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L’oppio dei popoli.

Atalanta, Roma favorita all’Olimpico. Ma Gasperini contro il suo passato ha già sofferto

Sulla carta c’è poco da discutere: sabato la favorita è la Roma. Gioca all’Olimpico, viene da una stagione chiusa al terzo posto e con il ritorno in Champions League, si è ulteriormente rinforzata sul mercato e ha cominciato il nuovo campionato in maniera impressionante. Due partite, due 4-0: prima contro la Fiorentina e poi a Lecce. Sei punti, otto gol segnati e nessuno subito. Malen capocannoniere con 5 gol. Nell’ultima partita Gasperini ha potuto anche far esordire Marten de Roon, appena arrivato dall’Atalanta. Fra poco tornerà anche ad ascoltare la musica della Champions.

Con in panchina c’è un allenatore che l’Atalanta la conosce forse meglio di chiunque altro. Per la squadra di Sarri, ancora nel pieno della trasformazione tecnica e tattica cominciata in estate, non sembra esattamente il momento migliore per presentarsi all’Olimpico.

C’è solo un ma.

Da ex, Gasperini non ha ancora battuto la sua Atalanta

È successo proprio nella scorsa stagione. Nei primi due confronti da avversario con la squadra allenata per nove anni, il Mister di Grugliasco non è ancora riuscito a vincere.

Il 3 gennaio 2026, nel suo primo ritorno a Bergamo, la Roma perde 1-0 contro l’Atalanta di Palladino. Decide Scalvini al 12’.

Al ritorno, il 18 aprile all’Olimpico, finisce invece 1-1. Krstovic porta avanti la Dea al 12’, dopo un recupero di de Roon — pensa te — e Hermoso pareggia prima dell’intervallo.

Il bilancio della prima stagione di Gasperini contro quella che è diventata la sua ex è dunque semplice: due partite, nessuna vittoria, un pareggio e una sconfitta. Un punto su sei. Ma è un dato che sembra prolungare una curiosa difficoltà di Gasp contro alcune squadre del proprio passato.

Prima dell’Atalanta, il grande tabù Inter

L’Inter è stata una parentesi brevissima e tormentata della carriera di Gian Piero Gasperini, chiusa con l’esonero nel settembre 2011. Ma da quel momento Gasp non arriva direttamente a Bergamo: passa prima dal Palermo, quindi torna al Genoa, prima di cominciare nel 2016 i suoi nove anni all’Atalanta.

Ed è proprio seguendo questo percorso che il rapporto con la sua ex Inter diventa interessante.

Il primo incrocio dopo l’esonero arriva sulla panchina del Palermo, il 2 dicembre 2012: l’Inter di Stramaccioni vince 1-0 a San Siro grazie a un’autorete di Garcia.

Poi Gasperini torna al Genoa nell’autunno 2013. Contro l’Inter gioca sei volte in campionato e il bilancio è perfettamente in equilibrio: tre vittorie e tre sconfitte. I successi arrivano tutti a Marassi: 1-0 nel gennaio 2014, 3-2 nel maggio 2015 e ancora 1-0 nell’aprile 2016.

È soprattutto a Bergamo, dunque, che l’Inter diventa una vera bestia nera.

Gasperini riesce inizialmente anche a batterla: 2-1 nell’ottobre 2016 e soprattutto il memorabile 4-1 dell’11 novembre 2018. Ma in mezzo c’è una delle sconfitte più pesanti dell’intera era Gasp: il 7-1 di San Siro del 12 marzo 2017, con le triplette di Icardi e Banega, il gol dell’ex Gagliardini e la rete atalantina di Freuler.

Quella disfatta, però, produce una delle immagini che meglio raccontano il rapporto che si stava creando tra Gasperini e Bergamo. Al ritorno da Milano oltre mille tifosi aspettano la squadra a Zingonia: niente contestazione, ma cori, fumogeni e applausi per sostenere un gruppo che stava comunque costruendo una stagione destinata a riportare l’Atalanta in Europa.

Il 4-1 del novembre 2018 sarà invece l’ultima vittoria di Gasperini contro l’Inter per tutto il resto della sua esperienza atalantina. Da quel momento alla separazione del 2025, Gasp non riuscirà più a battere la sua vecchia squadra.

Naturalmente non tutte le ex hanno fatto soffrire Gasperini. Anzi.

