L’altra metà della mia famiglia.

Come un fascicolo del Brefotrofio di Milano ha colmato un vuoto lungo più di un secolo

In questi anni mi è balenata più volte l’idea di scrivere un libro sulla mia famiglia.

Dalla parte di mio padre, Emilio Riscassi, sapevo parecchie cose. Sapevo che il cognome aveva origini francesi e che la famiglia aveva messo radici nel Piacentino. Sapevo che il fratello di mio nonno Dino, Ermanno, era stato partigiano ed era stato ucciso dai fascisti a diciannove anni, il 30 agosto 1944. Oggi una via di Rottofreno, il comune che ha dato i natali anche ai fratelli Inzaghi, porta il suo nome.

Se mi chiamo Andrea Ermanno Riscassi non è un caso. Dentro quei nomi ci sono una storia familiare, una memoria politica, un’appartenenza. In qualche modo, una geografia sentimentale che ho sempre conosciuto.

Molto meno sapevo dell’altra metà della famiglia.

Sul fronte materno c’è sempre stato un buco nell’albero genealogico.

La mamma di mia mamma Stella era nonna Olga Giustolisi, nata a Milano da una famiglia originaria di Pedara, alle pendici dell’Etna. Da parte di padre, invece, ci si fermava a nonno Antonio Attici.

Non l’ho mai conosciuto. Morì due anni prima della mia nascita, investito da un camion mentre tornava a casa in motorino. Di lui sapevamo pochissimo: il luogo e la data di nascita, Milano, 5 dicembre 1903.

Del suo passato, dell’origine del cognome e della sua famiglia non si era mai saputo nulla. Perché Antonio era un trovatello. Un bambino cresciuto in brefotrofio, di cui non si conoscevano i genitori. Non li conoscevamo noi e non li aveva mai conosciuti lui.

Oggi quel segreto familiare non è più tale.

Grazie all’efficienza dell’Archivio Storico della Città Metropolitana di Milano, Antonio Attici non è più soltanto l’esposto numero 863 del 1903. È una vita che riemerge da faldoni ingialliti e da pagine scritte in un corsivo spesso difficile da decifrare. Una storia che né io né mia madre conoscevamo.

E, come spesso accade quando si comincia a scavare nel passato, la risposta a una domanda ne apre molte altre.

Quella di Antonio Attici è una storia che attraversa il Novecento italiano, tra brefotrofi, famiglie affidatarie, istituti e ricerche mai concluse. Una storia che, in modo del tutto inatteso, finisce per incrociare anche la mia.

Ma questa è la seconda parte del racconto.

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