Dc

Rai, corsi e ricorsi

“Naturalmente decide il Consiglio di amministrazione della Rai-Tv” (vivaci repliche della sinistra). “Allora se non ci dispiace, decide la Dc. Oppure vi dispiace anche questo? Vi dispiace che il popolo italiano abbia dato la maggioranza alla Dc?”.
Intervento parlamentare di Lorenzo Spallino, Ministro delle Poste e telecomunicazioni dei governi Fanfani III e IV

Ad maiora

Zapping mondiale: dall’addio al Divino Giulio all’elegante Carletto

Giulio AndreottiLa morte Andreotti si trova su gran parte dei siti mondiali.

Parla di un secolo di storia cui dire addio, il Giornale del popolo.
Titola su “gloria e miseria” della Dc invece Le Monde.

Le Figarò definisce invece il Divo (anzi, il Divino, come intitola la Taz), il lato oscuro del Bel Paese.
Sempre per la politica, Letta , ieri in Spagna, compare sulla Home Page del Pais.
Chiudo gli Esteri con una curiosità. Mosca invasa da manifestanti contro Putin, a un anno dalla sua rielezione. Foto e notizia compaiono su molti siti d’informazione (qui su Le Figaro). Sicuramente per un caso, non riesco a trovarlo su Russia Today
Per il calcio cinque gol del “vecchio” Klose in bella vista sulla Faz.
Sempre in tema sportivo, El Pais spiega che le recenti esternazioni di Mourinho sarebbero propedeutiche a farsi cacciare dal Real per non dover pagare la penale, andandosene. Favorito alla successione, Carletto Ancelotti che El Mundo definisce elegante.
Finisco con una curiosità: arrestata la cantante . Per non aver pagato le tasse.
Ad maiora

Tornando a Onna (a quel che ne è rimasto)

“Se sei  venuto a sentir parlare male di Berlusconi, questa non è la casa giusta”. Antonietta si mette inizialmente sulla difensiva quando scopre che sono un giornalista. Ma è una difesa che dura pochi istanti.

Mi ha offerto il caffè nella sua nuova casetta a Onna, uno dei comuni più devastati dal terremoto di un anno fa. Una casa di quelle che proprio Berlusconi consegnò agli abitanti durante un “Porta a porta”, pur essendo state costruite dalla Provincia di Trento e dalla Croce rossa.

“Prima ero per la Dc e tanti anni fa ero per il fascismo” mi dice, un po’ provocatoriamente, mentre prepara il pranzo per la figlia. Sono le ultime considerazioni “politiche” che mi fa.

Antonietta è classe 1933. “Nemmeno il terremoto mi ha voluto!”, spiega ridendo nel prefabbricato riscaldato, malgrado il gelo fuori (e benché, in altre Case, la situazione in questi giorni sia decisamente meno allegra).

Aspettiamo il prete (sudamericano) che – forse per il gelo – non si presenterà all’appuntamento mattutino per bere il caffè. Sul tavolo Antonietta ne ha un thermos pieno, sempre pronto per gli ospiti che dovessero presentarsi alla porta. È l’ospitalità abruzzese, davvero inimmaginabile a chi non sia stato da queste parti. Un anno e mezzo fa, nelle tendopoli, subito dopo aver perso la casa e gli affetti, gli sfollati dividevano con tutti il cibo che gli veniva offerto e ringraziavano in continuazione.

Onna è stata ricostruita, con casette di legno, a pochi passi da dove sorgeva il Paese inghiottito dal terremoto. Anche i nomi delle vie della nuova Onna ricordano la strage provocata dal sisma: 49 morti su 310 abitanti. Via delle vittime del  terremoto, Via Comunità di Onna, via Trento, Via del Volontariato.

All’ingresso dell’abitato ora c’è una struttura moderna, “Casa Onna”, costruita dal governo tedesco: in questo piccolo borgo, nel ’44, i nazi  trucidarono 17 persone.

Antonietta a quel tempo era a Barete. Arriverà ad Onna solo dopo il matrimonio da cui nasceranno due figli. Il borgo  non è più quello di prima e la cosa le dispiace. Con la neve è difficile andare in giro. La spesa gliela fanno i vicini, quando non possono i parenti. “Ma si sta bene anche in queste casette”, mi dice sempre sorridendo.

La tv qui non è accesa. Antonietta voterebbe Berlusconi anche senza la propaganda. È figlia di un  Paese profondo al quale il presidente- di-quasi- tutto parla da quando è sceso in politica. E che l’opposizione fatica persino a comprendere.

