Le veline (di una volta)

Una delle caratteristiche della stampa italiana che si può definire non buona è l’eccessivo spazio dato abitualmente alle corrispondenze dall’estero. Queste corrispondenze dall’estero devono in via permanente essere ridotte ad assai meno di quello che fin qui la stampa abbia fatto. Non devono di massima passare la mezza colonna, i tre quarti di colonna e tenersi all’essenziale, a ciò che può veramente interessare al popolo italiano di sapere sui fatti di quel determinato paese, senza correre dietro alle balle che circolano in quel determinato luogo.
Il ministro della cultura popolare Alessandro Pavolini impone le veline ai direttori dei giornali italiani, 1° febbraio 1940.

Occorre che i direttori facciano si’ che i giornali siano un punto fermo di fede, un focolare di fede. Agire in questo senso, con sentimento fascista, e poi adoperare la propria arma professionale, ossia il giornale, per diffondere questa fede nel popolo italiano.
Velina di Pavolini dell’11 dicembre 1940.

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