Contro il Genoa, dove Gasp ha trascorso due lunghi periodi della propria carriera, il bilancio è nettamente positivo: 21 partite, 12 vittorie, 6 pareggi e soltanto 3 sconfitte.

Ancora più netto il rapporto con il Crotone, la prima vera esperienza di Gasperini tra i professionisti: dopo averlo lasciato, lo ha affrontato con l’Atalanta e ha sempre vinto. Nel 2016/17 arrivano il 3-1 e l’1-0, l’anno successivo il 5-1 a Bergamo. C’è inoltre l’1-0 di Coppa Italia del 2016: quattro confronti, quattro vittorie.

Più complicato, invece, il rapporto con il Palermo: contro i rosanero Gasperini conta 14 precedenti, con 4 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte.

Nessuna maledizione valida per tutte le vecchie squadre, dunque. Ma due delle sue ex gli hanno dato parecchio fastidio: prima l’Inter e, da quando ha lasciato Bergamo, l’Atalanta.

Con la Dea il conto da ex dice un solo punto su sei. Sappiamo che già dopodomani cercherà di invertire il trend.

Ad maiora

Perché proprio la Roma? Da Gasperini a de Roon, quel filo che rende gli addii ancora più dolorosi per i tifosi dell’Atalanta

Sabato l’Atalanta va all’Olimpico. E ancora una volta lo farà senza il cuore della propria tifoseria: la vendita del settore ospiti è subordinata alla tessera del tifoso e la Nord/Pisani non seguirà la squadra.

Una trasferta già particolare diventa quest’anno ancora più carica di significati. Dall’altra parte ci saranno Gian Piero Gasperini e, per la prima volta, Marten de Roon. Due simboli dell’Atalanta più importante della sua storia finiti proprio alla Roma.

Ed è quel proprio a spiegare molto.

Un asse sempre più trafficato

Il percorso Bergamo-Roma non comincia con Gasperini. Nel 2018 parte Bryan Cristante, l’anno successivo Gianluca Mancini. Due giocatori esplosi nell’Atalanta gasperiniana e diventati poi colonne giallorosse: entrambi hanno appena rinnovato il contratto con la Roma. 

Il peso degli ultimi addii è però cambiato. Nel 2025 è Gasperini a scegliere Roma dopo nove anni a Bergamo. Quest’estate lo raggiunge Tony D’Amico, direttore sportivo dell’Atalanta per quattro stagioni. Infine, negli ultimi giorni del mercato, arriva capitan de Roon, ceduto per un milione e immediatamente riabbracciato dal suo vecchio allenatore. 

Undici stagioni, 445 presenze, la fascia, l’Europa League: Marten è stato molto più di un giocatore. E proprio per questo il suo addio ha fatto male.

Lo si è visto anche ieri. Il videomessaggio con cui ha spiegato di essere rimasto fuori dal nuovo progetto e di voler «chiudere giocando» è stato accompagnato da commenti anche molto duri dei suoi ex sostenitori. Alisa Jalize, moglie di Berat Djimsiti, è intervenuta per difenderlo, invitando i tifosi a essere riconoscenti per quanto dato dall’olandese a Bergamo. 

Daniele Belotti ha sintetizzato il sentimento della parte di molti tifosi: «Se de Roon fosse andato in tante altre squadre, ci sarebbe potuto stare. Ma va alla Roma». 

Ma perché proprio la Roma provoca una reazione così forte?

Quando atalantini e romanisti erano amici

Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre quarant’anni. Perché atalantini e romanisti, prima di diventare rivali, erano stati addirittura amici.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta esisteva un gemellaggio tra componenti importanti delle due curve. Tutto cambia il 30 settembre 1984, quando l’Atalanta appena tornata in Serie A ospita la Roma al Comunale.

Quel rapporto non è più condiviso da tutto il tifo bergamasco. I Wild Kaos intonano cori a favore del Liverpool, che pochi mesi prima aveva sconfitto la Roma nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Seguono provocazioni, la sottrazione di uno striscione e scontri. Il gemellaggio finisce e non verrà più ricomposto. Anzi.

Da allora Atalanta-Roma diventa una delle rivalità più sentite dal tifo bergamasco. E forse proprio l’antica amicizia contribuisce a spiegare la profondità della frattura. E delle tensioni.

