
È in discussione oggi la tesi di Paolo Redi su un calciatore a me particolarmente caro: Mario Balotelli. Sul fenomeno mediatico avevo fatto fare agli studenti del Master di giornalismo una Enrica settimanale che in realtà avrebbe potuto essere anche quotidiana. Il fenomeno calcistico è diventato un personaggio anche prima di imporsi sui campi di gioco.
La sua storia (nato a Palermo da genitori stranieri, poi dato in affido ai Balotelli) lo ha reso interessante per tifosi e giornali sportivi anche prima che iniziasse a farsi notare fuori dal terreno di gioco. Redi individua la scintilla che trasforma Balotelli in un’icona sportiva con la sua doppietta alla Juve, nella sua prima grande partita con la maglia dell’Inter.
Seguiranno tanti altri gol (che permetteranno all’Inter di vincere uno scudetto) e le liti coi tifosi (la maglia lanciata con disprezzo, quasi una bestemmia in chiesa) e con gli allenatori (Mourinho fa dei racconti molto divertenti su di lui).
Poi l’avventura al City. Redi spiega come grazie a questa il personaggio abbia assunto un ruolo mediatico mondiale. Il Time lo indica (tuttora) come tra i cento influencer internazionali.
E la sua presenza a Manchester gli attirato l’attenzione dei media (anzi dei tabloid) inglesi, oltre che di quelli italiani.
Poi la rissa con Mancini e il ritorno a Milano. Indossando quella maglia rossonera che un po’ per scherzo un po’ no, aveva provato. A un passo dalle telecamera di Striscia. In tv, ovviamente, come si impone a un’icona moderna.
Ad maiora
Universi degli studi di Milano
La tv e Piazza Fontana: com’è cambiata la percezione della strage nell’opinione pubblica (tesi)
“TV e strage di Piazza Fontana”: come è cambiata la percezione della strage nell’opinione pubblica italiana” è l’interessante tema affrontato da Emanuela Tubelli che si sta laureando in Statale mentre leggete queste righe.
A meno di cento passi da Festa del Perdono ha avuto luogo una strage tuttora (inutile dire “incredibilmente” perché è invece assolutamente scontato e credibile il perché di indagini volutamente azzoppate nelle fasi iniziali) tuttora, dicevo, senza colpevoli.
Quella bomba alla Banca dell’Agricoltura fu accompagnata da depistaggi di servizi segreti più o meno deviati (e più o meno segreti) cui si accompagnò la gran cassa dei giornalisti, dato che quelli italiani sono per lo più proni al potere (politico, quando va bene). E così come dimenticare Vespa che descrive Valpreda come autore della strage. Altri giornalisti contribuiranno a smentire quelle fandonie di regime. E piano piano, pur in assenza di una “giustizia”, l’opinione pubblica è andata facendosi una sua opinione. Lo si sente dal tono in cui oggi la strage viene raccontata in TV e che la Tubelli nella sua tesi analizza. Anche l’ultimo (davvero brutto film) su Piazza Fontana al di là dei deliri (doppi per di più) fa intendere come la verità di regime funzioni solo nei regimi. E le immagini dell’incontro al Quirinale tra le vedove Calabresi e Pinelli raccontano più di mille parole come sia cambiata la percezione di ciò che è successo in questi anni, in questo disgraziato paese.
Ad maiora
