Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

E’ sempre colpa del “marocchino”

ciliegieTesto di un’agenzia notturna:

“E’ salito sul tetto del suo capannone dato in affitto ad una società per riparare copertura in eternit, rotta nei giorni scorsi da un ragazzino marocchino che vi era salito sopra per rubare le ciliegie da un vicino albero. All’improvviso, pero’, l’uomo e’ precipitato di sotto riportando gravissime lesioni che, dopo alcune ore di ricovero in ospedale, ne hanno determinato il decesso. La vittima Pietro Bonomelli, 73 anni, artigiano in pensione. Sul drammatico incidente ora indagano gli agenti della Volante della questura cittadina di Sondrio”.

Era fondamentale mettere l’origine geografica di chi “rubava le ciliegie”?

Ad maiora

L’ecosistema digitale: quale futuro per la TV?

“Il passaggio al digitale della televisione italiana” è il sottotitolo di questa tesi di Sara Cipollini, in discussione alla Statale di Milano.
Si parla di ecosistema perché c’è una sempre maggiore convergenza tra le telecomunicazioni e i media. È un ambiente, come spiega la Cipollini, interconnesso e polifunzionale. Per digitale si intende invece la modalità di trasporto dell’informazione, dei dati e dei contenuti. Quella rivoluzione nella quale chiunque faccia o guardi la TV è ora coinvolto.
Il laborioso passaggio al digitale terreste nel nostro paese si è concluso con lo scorso anno e si può ora trarne un bilancio. Il DTT ha fatto e sta facendo selezione degli operatori televisivi. Sono nati nuovi canali (pensiamo a quello della Feltrinelli) ma molti, soprattutto a livello locale, rischiano di chiudere.
Difficile in questa fase fare previsioni a lungo termine. Sul medio, la tesi prevede che saremo immersi nella TV. Che potremo interagire con le immagini, potremo modificarlo a nostro piacimento.
Le sperimentazioni sullo sport che ci arrivano dagli Usa sono lì a dimostrarlo: con immagini in 3D che permettono di vedere la stessa partita in molti stadi. O videogiochi che mostrano, mentre si sta guardando un match, cosa sarebbe accaduto se l’attaccante avesse passato la palla, anziché tirare sul portiere.
Ne vedremo delle belle.
Ad maiora

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La spettacolarizzazione del meteo in tv (tesi)

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Le origini provinciali e contadine del nostro paese si misurano anche dall’attenzione, un po’ morbosa, che viene riservata alle previsioni del tempo. In fondo, a un popolo chiuso in casa, uffici o azienda (quando si ha la fortuna di avere ancora un lavoro) sapere se piove o fa caldo, cambia poco la vita.

Eppure, come dimostra la tesi di Chiara Marcogliese in discussione in queste ore alla Statale di Milano, nemmeno l’arrivo dell’informazione 2.0 ha migliorato le cose, anzi. Si moltiplicano le app che vi dicono, ora per ora, quale tempo ci sarà, raramente imbroccandoci peraltro.

Nell’era transtelevisiva il meteo è diventato uno dei principali mezzi di distrazione di massa, soprattutto per i tg nostrani. Che per parlare di queste non-notizie, non ne raccontano altre.

Per i tg italioti è così arrivata come manna dal cielo l’idea di una società (meteorologica e privata) di battezzare i fenomeni atmosferici: da Minosse a Caronte la scorsa estate si è caratterizzata per questo agghiacciante (magari!) tormentone.

Iniziative che hanno creato allarmismo, più che fare informazione.

La spettacolarizzazione del meteo da noi è iniziata col le meteorine del vecchio Fede ed è finita emarginando i meteolorologi più anziani.

La tesi finisce con una serie di interviste a noti previsori (Giuliacci, Lombroso, Cacciamani, Mercalli, Bonelli e Corazzon) che dicono la loro su questa spettacolarizzazione, alcuni criticandola, altri difendendola.

Ad maiora

Ps. Che poi si parla tanto di temperatura percepita. Ma in realtà la percezione dipende anche dal parlarne in continuazione. Provate a smettere di dire “che caldo che fa” e a sventolarvi. Vedrete che la situazione migliorerà all’istante.

Putin annuncia in tv il divorzio. Senza Berlusconi che mima il mitra

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Con un’assurda pantomima ieri il presidente russo ha annunciato, ovviamente in diretta TV, nell’intervallo di un balletto, che lui è la moglie (presente sul set) si separano.
Il tutto di fronte a un – spontanea – domanda di una intervistatrice:

Nel 2009, nel corso di una conferenza stampa “sarda” alla domanda di una giornalista russa che chiedeva conto all’uomo politico se era vero che volesse divorziare, Berlusconi mimò il gesto del mitra:

Per ricordare una grande giornalista russa uccisa (da sconosciuti, con la pistola) a Mosca nel 2006, il Comune di Milano mercoledì 12 alle 11 inaugura (insieme ad Annaviva e ai parenti di Anna) i Giardini Politkovskaja, in corso Como.
Ad maiora

#Balotelli: nascita e consacrazione di un fenomeno mediatico (tesi)

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È in discussione oggi la tesi di Paolo Redi su un calciatore a me particolarmente caro: Mario Balotelli. Sul fenomeno mediatico avevo fatto fare agli studenti del Master di giornalismo una Enrica settimanale che in realtà avrebbe potuto essere anche quotidiana. Il fenomeno calcistico è diventato un personaggio anche prima di imporsi sui campi di gioco.
La sua storia (nato a Palermo da genitori stranieri, poi dato in affido ai Balotelli) lo ha reso interessante per tifosi e giornali sportivi anche prima che iniziasse a farsi notare fuori dal terreno di gioco. Redi individua la scintilla che trasforma Balotelli in un’icona sportiva con la sua doppietta alla Juve, nella sua prima grande partita con la maglia dell’Inter.
Seguiranno tanti altri gol (che permetteranno all’Inter di vincere uno scudetto) e le liti coi tifosi (la maglia lanciata con disprezzo, quasi una bestemmia in chiesa) e con gli allenatori (Mourinho fa dei racconti molto divertenti su di lui).
Poi l’avventura al City. Redi spiega come grazie a questa il personaggio abbia assunto un ruolo mediatico mondiale. Il Time lo indica (tuttora) come tra i cento influencer internazionali.
E la sua presenza a Manchester gli attirato l’attenzione dei media (anzi dei tabloid) inglesi, oltre che di quelli italiani.
Poi la rissa con Mancini e il ritorno a Milano. Indossando quella maglia rossonera che un po’ per scherzo un po’ no, aveva provato. A un passo dalle telecamera di Striscia. In tv, ovviamente, come si impone a un’icona moderna.
Ad maiora