Non discuto. Lo stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E là sono successe molte cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che noi non scorderemo mai. Uccidetemi pure, squartatemi, ma i nostri fiammiferi sono migliori di quelli americani. È una sciocchezza, tanto per cominciare. Continuiamo. La milizia a Leningrado agiva con efficienza. E non parlo dei dissidenti, delle azioni malvagie del Kgb. Parlo dei normali miliziani qualsiasi. E dei normali delinquenti qualsiasi… Se si urlava su una strada di Mosca “Aiuto!”, la folla accorreva. Qui, invece, proseguono indifferenti. Là in autobus cedevano il posto ai vecchi. Qui non succede mai. Per nessuna ragione. E va detto che anche noi ci siamo abituati molto in fretta. In generale, c’erano molte cose buone. Ci si aiutava l’un l’altro, come dire, più volentieri. E ci si metteva a fare a cazzotti senza paura delle conseguenze. E si spendevano gli ultimi dieci rubli senza tormentosi indugi. Non spetta a me criticare l’America. Io sono diventato qualcosa grazie all’emigrazione. E amo sempre più questo paese. Cose che non mi impedisce, penso io, di amare la patria che ho lasciato… I fiammiferi sono una sciocchezza. Sono altre le cose che contano. Esiste un concetto di “opinione pubblica”. A Mosca era una forza vera e propria. Una persona si vergognava a mentire. Si vergognava ad adulare il potere. Si vergognava ad essere calcolatrice, furba, cattiva. A uno così sbattevano le porte in faccia e quello diventava un fantoccio, un emarginato. E ciò era più spaventoso della prigione. Qui invece? Sfogliate giornali e riviste russi. Quanto odio e quanta cattiveria! Quanta invidia, arroganza, meschinità e finzione! Noi taciamo. Ci siamo abituati. È stupido dividere le persone in sovietiche e antisovietiche. È stupido e squallido. Le persone si dividono in intelligenti e stupide. Buone e cattive. Dotate e inette. Così era in Unione Sovietica, così sarà in America. Così è stato in passato, così, ne sono certo, sarà sempre.
Sergej Dovlatov
#FreePussyRiot. Europa e Medvedev contro la condanna. Sabato opposizione in piazza
Le Pussy Riot sono un po’ scomparse dai radar mediatici, ma qui siamo testoni e continuiamo a occuparcene.
Sono state condannate il 17 agosto. Ma a quel tempo Bruxelles si riposa e quindi sono arrivate solo ora le critiche del Parlamento Europeo.
Meglio tardi che mai.
Pure Medvedev ne chiede ora la liberazione. Ma è stato inutile negli anni di Presidenza come è inutile ora alla Casa Bianca Russa. Giornalettismo lo bolla, giustamente, come ininfluente.
A Mosca sono andati per decenni a scuola di complotti. L’ultimo vuole il miliardario (riparato a Londra) Berezoskij dietro le Pussy Riot.
L’uomo che ha indicato a Eltsin il nome di Putin (che pensava di piazzare lì e controllare, lo stolto) è accusato di tutto quel che succede a Mosca. Uccidono la Politkovskaja? È stato Berezovskij per gettare discredito. Quando non sanno chi accusare, tirano fuori il suo nome. Patetici.
Ora resta da capire quanto questa vicenda della repressione delle Pussy Riot, abbia rianimato le opposizioni a Putin.
Sabato tornano in piazza.
Ad maiora.
Sui muri di Milano
No al lavoro a cottimo
#FreePussyRiot. Processo d’appello il primo ottobre
Il processo d’appello contro le Pussy Riot sarà il primo ottobre.
In primo grado si sono beccate 2 anni di lavori forzati per 45 secondi di concerto punk, femminista e soprattutto anti-putiniano in una chiesa di Mosca.
A Khodorkovskij nell’appello dopo il primo grado, la pena fu ridotta. Poi, non contenti gli hanno messo in piedi un processo post-datato per tenerlo in cella.
Le Pussy Riot in libertà non si sono invece messe a fare la calza. In un video bruciano la foto del tiranno.
A dimostrazione che, possono arrestarne tre, ma la balaclava è sempre libera.
Ad maiora.