Negli anni successivi, infatti, la contrapposizione non rimane confinata a cori e striscioni. Il momento più drammatico arriva il 10 gennaio 1993: dopo Atalanta-Roma, Celestino Colombi, 42 anni, rimane coinvolto nelle cariche della polizia e muore per un infarto. Un episodio rimasto nella memoria della tifoseria bergamasca. Che ogni anno si trova nel punto in cui Colombi (che era un passante, non un tifoso) è deceduto, per ricordarlo con lo slogan che attraversò tutti gli stadi italiani: la morte è uguale per tutti.

Vent’anni dopo quegli scontri fuori dallo stadio, un’altra scena racconterà ancora una volta come la Roma sia ormai entrata nella geografia delle rivalità atalantine. Alla Festa della Dea del 2013 un mezzo blindato schiaccia due automobili dipinte con i colori di Roma e Brescia. A bordo ci sono anche Giulio Migliaccio e Glenn Strömberg. La scena fa il giro d’Italia e porta successivamente al deferimento di Migliaccio e dell’Atalanta. 

Che piaccia o no, il tifoso reagisce in base a memoria, appartenenza e rivalità. Bergamo è da sempre abituata a essere una piattaforma di lancio di grandi giocatori. Ma la tua accoglienza nel momento del ritorno, dipende da come te ne vai (pensiamo a Koop) e a dove vai (Roma, lato giallorosso del Tevere).

Sabato sera la sfida, davanti alle tv dei bar dí Bergamo, si porterà dietro tutto questo fardello.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di giovedì 3 settembre: la rivoluzione di Sarri passa da Kessie e Rowe, più soluzioni in attacco e un centrocampo tutto nuovo. Ma tiene banco l’amaro addio di de Roon

Il mercato è alle spalle, ma continua inevitabilmente a occupare le pagine dedicate all’Atalanta. La nuova squadra con l’inserimento di Rowe e Kessie, l’addio di de Roon e le prime scelte di Sarri sono i temi principali di una mattinata in cui trova spazio anche la lista consegnata alla UEFA per la Conference League.

L’Eco di Bergamo apre con «Più rotazioni in attacco in una rivoluzione parziale». L’arrivo di Jonathan Rowe aumenta le possibilità offensive e rende l’Atalanta più «sarriana». Rispetto alla rosa che ha concluso la scorsa stagione sono cambiati sei uomini e soprattutto alcuni ingranaggi importanti. Dietro, invece, la rivoluzione non c’è stata: Carnesecchi resta il riferimento tra i pali e la struttura difensiva mantiene una forte continuità.

Il quotidiano individua nel centrocampo il reparto maggiormente trasformato. «Kessie chiave in mezzo»: l’ivoriano può giocare davanti alla difesa oppure da interno e consente diverse combinazioni con Ederson e Gaetano. Davanti, invece, Sarri dispone ormai di almeno due alternative praticamente per ogni posizione: De Ketelaere, Scamacca e Rowe compongono sulla carta il tridente di riferimento, con Raspadori, Krstovic, Zalewski, Elmas e gli altri pronti a entrare nelle rotazioni.

Sempre L’Eco di Bergamo dedica spazio a Lazar Samardzic dopo il gol al 96’ contro il Bologna: «Zona Cesarini? No Samardzic. Terzo gol decisivo dopo il 90’». Negli ultimi dieci anni l’Atalanta ha segnato 17 reti dal novantesimo in poi e il serbo è l’unico ad averne realizzata più di una: tre.

In evidenza anche la lista UEFA. L’Eco di Bergamo sottolinea la presenza di tutti i nuovi acquisti, compreso Rowe. Restano fuori dalla lista A i giovani Levak e De Nipoti, utilizzabili attraverso la lista B se ne ricorreranno le condizioni. La rosa europea comprende 17 giocatori liberi, quattro cresciuti in Italia e quattro formati nel vivaio atalantino.

C’è poi ancora Marten de Roon. L’Eco di Bergamo riprende il suo messaggio di saluto via social: «Mai avrei pensato che potesse finire così». L’olandese spiega che il passaggio alla Roma è arrivato all’improvviso e racconta la difficoltà di lasciare Bergamo dopo undici anni: «Ero fuori dal progetto, ma volevo chiudere giocando: così ho scelto Gasperini».

