Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Pussy Riot, un libro sulle loro azioni: contro l’omofobia e il clericalismo putiniano

Massimo Ceresa, socio fondatore di Annaviva e attivista di Mondo in cammino ha prodotto un nuovo libro, che presenteremo alla Libreria popolare di via Tadino 18 (a Milano) venerdì 28 novembre alle 19.30. Il volume si intitola “Pussy Riot, le ragazze che hanno osato sfidare Putin”, un titolo che spiega già il filo conduttore di questo lavoro, su una tematica che – con Annaviva – abbiamo sostenuto attivamente, con più di una manifestazione.

Il volume di Ceresa è agile e si fa leggere ripercorrendo a ritroso la storia delle Pussy Riot, partendo da quel concerto (una esibizione di 45 secondi, in realtà) alla Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca che le ha rese famose in tutto il mondo e soprattutto in tutta la Russia, costando a due di loro, una lunga carcerazione. Dettata solo da motivi politici, non certo dall’odio religioso, che compare nelle motivazioni della sentenza. Analizza Massimo Ceresa: “Le Pussy Riot amano la Russia, ma odiano Putin“. E chiunque segua le vicende russe capisce immediatamente come sia naturale questo odio-amore. Che se può funzionare alle nostre latitudini, è letale in quella democratura che è la “Russia di Putin” (titolo di uno dei meravigliosi libri della Politkovskaja).

Le Pussy Riot sono per di più femministe in un paese che dal presidente in giù ha fatto del machismo (e dell’omofobia) la sua cifra. Spiega Nadezhda Tolokonnikova, forse il simbolo di quelle Pussy Riot: “Purtroppo la Russia è ancora dominata dalla secolare immagine di una donna come custode del focolare, e di donne che allevano i figli da sole e senza nessun aiuto da parte degli uomini. Tale immagine continua a essere propugnata dalla Chiesa ortodossa russa, che vorrebbe di nuovo le donne in schiavitù, e l’idea di Putin di democrazia sovrana va nella stessa direzione, ossia rifiutare tutto ciò che è occidentale, incluso il femminismo“. Un motivo in più per contrastare il putinismo, che trova sempre più seguaci anche nel nostro (retrivo) paese.

Un messaggio, quello legato alle battaglie femministe che le Pussy Riot (rectius del collettivo sopravvissuto dopo l’uscita dal gruppo delle tre finite in carcere) lanciano anche dopo le condanne delle loro compagne, in un comunicato che è un vero manifesto politico: “Il nostro paese è dominato da uomini cattivi. Questi uomini pensano che sia illegale dirsi femministe e suonare musica punk. Questi uomini pensano che sia illegale combattere per i diritti della comunità gay e lesbica. Questi uomini pensano che non si possa criticare il governo, pensano che se canti e balli in modo non appropriato meriti due anni di carcere”.

Un messaggio questo che le ragazze con la balaclava diffondono,  bruciando – sul tetto di un palazzo – due grandi foto, una di Putin, l’altra di Lukashenko, altro soggetto che sta allevando il figlio – maschio, ovviamente e solo decenne – come suo – degno – erede.

Nel mirino delle Pussy Riot finisce non per caso il potere temporale della Chiesa ortodossa e ancora men per caso quella Cattedrale del Cristo Salvatore che è diventata il simbolo dei rapporti sempre più stretti tra il clero e il potere politico putiniano. Soprattutto da quando a guidare le gerarchie ecclesiastiche è arrivato Kiril, prelato che non disdegna orologi da migliaia di euro, anche se il suo ufficio stampa cerca – malamente – di cancellarlo dalle sue immagini ufficiali. Ma l’ombra (vero zampino del diavolo, verrebbe da dire) non si può cancellare. Come la vergogna.

Patriarca-Kirill con l'ombra di un orologio

E’ lo stesso patriarca che ha definito Putin un “miracolo di Dio“. Arrivando però dopo Berlusconi che nel 2010 aveva parlato del suo amico del cuore come di “un dono del Signore“. Signore che se ci fa di questi doni deve essere davvero molto arrabbiato con noi.

E’ stata la stessa Chiesa ortodossa a pretendere una punizione esemplare delle Pussy Riot, ricercate in tutta Mosca come pericolose terroriste e come tali trattate. Ma di quello che è successo allora e dopo parleremo venerdì prossimo nella nostra “sede milanese”. Spero di avervi incuriosito.

Vi aspetto. Con l’autore del libro e gli amici di Annaviva.

