Per sport

L’oppio dei popoli.

La nazionale serba affidata a una leggenda della Stella Rossa

“Non cambiero’ troppo la formazione di Radomir Antic”, queste le prime parole del nuovo allenatore della nazionale serba Vladimir Petrovic, messo in sella due giorni fa dopo l’esonero di Antic.

Ai Mondiali sudafricani la Serbia era partita bene, battendo la Germania, ma era poi miseramente affondata, non superando il turno di qualificazione. Ne’ piu’ ne’ meno come la nazionale azzurra. E infatti Lippi e’ stato cacciato su due piedi (persino prima dell’eliminazione, a dire il vero).

Antic era stato invece riconfermato, ma sotto schiaffo, una mannaia pronta a scattare al primo errore. La Serbia e’ nello stesso girone di qualificazione degli Europei dell’Italia. Ha battuto le Far Oer e poi ha pareggiato (1-1) con la Slovenia. Tanto e’ bastato per far licenziare Antic. La nazionale serba ora affrontera’ prima l’Estonia e poi l’Italia e sara’ guidata da Petrovic.

Classe 1951, belgradese, Petrovic e’ uno dei tanti ottimi prodotti della Stella Rossa di Belgrado. In quella formazione ha militato per 10 anni, giocando piu’ di 500 partite, segnando 49 gol, vincendo quattro campionati jugoslavi. E’ stato eletto nel 1980 miglior giocatore serbo dell’anno.

Come allenatore Petrovic non vanta gli stessi successi. Ha vinto, sempre con la Stella Rossa, la Coppa dei Campioni, ma era vice allenatore (a Bari, contro l’OM, che aveva eliminato il Milan di Sacchi). Ha poi guidato la nazionale Under 21 (sconfitta dall’Italia nella finale degli Europei 2004), e la squadra cinese del Dalian Shide. Dopo aver vinto il campionato nazionale con quella squadra, e’ stato messo alla guida della Cina, esonerato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2010.

Tornato alla Stella Rossa vi e’ rimasto una sola stagione per approdare al Timisoara.

Ora gli affidano della Nazionale. Una nuova – ardua – scommessa per una delle leggende serbe del calcio. E forse non e’ vero che non cambiera’ niente nella squadra. Sembra pronto a richiamare in servizio Vladimir Stojkovic.

Il neo juventino Krasic: serbo di Mitrovica

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.

Spagna, avanti tutta

Non c’è uno sport nel quale la Spagna non stia stravincendo. Se come diceva una volta quello che i giornalisti italiani chiamano il “premier” l’ottimismo e le vittorie sportive possono aiutare il Paese, gli iberici staranno volando.

Nel calcio, in due anni la nazionale ha vinto gli Europei e i Mondiali, grazie ai gol di Villa.

Oggi al Tour de France ha trionfato Alberto Contador Velasco (nato a Madrid, classe 1982). Lo spagnolo aveva già vinto la Grand Boucle nel 2007 e 2009, mentre nel 2008 aveva battuto tutti al Giro d’Italia e la Vuelta.

A Hockeneim, in Germania, nel pomeriggio – soprassi sospetti a parte – sul gradino più alto del podio della Formula Uno è salito Fernando Alonso (classe 1981, di Oviedo, come il cantante Melendi). Il pilota ora Ferrari, con la Renault ha vinto il Mondiale nel 2005 e nel 2006.

Mentre scrivo si corre invece la MotoGp a Laguna Seca (Usa). Il leader della classifica è al momento Jorge Lorenzo (classe 1987, nato a Palma del Maiorca). Il campioncino spagnolo guida il torneo anche perché Valentino Rossi, alla sua prima frattura seria, ha saltato un po’ di gare.

La 125 è guidata da Marc Marquez, classe 1993, nato nella catalana cittadina di Cervera.

Anche la Moto2 è capeggiata da uno spagnolo: Antonio Elias, nato in Catalogna, a Manresa nel 1983.

Nel tennis il numero uno è si chiama Rafa Nadal: classe 1983 è delle Baleari, di Manacor. Ha vinto otto titoli del Grande Slam e pure le Olimpiadi del 2008. E’ tornato in cima al mondo tennistico il 7 giugno.

Insomma, vittoria su tutti i fronti, sportivi.

La Spagna ci batte anche nei finanziamenti alle auto elettriche (590 milioni, stanziati ad aprile), nell’agricoltura biologica (un milione e trecentomila ettari, trecentomila più che da noi), nelle linee del metrò (a Madrid 15, Milano e Roma insieme ne hanno 5). Solo per fare tre esempi, non sportivi.

E ora l’allenatore (portoghese) dell’Inter che ha vinto tutti i tornei è andato in Spagna, nella capitale a cercare un nuovo Triplete. Da Madrid viene Rafa Benitez, allenatore spagnolo dell’Inter. Nel suo palmarès ha una Champions e una Uefa, due campionati spagnoli e una Coppa d’Inghilterra.

Ah, palmarès è una parola di origine latina, ma si pronuncia alla francese. Ormai sembra un termine spagnolo.

Ad maiora.

Sesso, Vanessa e le figu

Vanessa Perroncel. Un nome che deve essere rimbalzato sulle facce divertite dei colleghi delle redazioni sportive dei quotidiani ieri. La bella ragazza fino a due giorni fa era passata alle cronache solo per aver messo a rischio (con una relazione extra coniugale) la fascia di capitano – della nazionale inglese – del calciatore del Chelsea, Terry.

Ieri si è appreso che nello spogliatoio dei blues la bella Vanessa era molto popolare.

Sul fatto tutti i titolisti nostrani si sono scatenati. Il Giorno fa un titolo da film porno: “Non solo Terry. Vanessa fa cinquina”. E il titolista (un maschio, a naso) aggiunge nell’occhiello: “All’ex fidanzata di Bridge non bastava il capitano della Nazionale”. Il tutto corredato da foto di lei in bikini.

Non fa meglio Repubblica con un titolo che ti fa immaginare le stelline da piazzare sui capezzoli: “Vanessa, la ragazza del Chelsea Football Club”. L’occhiello spiega anche i protagonisti dell’affaire: “Non solo Bridge e Terry, relazione anche con Mutu e altri due”. Il tutto corredato da foto di lei sdraiata e seminuda.

E’ la stessa foto (girata in un altro verso e nelle quale si vede meglio che è su un divano)che correda il titolo del pezzo del Giornale: “Vanessa? Faceva collezione di figurine del Chelsea”. Solo qualcuno che anni fa diceva celo-celo manca-manca con le Panini poteva immaginare un titolino del genere.

Chiudo col grande Corriere che dà l’idea di come sia stata affrontata la questione. “Vanessa, la dama in Blues ha spogliato mezzo Chelsea. Non solo Terry nel carnet dell’ex fidanzata di Bridge”. Accompagnato da foto lei in minigonna e zoccoli con bel tacco. La scena che si immagina è una fila di calciatori nudi visti di spalle e lei che li passa in rassegna. Davvero da film porno tipo “Cicciolina e Moana ai Mondiali”. Lei ha spogliato mezza squadra. Ma è anche mezza squadra che ha spogliato lei. O no?