Il Corriere della Sera – Bergamo insiste proprio sulla separazione dall’ex capitano. «Un’estate di affari e novità. Il triste finale di de Roon»: una sessione che ha cambiato parecchio la squadra e che si è chiusa con la partenza del giocatore simbol. Il quotidiano ricostruisce anche gli altri passaggi del mercato, dagli arrivi di Kessie e Rowe alle operazioni che hanno ridisegnato il gruppo di Sarri.

Ma sul caso de Roon c’è anche la polemica social. Il Corriere della Sera – Bergamo titola «Marten sotto attacco. Lady Djimsiti: siate riconoscenti», raccontando le critiche ricevute dall’olandese dopo il suo video di commiato e la presa di posizione di Alisa Djimsiti, moglie dell’ex difensore nerazzurro, a sostegno dell’ex capitano (e prossimo avversario).

Il Corriere dello Sport guarda infatti alla ripresa del campionato: «Ora Gasp fa l’esame alla Dea». Dopo la sosta trasferta a Roma, contro l’ex allenatore. Sarri vuole passi avanti soprattutto nei meccanismi difensivi. Da capire anche se Jonathan Rowe potrà essere già utilizzato.

La Gazzetta dello Sport concentra l’attenzione sul nuovo centrocampo: «Kessie-Ederson, si va sul sicuro. Gaetano al timone». L’ivoriano dovrebbe garantire intensità, pressione e anche capacità di inserimento, mentre Sarri aspetta da Ederson un rendimento più vicino ai suoi standard e vede in Gaetano un elemento centrale nella costruzione della nuova Atalanta.

Nella pagina dedicata al confronto con la Roma, La Gazzetta mette anche de Roon: «Roma e Dea che motori. Koné-Cristante coppia perfetta, de Roon già spinge». L’ex capitano viene indicato come una delle possibili alternative nel centrocampo di Gasperini.

Infine Tuttosport torna sul caso Kessie e sulla polemica con la Juventus. L’agente George Atangana replica al club bianconero: «La scelta è stata solo di Kessie». Secondo il procuratore non sarebbe corretto sostenere che sia stata la Juve a rinunciare al giocatore: Kessie avrebbe scelto Bergamo per convinzione personale e per il progetto atalantino.

Sul fondo resta anche la Coppa Italia. L’Udinese ha eliminato il Venezia rimontando e vincendo 2-1: saranno quindi i friulani gli avversari dell’Atalanta negli ottavi di finale. La Gazzetta dello Sport sintetizza: «Ribaltone Udinese», mentre L’Eco di Bergamo ricorda che la sfida si giocherà a Bergamo.

Ad maiora

Atalanta, quanto vale la nuova rosa? Il mercato fa salire la Dea a 436 milioni: è sesta in Serie A

Il mercato ha cambiato profondamente l’Atalanta, chiudendo anche una parte importante della sua storia recente. Sono partiti giocatori simbolo come Marten de Roon e Berat Djimsiti, oltre a giovani di enorme valore come Marco Palestra e Honest Ahanor. Ma alla fine dei conti il patrimonio tecnico a disposizione di Maurizio Sarri non si è impoverito. Almeno secondo le valutazioni di Transfermarkt.

La nuova Atalanta vale infatti 436,05 milioni di euro. Prima del mercato estivo il valore complessivo era di 413,10 milioni: l’aumento è quindi di 22,95 milioni, pari al 5,6%

Un risultato significativo considerando la portata della rivoluzione estiva. Soltanto nelle ultime settimane sono usciti, tra gli altri, Palestra, Ahanor, Djimsiti, de Roon, Bakker, Ibrahim Sulemana e Cassa, mentre sono arrivati Gaetano, Kristensen, Elmas, Kessié e, proprio sul gong, Jonathan Rowe. 

Il dato colloca l’Atalanta al sesto posto tra le rose più preziose della Serie A. Davanti ci sono Inter con 730,3 milioni, Juventus con 618,7, il lanciatissimo Como con 536,75, Roma con 484,6 e Milan con 474,2. Subito dietro la Dea c’è il Napoli, valutato 432,58 milioni. 

La classifica:

  1. Inter – 730,30 milioni
  2. Juventus – 618,70
  3. Como – 536,75
  4. Roma – 484,60
  5. Milan – 474,20
  6. Atalanta – 436,05
  7. Napoli – 432,58
  8. Fiorentina – 323,55
  9. Lazio – 249,65
  10. Bologna – 219,75. 