Ad maiora

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Massimo Ceresa

Pussy Riot, le ragazze che hanno osato sfidare Putin

2014, Carlo Spera editore

Da oggi anche Varsavia ha il suo Giardino dei Giusti

Alle 12, se la Lot non mi avesse stoppato a Malpensa, avrei partecipato, in qualità di fondatore dell’associazione Annaviva, alla cerimonia per la nascita del Giardino dei Giusti a Varsavia, in Polonia. Tra gli alberi piantati uno sarà dedicato ad Anna Politkovskaja. E uno anche per l’italiana Antonia Locatelli, missionaria uccisa in Ruanda.

Questo che segue è, anzi, sarebbe stato, il mio intervento di saluto.
Ricordando sempre che tutti sono importanti. Ma nessuno è indispensabile. Men che meno io…!
Ad maiora

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È con entusiasmo e con fiducia nel futuro che come fondatore dell’associazione Annaviva di Milano partecipo all’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Varsavia.

La nostra associazione, nata nel 2008 per ricordare Anna Politkovskaja e portare avanti le sue battaglie, è stata – nel suo piccolo – protagonista di tante iniziative. Molte delle quali per preservare la Memoria, quella com la M maiuscola.

Per questo abbiamo collaborato con Gariwo per non dimenticare la Politkovskaja e gli altri Giusti che sono finalmente commemorati nel Giardino dei Giusti di Milano.

Abbiamo voluto fare di più e, con una raccolta firme, siamo riusciti a ottenere, nel 2013, un Giardino per Anna Politkovskaja. Chi il prossimo anno verrà a Milano per Expo potrà, in fondo a corso Como, sedersi in uno spazio verde dedicato alla grande giornalista russa, uccisa per il suo lavoro. Di denuncia. Di coraggio.

Lo stesso coraggio che si commemora il 5 giugno a Varsavia, in questo nuovo Giardino dei Giusti che sorge nel distretto di Wola, nell’area in cui si trovava il Ghetto. Rivoli di (drammatiche) storie che si uniscono. Per dare forza a chi è ancora qui a lottare.

Credo infatti che la Memoria di cui parlavo, quella contro i totalitarismi, contro le dittature, contro i fanatismi, sia il bene più prezioso da tutelare da noi e da chi verrà dopo di noi. L‘Europa, per la quale c’è chi combatte e muore in queste ore in Ucraina, non può e non deve essere solo quella legata a freddi criteri economici. Ma è soprattutto quella dei cittadini, del loro spirito, della loro dignità.

Da Milano a Varsavia. Senza dimenticare Kiev e chi coltiva un sogno europeo. Di pace e dignità.

 

Ad maiora

L’Eni dopo Scaroni: che ne sarà della liaison con la Russia di Putin?

Finisce dopo 9 anni la gestione di Eni da parte di Paolo Scaroni. Messo lì da Berlusconi (i rapporti tra i due sono molto buoni: l’ex cavaliere anni fa gli ha regalato un piccolo pacchetto di azioni del Milan) non era mai stato sostituito nemmeno dai governi di centro-sinistra.

L’asse creata dall’Eni di Scaroni con la Russia di Putin ha infatti sempre trovato un appoggio bipartisan. Berlusconi è da immemore tempo uno dei migliori alleati dell’uomo forte del Cremlino. E il primo viaggio di Bersani da ministro per lo Sviluppo economico fu proprio a San Pietroburgo, con Eni ed Enel.

Le due società statali italiane hanno partecipato, proprio in quegli anni, all’asta seguita all’esproprio delle azioni della Yukos, la società di Khodorkovskij fatta fallire perché l’oligarca non aveva piegato la testa davanti a Putin. Comprando pacchetti azionari e poi rivendendoli a Gazprom, il potente braccio gassoso dell’armata putiniana.

Ora arriva alla guida di Eni  (alla presidenza) Emma Marceglia. Ricordo che quando, come presidente di Confindustria, organizzò un viaggio a Mosca, Annaviva scrisse a lei e a una serie di imprenditori (in partenza per fare affari nell’ex terra dei Soviet) una lettera aperta, ricordando loro quel che succedeva ad alcuni loro colleghi, come Khodorkovskij e Lebedev.

La lettera non ebbe risposta.

Ad maiora

Anna Politkovskaja e l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei diritti umani

Questa mattina interverrò al Consiglio comunale dei ragazzi di Castel Mella (Brescia).

Nell’auditorium Giorgio Gaber cercherò di raccontare chi era Anna Politkovskaja, perché fu uccisa e quel che si è fatto e si deve ancora fare per non dimenticare lei e quanti hanno sacrificato la loro vita per raccontare quel che hanno visto.

L’invito mi è arrivato con la lettera che segue e che non poteva lasciarmi indifferente.

Come penso sempre in questi casi, spero di essere all’altezza delle aspettative.