Lasciamo Antonietta ed Onna. Il grande prato dove vennero sepolti, sotto uno strato di calce, tutti gli animali morti durante il sisma, pur coperto da uno strato di neve, odora ancora di morte. Il resto del borgo è tutta zona rossa, a rischio crolli anche per la neve e le temperature rigide di queste ore. Le foto messe su pannelli ricordano a chi passa di qui com’era bella Onna prima del terremoto. Ora, malgrado l’ottimismo di Antonietta, quelle nuove casette fanno stringere il cuore.

Ad maiora.

Il basco (di) Francesco Cossiga

Una delle cose che più mi aveva stupito andando a fare i servizi nei Paesi Baschi sugli indipendentisti, era l’amore che nutrivano per lui a Bilbao e dintorni. Per il presidente emerito italiano, ora in fin di vita, Francesco Cossiga.

Della vita politica dell’ex Capo dello Stato ricordo solo questo aspetto forse secondario ma che mi lasciò colpito. Nel 2001, dopo una lunga frequentazione con quelle terre, Cossiga venne insignito del premio “amico dei baschi”. Un riconoscimento che gli venne conferito dal Partito nazionalista basco (Pnv). Proprio Cossiga si era battuto all’interno del Partito popolare europeo perché il Pnv non fosse espulso. Ma i popolari di Aznar ebbero la meglio. Qualche tempo dopo intervistato dalla Nuova Sardegna ricordò : “La mia passione è maturata anche con l’appoggio da me dato alla causa basca, per la mia vicinanza al partito basco, il primo partito cattolico democratico, che Aznar, acerrimo nemico dei nazionalismi, ha provveduto a far cancellare dall’internazionale popolare, di cui il partito basco è stato uno dei fondatori quando il giovane Aznar militava nei movimenti giovanili franchisti sotto la dittatura».

Cossiga in quella occasione lanciò un appello ai terroristi dell’Eta: “La mia condanna è totale – disse nel discorso di ringraziamento – e se la violenza poteva essere legittima in un regime totalitario, non lo è più oggi in un regime democratico, che ha come suprema garanzia il Re Juan Carlos”.
Quando a Bilbao gli indipendentisti baschi gli conferirono il premio, da Madrid gli strali più forti furono proprio quelli del Partido Popular. Cossiga, con l’aplomb che lo ha contraddistinto negli anni dei sassolini nella scarpa replicò: “Gli insulti dei fascisti sono stati sempre per me un onore”.

Ma la colpa del Pnv, come di Cossiga, era quella di dialogare con Batasuna, il partito politico nato da Eta (un tempo infatti la parte combattente si chiamava Eta militare) per cercare una soluzione politica alla questione basca. Ma in Spagna, chiunque incontri esponenti di Batasuna, viene accusato di “intelligenza” col terrorismo. È capitato anche a chi scrive, denunciato da un gruppo post-franchista come apologo del terrorismo per aver intervistato alcuni esponenti di Batasuna. Proprio io che non ho nemmeno fatto il militare ma l’obiettore di coscienza.

Per tornare al più interessante rapporto Cossiga-baschi l’ex presidente italiano criticava i governi madrileni che, a suo avviso, erravano nell’”identificare il nazionalismo con il terrorismo”. Spiegava Cossiga che “combattere il nazionalismo fino al suo abbattimento finirà solo per fomentare il terrore” e invitava a trovare anche un accordo – sulla falsariga di quello irlandese – “adoperando anche provvedimenti di indulgenza”.

Ma non è quella la strada che si è scelta per i Paesi Baschi. O meglio, era quella che avevano adottati i francesi ai tempi di Mitterand (con l’indubbio vantaggio che l’ala militare gli attentati li faceva in Spagna, mentre aveva scelto la Francia come sicuro rifugio). Con Chirac la musica è cambiata, tanto che nel 2002 era stato sconsigliato/vietato a Cossiga di partecipare a un incontro politico con i baschi a Biarritz (bellissimo capoluogo basco in Francia). Cossiga non era gradito nemmeno in Spagna perché considerato vicino ai terroristi. Un accusa che vista dall’Italia, con quello che era successo dalle nostre parti (con le Brigate rosse, ma anche con l’omicidio di Giorgiana Masi) non poteva che far sorridere.