Nella sessione di mercato, il Como ha guadagnato 151,45 milioni di valore, la Juventus 119 e la Fiorentina 94,95. L’Atalanta, con il suo +22,95 milioni, è dodicesima per incremento assoluto, ma riesce comunque ad aumentare il patrimonio della rosa mentre porta avanti una campagna di cessioni molto consistente. 

L’estate ha infatti portato grandi operazioni in uscita, a cominciare da Palestra, passato al Chelsea per 57 milioni più bonus. Contemporaneamente Giuntoli ha reinvestito su una rosa profondamente diversa, con Rowe come operazione più pesante dell’ultimo giorno. 

Questi i valori dei singoli giocatori (la top ten), sempre per Transfermarkt:

1. Ederson — 45 milioni
2. Giorgio Scalvini — 38 milioni
3. Marco Carnesecchi — 30 milioni
3. Charles De Ketelaere — 30 milioni
3. Nikola Krstovic — 30 milioni
6. Jonathan Rowe — 28 milioni
7. Gianluca Scamacca — 25 milioni
8. Giacomo Raspadori — 22 milioni
9. Lorenzo Bernasconi — 20 milioni
9. Nicola Zalewski — 20 milioni

Il valore economico non è l’unico numero interessante della nuova Atalanta. La rosa censita da Transfermarkt ha un’età media di 26,8 anni: non una squadra di giovanissimi, dunque, ma un gruppo ancora nel pieno della maturità calcistica. Rispetto all’inizio dell’estate, quando la media indicata era di 27,5 anni, la rivoluzione ha contribuito anche ad abbassare l’età della squadra.

Cambia anche un’altra caratteristica tradizionale dell’Atalanta degli ultimi anni. Gli stranieri sono 16 su 30, il 53,3%: poco più della metà dell’organico. A inizio mercato erano il 58,3%. La Dea resta quindi una squadra internazionale, ma con una componente italiana tutt’altro che marginale.

Ad maiora

Atalanta, il mercato chiude l’era di Dublino: via i tre capitani, cosa resta della Dea che vinse l’Europa League

Il mercato si è chiuso e, insieme alle trattative, per l’Atalanta si è chiusa un’era. Gli addii di Marten de Roon e Berat Djimsiti sono molto più di due operazioni dell’ultima sessione: con Rafael Toloi, che aveva già salutato Bergamo, sono stati i tre capitani che il 22 maggio 2024 hanno alzato al cielo di Dublino l’Europa League. Poco più di due anni dopo, nessuno dei tre veste più il nerazzurro. E guardando quella squadra si scopre quanto profonda sia stata la trasformazione.

De Roon ha raggiunto Gasperini alla Roma dopo dieci stagioni e 445 presenze nerazzurre, Djimsiti è passato all’Al-Diriyah dopo 334 partite, mentre Toloi aveva già chiuso la sua lunga esperienza atalantina tornando in Brasile, al São Paulo. Gli ultimi due addii rendono inevitabile tornare a quella notte e chiedersi che cosa sia rimasto dell’Atalanta che sconfisse 3-0 il Bayer Leverkusen.

La formazione scelta da Gasperini a Dublino era Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, Ederson, Koopmeiners, Ruggeri; De Ketelaere, Scamacca e Lookman. In panchina Carnesecchi, Rossi, Toloi, Holm, Pašalić, El Bilal Touré, de Roon, Bakker, Adopo, Hateboer, Scalvini e Miranchuk. 

Di quell’undici sono ancora a Bergamo Hien, Kolašinac, Zappacosta, Ederson (ora capitano della nuova Atalanta), De Ketelaere e Scamacca: sei su undici. Musso è all’Atlético Madrid, mentre Ruggeri, dopo averlo raggiunto in Spagna nel 2025, ha cambiato nuovamente Paese ed è passato all’Aston Villa. Lookman veste a sua volta la maglia dell’Atlético. Koopmeiners è alla Juventus.

Proprio l’addio dell’olandese fu molto diverso da quelli di tanti altri protagonisti di quel ciclo. Nell’agosto 2024 Gasperini raccontò pubblicamente che Koopmeiners aveva deciso di andare alla Juventus, aveva già un accordo e non voleva più giocare né allenarsi con l’Atalanta. Il tecnico riferì anche la posizione durissima del club, che si sentiva «ricattato» dalla situazione. Koopmeiners rimase così fuori dalla spedizione per la Supercoppa europea contro il Real Madrid, prima di trasferirsi a Torino. Accolto con finti dollari al suo ritorno (con le strisce bianconere) a Bergamo.

