Il mercato si è chiuso e, insieme alle trattative, per l’Atalanta si è chiusa un’era. Gli addii di Marten de Roon e Berat Djimsiti sono molto più di due operazioni dell’ultima sessione: con Rafael Toloi, che aveva già salutato Bergamo, sono stati i tre capitani che il 22 maggio 2024 hanno alzato al cielo di Dublino l’Europa League. Poco più di due anni dopo, nessuno dei tre veste più il nerazzurro. E guardando quella squadra si scopre quanto profonda sia stata la trasformazione.
De Roon ha raggiunto Gasperini alla Roma dopo dieci stagioni e 445 presenze nerazzurre, Djimsiti è passato all’Al-Diriyah dopo 334 partite, mentre Toloi aveva già chiuso la sua lunga esperienza atalantina tornando in Brasile, al São Paulo. Gli ultimi due addii rendono inevitabile tornare a quella notte e chiedersi che cosa sia rimasto dell’Atalanta che sconfisse 3-0 il Bayer Leverkusen.
La formazione scelta da Gasperini a Dublino era Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, Ederson, Koopmeiners, Ruggeri; De Ketelaere, Scamacca e Lookman. In panchina Carnesecchi, Rossi, Toloi, Holm, Pašalić, El Bilal Touré, de Roon, Bakker, Adopo, Hateboer, Scalvini e Miranchuk.
Di quell’undici sono ancora a Bergamo Hien, Kolašinac, Zappacosta, Ederson (ora capitano della nuova Atalanta), De Ketelaere e Scamacca: sei su undici. Musso è all’Atlético Madrid, mentre Ruggeri, dopo averlo raggiunto in Spagna nel 2025, ha cambiato nuovamente Paese ed è passato all’Aston Villa. Lookman veste a sua volta la maglia dell’Atlético. Koopmeiners è alla Juventus.
Proprio l’addio dell’olandese fu molto diverso da quelli di tanti altri protagonisti di quel ciclo. Nell’agosto 2024 Gasperini raccontò pubblicamente che Koopmeiners aveva deciso di andare alla Juventus, aveva già un accordo e non voleva più giocare né allenarsi con l’Atalanta. Il tecnico riferì anche la posizione durissima del club, che si sentiva «ricattato» dalla situazione. Koopmeiners rimase così fuori dalla spedizione per la Supercoppa europea contro il Real Madrid, prima di trasferirsi a Torino. Accolto con finti dollari al suo ritorno (con le strisce bianconere) a Bergamo.
Anche la panchina di Dublino si è progressivamente svuotata. Sono ancora atalantini solo Carnesecchi, Pašalić e Scalvini. El Bilal Touré è al Parma, Adopo al Cagliari, Miranchuk all’Atlanta United. Holm, dopo il prestito alla Juventus nella seconda parte della scorsa stagione, è tornato al Bologna (titolare domenica coi rossoblu sconfitti dal gol di Samardzic). Hateboer ha lasciato da tempo Bergamo, mentre Bakker ha appena risolto il proprio contratto con l’Atalanta.
C’è anche un curioso percorso inverso. Nella panchina del Bayer Leverkusen sconfitto a Dublino sedeva Odilon Kossounou. Il difensore ivoriano è arrivato a Bergamo pochi mesi più tardi e nel giugno 2025 l’Atalanta lo ha acquistato definitivamente proprio dal Bayer. Uno degli avversari della finale è dunque oggi uno degli eredi di quella squadra.
Da Dublino a Varsavia, la trasformazione era già cominciata
Bastarono in realtà appena 84 giorni per vedere una prima Atalanta diversa. Il 14 agosto 2024, a Varsavia, la Dea affrontò il Real Madrid nella Supercoppa europea senza Koopmeiners, oltre agli infortunati Scalvini e Scamacca. Gasperini schierò Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, de Roon, Ederson, Ruggeri; Pašalić, De Ketelaere e Lookman. Il Real vinse 2-0.
Ma è interessante dare un occhio alla panchina di quella sera: Carnesecchi, Rossi, Godfrey, Ibrahim Sulemana, Bakker, Cassa, Palestra, Retegui, Comi, Tornaghi, Manzoni e Vavassori. Un miscuglio di nuovi acquisti e ragazzi cresciuti a Zingonia, chiamati da Gasperini (decisamente indispettito di non aver visto rinforzare la rosa malgrado il tifo o europeo) per riuscire a completare l’organico in una serata che sarebbe valsa il -difficile- secondo trofeo continentale.
Due anni dopo, anche quella fotografia è quasi irriconoscibile. Retegui è in Arabia Saudita, Godfrey è ai Rangers, Ibrahim Sulemana è appena passato al Sassuolo e Bakker è svincolato. Ma sono soprattutto le storie dei ragazzi di allora a raccontare il lavoro fatto dal vivaio e il mercato appena concluso.
Marco Palestra è il caso clamoroso: da ragazzo della panchina di Varsavia a maxi-plusvalenza. Quest’estate è stato acquistato definitivamente dal Chelsea: le cifre riportate sono 57 milioni più 3 di bonus e il 10% su una futura rivendita.
Federico Cassa ha lasciato Bergamo proprio nell’ultimo giorno di mercato: acquistato definitivamente dal Bologna nell’operazione che ha accompagnato l’arrivo di Rowe all’Atalanta, è stato immediatamente girato in prestito al Catanzaro fino al 30 giugno 2027.
Anche Pietro Comi è partito il 1° settembre: il difensore classe 2005 è stato ceduto in prestito al Lecco fino al 30 giugno 2027. Cresciuto a Zingonia ha raggiunto le 44 presenze con l’Under 23.
Dominic Vavassori è al Palermo in prestito, mentre Pietro Tornaghi è stato mandato alla Giana Erminio, anche lui a titolo temporaneo fino al termine della stagione. Alberto Manzoni, invece, non è partito: il centrocampista classe 2005 è rimasto nell’Atalanta Under 23.
Così, guardando prima Dublino e poi Varsavia, si misura davvero la velocità con cui è cambiata l’Atalanta. Dei campioni dell’Europa League sono rimasti alcuni pilastri della squadra attuale, ma nel frattempo sono partiti i tre capitani che sollevarono il trofeo, l’autore della tripletta, Koopmeiners, Musso e Ruggeri. E persino molti dei ragazzi chiamati appena tre mesi dopo a completare la panchina contro il Real hanno ormai imboccato altre strade.
Forse è proprio questo il modo migliore per raccontare la distanza tra l’Atalanta che conquistò l’Europa e quella che oggi Maurizio Sarri sta ridisegnando.
Ad maiora