Giuliacci

La spettacolarizzazione del meteo in tv (tesi)

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Le origini provinciali e contadine del nostro paese si misurano anche dall’attenzione, un po’ morbosa, che viene riservata alle previsioni del tempo. In fondo, a un popolo chiuso in casa, uffici o azienda (quando si ha la fortuna di avere ancora un lavoro) sapere se piove o fa caldo, cambia poco la vita.

Eppure, come dimostra la tesi di Chiara Marcogliese in discussione in queste ore alla Statale di Milano, nemmeno l’arrivo dell’informazione 2.0 ha migliorato le cose, anzi. Si moltiplicano le app che vi dicono, ora per ora, quale tempo ci sarà, raramente imbroccandoci peraltro.

Nell’era transtelevisiva il meteo è diventato uno dei principali mezzi di distrazione di massa, soprattutto per i tg nostrani. Che per parlare di queste non-notizie, non ne raccontano altre.

Per i tg italioti è così arrivata come manna dal cielo l’idea di una società (meteorologica e privata) di battezzare i fenomeni atmosferici: da Minosse a Caronte la scorsa estate si è caratterizzata per questo agghiacciante (magari!) tormentone.

Iniziative che hanno creato allarmismo, più che fare informazione.

La spettacolarizzazione del meteo da noi è iniziata col le meteorine del vecchio Fede ed è finita emarginando i meteolorologi più anziani.

La tesi finisce con una serie di interviste a noti previsori (Giuliacci, Lombroso, Cacciamani, Mercalli, Bonelli e Corazzon) che dicono la loro su questa spettacolarizzazione, alcuni criticandola, altri difendendola.

Ad maiora

Ps. Che poi si parla tanto di temperatura percepita. Ma in realtà la percezione dipende anche dal parlarne in continuazione. Provate a smettere di dire “che caldo che fa” e a sventolarvi. Vedrete che la situazione migliorerà all’istante.