Sì viaggiare

Chi viaggia è sempre un randagio, uno straniero, un ospite; dorme in stanze che prima o dopo lui albergano sconosciuti, non possiede il guanciale su cui posa il capo né il tetto che lo ripara. E così comprende che non si può mai veramente possedere una casa, uno spazio ritagliato nell’infinito universo, ma solo sostare, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine. Non per nulla il viaggio è anzitutto un ritorno e insegna ad abitare più poeticamente la propria casa.

Claudio Magris, L’infinito viaggiare, Mondadori, 2005

20120725-164723.jpg

5 comments

  1. Beh, ieri ho sostituito il mio profilo flash con un mio poemetto flash, che potrebbe ben essere la sintesi in versi del tema di questo tuo articolo e dello scritto di Magris. Io aggiungerei: occhio, però, perché anche le valige viaggiano (ma non serve a loro)…

  2. Sì è così, il nostro passaggio terreno è un delicato equilibrio di continuità e spaesamento, di abitudine e sorpresa come accade nel viaggio. Con un profondo senso di gratitudine per colei (o coloro), che al primo nostro apparire, ci ha assicurato quel senso di radicamento primigenio, quell’illusione di fissità (necessaria per il neonato) che ritroviamo ogni
    volta che facciamo ritorno a casa. È vero, ogni viaggiare è un continuo ritorno, anche con la nostalgia (come fa lei adesso con questa citazione) al luogo dove siamo nati.
    LM

Lascia un commento