Anche la panchina di Dublino si è progressivamente svuotata. Sono ancora atalantini solo Carnesecchi, Pašalić e Scalvini. El Bilal Touré è al Parma, Adopo al Cagliari, Miranchuk all’Atlanta United. Holm, dopo il prestito alla Juventus nella seconda parte della scorsa stagione, è tornato al Bologna (titolare domenica coi rossoblu sconfitti dal gol di Samardzic). Hateboer ha lasciato da tempo Bergamo, mentre Bakker ha appena risolto il proprio contratto con l’Atalanta.

C’è anche un curioso percorso inverso. Nella panchina del Bayer Leverkusen sconfitto a Dublino sedeva Odilon Kossounou. Il difensore ivoriano è arrivato a Bergamo pochi mesi più tardi e nel giugno 2025 l’Atalanta lo ha acquistato definitivamente proprio dal Bayer. Uno degli avversari della finale è dunque oggi uno degli eredi di quella squadra. 

Da Dublino a Varsavia, la trasformazione era già cominciata

Bastarono in realtà appena 84 giorni per vedere una prima Atalanta diversa. Il 14 agosto 2024, a Varsavia, la Dea affrontò il Real Madrid nella Supercoppa europea senza Koopmeiners, oltre agli infortunati Scalvini e Scamacca. Gasperini schierò Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, de Roon, Ederson, Ruggeri; Pašalić, De Ketelaere e Lookman. Il Real vinse 2-0. 

Ma è interessante dare un occhio alla panchina di quella sera: Carnesecchi, Rossi, Godfrey, Ibrahim Sulemana, Bakker, Cassa, Palestra, Retegui, Comi, Tornaghi, Manzoni e Vavassori. Un miscuglio di nuovi acquisti e ragazzi cresciuti a Zingonia, chiamati da Gasperini (decisamente indispettito di non aver visto rinforzare la rosa malgrado il tifo o europeo) per riuscire a completare l’organico in una serata che sarebbe valsa il -difficile- secondo trofeo continentale. 

Due anni dopo, anche quella fotografia è quasi irriconoscibile. Retegui è in Arabia Saudita, Godfrey è ai Rangers, Ibrahim Sulemana è appena passato al Sassuolo e Bakker è svincolato. Ma sono soprattutto le storie dei ragazzi di allora a raccontare il lavoro fatto dal vivaio e il mercato appena concluso.

Marco Palestra è il caso clamoroso: da ragazzo della panchina di Varsavia a maxi-plusvalenza. Quest’estate è stato acquistato definitivamente dal Chelsea: le cifre riportate sono 57 milioni più 3 di bonus e il 10% su una futura rivendita. 

Federico Cassa ha lasciato Bergamo proprio nell’ultimo giorno di mercato: acquistato definitivamente dal Bologna nell’operazione che ha accompagnato l’arrivo di Rowe all’Atalanta, è stato immediatamente girato in prestito al Catanzaro fino al 30 giugno 2027. 

Anche Pietro Comi è partito il 1° settembre: il difensore classe 2005 è stato ceduto in prestito al Lecco fino al 30 giugno 2027. Cresciuto a Zingonia ha raggiunto le 44 presenze con l’Under 23. 

Dominic Vavassori è al Palermo in prestito, mentre Pietro Tornaghi è stato mandato alla Giana Erminio, anche lui a titolo temporaneo fino al termine della stagione.  Alberto Manzoni, invece, non è partito: il centrocampista classe 2005 è rimasto nell’Atalanta Under 23.

Così, guardando prima Dublino e poi Varsavia, si misura davvero la velocità con cui è cambiata l’Atalanta. Dei campioni dell’Europa League sono rimasti alcuni pilastri della squadra attuale, ma nel frattempo sono partiti i tre capitani che sollevarono il trofeo, l’autore della tripletta, Koopmeiners, Musso e Ruggeri. E persino molti dei ragazzi chiamati appena tre mesi dopo a completare la panchina contro il Real hanno ormai imboccato altre strade.

Forse è proprio questo il modo migliore per raccontare la distanza tra l’Atalanta che conquistò l’Europa e quella che oggi Maurizio Sarri sta ridisegnando.

Ad maiora