettorali e spesso strumentali di questo o quel partito anche con il profilo politico di una persona, che non si definisce in trenta giorni di campagna elettorale, ma che si può valutare solo attraverso il lavoro di una vita.

Vita, famiglia, educazione, lavoro, ricerca non sono temi da aggiungere all’economia. Sono il fondamento delle domande da cui partire se si vuol fare politica. Devono essere le basi di un sistema economico, educativo, di giustizia-

Come deve essere infatti un sistema educativo, pensionistico, di produzione industriale, sanitario, che voglia rispettare fino in fondo ciò che l’uomo é?

Per questo si fa politica e non c’é spazio in questa visione per riduzioni ideologiche. Soprattutto nel partito di Monti che nasce dalla volontà di far incontrare culture politiche differenti, nel nome della dignità della persona umana.

A presto,
Mario Mauro