Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

Mou è sempre Mou

Anche al Chelsea.

Ad maiora

Un Barbieri anche per Masterchef Croazia

Un nuovo membro, di nome Andrej, nella giuria del programma d’oltremare.

Un richiamo evidente all’edizione italiana.

Chissà se saprà gestire eventuali dirette (meglio di quella, senza ritmo, della finale italiana di ieri sera).

Ad maiora

Il mondo della radio. Per non dimenticare l’Homo audiens

Enrico Menduni ha scritto qualche anno fa un manuale sui linguaggi di radio e tv che ho inserito come obbligatorio per gli studenti che frequentano il mio corso di giornalismo radiotelevisivo alla Statale di Milano.
Ora ho trovato un altro testo che proporrò a quanti vogliano approfondire le tematiche su quella che spregiativamente è chiamata la “sorella cieca”. Ne “Il mondo della radio” Menduni analizza e spiega bene infatti il successo di questo medium, i cui ascolti sono andati crescendo tantissimo negli ultimi lustri e che gode di una stima inferiore solo al totem di internet.
La radio, ormai miniaturizzata e presente su ogni auto, è diventato il mezzo mobile che ci accompagna ovunque. Non solo: “La ritrovata importanza della radio è dovuta anche alla centralità della musica nella società contemporanea”.
E Menduni sottolinea che, in un periodo di crisi economica, la radio sfrutta anche il fatto che la propria offerta sia gratuita e sostenibile: “La radio è un servizio a rete, che si differenzia da tutte le altre per il suo carattere immateriale, perché giunge nelle case senza richiedere nessun vettore fisico, nessun cavo o condotto da posare sotto terra, nessun groviglio di fili sostenuto dai pali del telegrafo che fanno la loro comparsa ai margini delle strade”.
Come smartphone e tablet anche la radio rappresenta la modernità nella quali siamo immersi: “La radio, che arriva ovunque senza essere in nessun posto, contribuisce nel suo nomadismo a una “ipertrofia dei non luoghi”, le situazioni metropolitane standardizzate, anodine, su cui si innesta la nostra esperienza personale”.
Mi fermo se no offro troppi spunti agli studenti che si faranno interrogare dal prossimo anno accademico (sempre che mantenga la cattedra a contratto) su questo bel testo. Augurandomi di poter assegnare sempre più tesi con argomento radiofonico. Cercando di ovviare a una amara considerazione che fa Menduni sconcertato che l’attenzione di tanti sia solo rivolta all’Homo Videns: “Dell’Homo audiens nessuno sembra darsi pensiero”.
Ad maiora
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Enrico Menduni
Il mondo della radio
Bologna, 2012
Pagg. 291
Euro 14,50

Niente Rottofreno nello spot


Leggo nella rubrica di Davide Guadagni (Telespot, sull’Espressso) che dalla pubblicità televisiva della Unipol sarebbe stata tolto “forse per scaramanzia assicurativa” il cartello toponomastico di Rottofreno, piccolo comune alle porte di Piacenza. Compare solo nelle pubblicità cartacee .
La tradizione popolare vuole che il nome del Comune derivi dal fatto che, durante le guerre puniche, Annibale si sia dovuto fermare proprio qui per la rottura di un freno. Ma sembra sia solo una leggenda.
Che forse però lascia qualche strascico anche oggi.
Ad maiora
Ps. Conosco Rottofreno perché ci nacque mio padre (che oggi avrebbe compiuto 74 anni).
In quel comune c’è via Riscassi, dedicata al fratello di mio nonno, Ermanno, morto partigiano. A me Rottofreno evoca solo ricordi di cui andar fiero.

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Video promozionale per i trent’anni di Mac (un po’ si sentono comunque…).
Ad maiora