Chi viaggia è sempre un randagio, uno straniero, un ospite; dorme in stanze che prima o dopo lui albergano sconosciuti, non possiede il guanciale su cui posa il capo né il tetto che lo ripara. E così comprende che non si può mai veramente possedere una casa, uno spazio ritagliato nell’infinito universo, ma solo sostare, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine. Non per nulla il viaggio è anzitutto un ritorno e insegna ad abitare più poeticamente la propria casa.
Claudio Magris, L’infinito viaggiare, Mondadori, 2005