L’ultima notizia che ho trovato sui baschi e Cossiga risale al 2008 e concerne l’autorizzazione data dalla magistratura spagnola ad Arnaldo Otegi, leader di Batasuna, appena scarcerato, di passare una settimana di vacanza in Lombardia. Il leghista Borghezio dichiarò che la Padania lo avrebbe accolto a braccia aperte (“partigiano della libertà e compatriota”) e Cossiga disse che Batasuna “è stato dichiarato illegittimamente fuori legge dal neofranchista Aznar”. “Avrei voluto, aggiunse Cossiga, invitare Otegi a colazione ma mi hanno consigliato di non mettermi in contatto con lui. I servizi spagnoli mi controllano. Se lo venissero a sapere, potrebbero revocargli il permesso”.

Otegi nel 2009 è stato di nuovo arrestato per apologia di terrorismo. Nel marzo di quest’anno stato condannato ad altri due anni di penitenziario per un suo comizio (disse: “Abbiamo un debito con i prigionieri politici baschi, i rifugiati e i tanti compagni che abbiamo perso nella lotta e alla fine ce la faremo”).

Da quelle parti, anche un discorso di commemorazione di un terrorista può portarti in cella. E sono certo che dal carcere dove è recluso, Otegi starà pensando a Cossiga.

A Bilbao, nel frattempo, il Pnv è stato cacciato dal governo e ora c’è una coalizione socialisti-popolari al potere. Loro sicuramente non staranno pregando per la vita dell’ex presidente italiano.

Se Lodi diventa una roccaforte rossa

La roccaforte rossa respinge l’assalto del Carroccio” è il demenziale titolo che oggi orna le pagine lombarde del Corriere della sera. Una settimana fa avevano messo la foto di Maurizio Baruffi (Pd), parlando di Luigi Baruffi (Udc e tanti lustri di più dell’ambientalista democratico). Ma quello può essere un errore materiale. Definire invece Lodi una “roccaforte rossa” significa non avere la benché minima idea di cosa sia Lodi e di chi sia il rieletto sindaco Lorenzo Guerini. Per dare un piccolo esempio, il titolista del Corsera avrebbe dovuto semplicemente spulciare l’archivio elettronico del suo giornale, risalendo al 20 settembre 1992. L’articolo è di Diego Scotti e l’articolo si intitola “Lodi, la Dc ha scelto”. Dove la Dc sta per la Democrazia cristiana che da queste parti, prima di scomparire, decideva vita, morte e anche i miracoli. L’articolo di qualche millennio fa in un passaggio recita così: «La scelta di Magrini (Marco, che diventerà sindaco per un anno, prima di morire prematuramente nel 1993, NdR) brucia anche l’ ipotesi che voleva in corsa Lorenzo Guerini, 25 anni, uno dei giovani che si sono affacciati di recente a palazzo Broletto, e che avrebbe potuto rappresentare un volto nuovo nel panorama dc». Dunque l’ottimo Guerini (che da lì a breve poi sarà due volte eletto presidente della neonata Provincia di Lodi)  viene dal mondo cattolico e rappresenta nel centro sinistra l’anima popolare (nel senso sturziano del termine). La semplificazione della politica, spinge anche i giornali (e stiamo parlando del Corriere) a sintesi che danno un’idea di massima al lettore distratto ma che risultano ridicole per chi ha un minimo di conoscenza delle cose.

Mi immagino nei bar lodigiani i vecchi comunisti ridere al titolo del più autorevole giornale italiano. Guerini peraltro, nella sua roccaforte, è fotografato insieme a un altro “rosso”, Fabrizio Santantonio (nemmeno citato nella dida del Corriere) che con quasi 8mila preferenze entra in consiglio regionale. Il neoeletto pd nella “roccaforte rossa” è un ex Udr. Quando i miei studenti di giornalismo si chiedono perché i giornali vendono sempre meno copie, la risposta va individuata anche in questa superficialità che dovrebbe invece essere tipica del giornalismo televisivo. Se uno ha già visto il Tg ieri sera dovrebbe avere elementi di approfondimento maggiori, per scucire un euro e venti dalle tasche, penso io. Concludo sull’ultima parte del titolo questo “assalto del Carroccio” respinto. In provincia di Lodi lo scorso anno la Lega conquistò la presidenza a scapito del centro sinistra. Quest’anno alle comunali il candidato sconfitto era Pdl, non Lega. Quindi anche questa parte del titolo è errata. L’uomo forte del Carroccio lodigiano, Andrea Gibelli, andrà a fare il vice presidente di Formigoni, ma questa è un’altra storia. Su Lodi, al di là di roccaforti e assalti, la lezione che arriva è una sola. Vincono non i simboli, ma i candidati credibili. Punto. Il titolo giusto avrebbe dovuto essere: Lodi, la città bianca continua a preferire il centro-sinistra.

Ad maiora