Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

Titoli a caso

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Sulle pagine milanesi del Corriere della sera di oggi.
La parata per il capodanno cinese sarà il 2 febbraio. Come scritto nella didascalia.
Ma anche nell’articolo. Se non ci si ferma alla prima riga…
Ad maiora

Due titoli, stesso articolo

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Sul Corriere dello Sport Stadio di oggi. A proposito di Udinese-Verona 1-3. Stessa pagina. Copia e incolla dello stesso pezzo. Solo impaginato in modo diverso.
Repetita iuvant.
Ad maiora

La televisione e la dittatura della maggioranza

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Non so se è una lettura natalizia, ma la propongo ugualmente oggi. Ho inserito infatti “Televisione” di Carlo Freccero, tra i libri per il mio prossimo corso di comunicazione televisiva. È davvero un testo interessante e mi offrirà spunti per innumerevoli domande agli esami in Statale. Solo l’ultimo capitolo, il settimo, quello sugli scenari della tv italiana, mi ha lasciato perplesso. Ma non mi piacciono quasi mai le previsioni.
Il volume di Freccero parla di video-comunicazione, ma anche di politica, visto che – soprattutto alle nostre latitudini – è impossibile scindere l’elettrodomestico dalla politica: “La televisione si è definitivamente affermata come medium dominante e ha soppiantato la stampa nella scala dei valori correnti. (…) Non è più ” naturaliter di destra” perché il conservatorismo neoliberista è diventato l’unica realtà
riconosciuta, non solo da destra, ma anche da sinistra. Infine non si pone neanche più il problema se la tv dica la verità, dal momento che è il criterio quantitativo, statistico, a stabilire se una cosa sua vera o falsa e non la rispondenza di un enunciato a una verità esterna”. Per l’ex direttore di La Cinq, Italia 1, Raidue e Rai4, la tv è incompatibile con la razionalità: “La stampa è un mezzo agli antipodi della comunicazione televisiva: la pagina scritta permette di ritornare più volte su un concetto, di affrontare la complessità di una tesi, di utilizzare una sintassi costruita su subordinate e coordinate. La televisione è legata a un consumo distratto e discontinuo, continuamente deve contrastare la caduta di attenzione dello spettatore e lo può fare solo facendo ricorso alla superficialità e spettacolarità dell’immagine”.
Con fortissimi impatti sul nostro modo di vivere e pensare: “Rispetto alla Rai che ha rappresentato in Italia il maggiore fattore di informazione culturale, la televisione privata ha rappresentato il maggior fattore di americanizzazione, e quindi di internazionalizzazione del gusto”.
L’arrivo di smartphone e tablet ha democratizzato l’informazione, rendendola ancora più spettacolare, ancora più irrazionale: “L’evento viene consumato nella sua immediatezza, come puro spettacolo. Passa in secondo piano la ricerca delle cause e delle motivazioni. (…) La consumazione dell’evento non è quindi razionale, ma emotiva. (…) Oggi l’evento provoca commozione. (…) Non deve essere compreso, deve emozionare”.
Chiudo con l’Auditel, sistema che ha rivoluzionato l’approccio non solo alla tv, ma alla politica perché, come scrive Freccero, “nell’era del video si realizza la dittatura della maggioranza. La norma coincide con la media statistica. Per la prima volta la verità e il potere vengono espressi in termini quantitativi anziché qualitativi”.
In questo senso l’uso dei sondaggi, di cui abusano soprattutto i tg “di sinistra” è proprio un autogol: “Nell’epoca berlusconiana, l’opinione pubblica si è abituata a identificare il potere con la visibilità”.
Vedremo che succederà nella prossima campagna elettorale…
Ad maiora
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Carlo Freccero
Televisione
Bollati Boringhieri
Torino, 2013
Pagg. 172
Euro: 9

Gli ultimi anni dell’Urss nella stampa sovietica (1990-1991) (tesi)

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La tesi di Fiorenzo Ebbene, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, si occupa di un momento centrale nelle recente storia umana: la scomparsa dell’Unione sovietica (e del PCUS che l’ha guidata nei suoi 70 anni di vita).
Essendo una tesi (magistrale) in comunicazione, il punto d’osservazione è mediatico ed è davvero particolare: gli avvenimenti di quei clamorosi anni visti attraverso le lettere dei lettori ad alcuni quotidiani. Gli anni gorbacioviani (malgrado il persistente odio della stragrande maggioranza dei russi per l’inventore di glasnost e perestrojka) sono considerati – dalla compianta e tanto rimpianta Anna Politkovskaja – gli unici anni di stampa libera da quelle parti.
E le lettere, molte delle quali critiche, altre preoccupate, tante indignate, sono lì a dimostrarlo.
Ad maiora

“Io l’ho saputo dai giornalisti”. Come la stampa ha raccontato Piazza Fontana (tesi)

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Avevo già seguito una tesi su Piazza Fontana, ovviamente nei suoi aspetti mediatici, non giudiziari. Era dedicata a come era cambiata, grazie alla coscienza civile e alla tv, la percezione della strage del 12 dicembre.
Questa di Matteo Pedrazzini, in discussione alla Statale di Milano, affronta il delicato tema da un’altra prospettiva: quella dei quotidiani nei giorni immediatamente seguenti la bomba (comprendendo quindi anche la cosiddetta diciannovesima vittima, Pino Pinelli). Un’analisi lucida e originale che mostra le due facce del giornalismo nostrano che quella vicenda pose plasticamente sulla stessa scena: quelli disposti a bersi tutto ciò che dice il potere contro coloro che non si fidano, che verificano anche le notizie che sembrano scritte sulle Tavole della Legge.
Senza questi ultimi, Valpreda sarebbe forse morto in cella.
Ad maiora