Ad maiora.

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“Gentilissimo Andrea Riscassi,

quest’anno scolastico il Consiglio Comunale dei Ragazzi di Castel Mella (composto da 13 alunni della scuola secondaria di primo grado G. Leopardi) aderisce ad un progetto del Senato Ragazzi intitolato “Testimoni dei diritti”.

Per partecipare si doveva scegliere un articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e realizzare un percorso congruente con l’articolo scelto che avesse anche un occhio di riguardo alla dimensione locale.

I nostri ragazzi hanno deciso di “testimoniare” l’articolo 19 che così recita:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non   essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Il nostro progetto, insieme ad altri 19 selezionati in tutta Italia, è inserito sulla piattaforma on line del Senato Ragazzi nella sezione “Parliamo di …” attraverso la quale si possono seguire ed eventualmente commentare tutti i lavori delle altre scuole.

Dopo la scelta del diritto su cui lavorare abbiamo analizzato una carta di “Reporter senza frontiere” nella quale venivano riportati i livelli di criticità per quanto riguarda la libertà di stampa nei diversi stati del mondo e ne abbiamo scelti alcuni tra quelli rappresentati all’interno del nostro Istituto Comprensivo (quelli da cui provengono alcuni dei compagni stranieri) che stiamo cercando di analizzare  (libertà di stampa ed espressione, censura, accesso o meno alle nuove tecnologie dell’informazione,  giornalisti e reporter a cui, in vario modo è stato impedito di svolgere appieno la propria professione, eccetera).

Sulla carta abbiamo visto che, anche l’Italia presenta qualche criticità…

Da poco abbiamo anche avviato un blog del Consiglio Comunale dei Ragazzi, sul quale vengono inseriti sia materiali del progetto che delle attività del Consiglio.

A conclusione del nostro lavoro volevamo proporre un momento di condivisione e di riflessione sulle tematiche riguardanti il nostro percorso e far conoscere la figura di un giornalista/ reporter che abbia speso la propria vita per la libertà di espressione, comunicazione e trasparenza. Tra le nazioni che stiamo analizzando c’è anche la Russia e ci è sembrata significativa la vicenda della giornalista Anna Politkovskaja. Perciò ci siamo rivolti a Lei.

Pensavamo di dividere in due parti l’evento: nella prima volevamo presentare il nostro lavoro, mentre nella seconda sarebbe previsto il Suo intervento di approfondimento sulla giornalista russa di cui Lei parla nel Suo libro.

RingraziandoLa, Le porgiamo cordiali saluti

I consiglieri del Consiglio Comunale dei Ragazzi di Castel Mella (Bs)”

La crisi e la ludopatia

Ricevo e volentieri pubblico queste riflessioni del collega e amico Sergio Calabrese sulla malattia del gioco, falsa soluzione per uscire dai guai.
Ad maiora

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Un morbo si aggira per la nostra penisola: il gioco d’azzardo. I più colpiti sono gli over 65, perlopiù pensionati con redditi da sopravvivenza. Il 30% della nostra popolazione è a rischio povertà e i pensionati con un reddito sotto i 1000 euro da qualche anno sono triplicati nel nord e raddoppiati nell’intero paese. L’Istat ci dice che una consistente parte della popolazione italiana è sempre più vecchia, disperata, povera e senza lavoro. Per combattere la crisi il pensionato over 65 tenta la fortuna alle slot machine e si gioca la sua anoressica pensioncina. In Italia ci sono ben 9 milioni di anziani vittime del gioco d’azzardo. Quest’anno le macchinette hanno bruciato 6 miliardi di euro. “Povertà fa povertà” recita un vecchio adagio popolare. Se i nonni o i padri (disperati) tentano la fortuna con il gioco d’azzardo, figli e nipoti -spesso senza un lavoro- rimangono privi della paghetta dei genitori o dei nonni e “producono” altra miseria. Sono tante le storie di ordinaria disperazione dovute al demone del gioco in un paese ormai al collasso. Fabbriche chiuse, cassa integrazione, disoccupazione al 13% e tensione sociale, danno l’immagine di un’Italia senza speranza. In questo scenario l’unica attività che non conosce crisi sembra quella del gioco d’azzardo. Slot machine, sale gioco e “gratta gratta” sono per molti la chimera per affrancarsi dalla miseria. Ma è una pia illusione, perché si sa, vince sempre il banco. In Italia le persone disperate che tentano di rimpinguare il magro assegno mensile sono quasi 2 milioni. Nella maggior parte sono individui affetti dalla “ludopatia” (l’ossessione irrefrenabile per il gioco d’azzardo). Una vera piaga che si sta allargando in modo preoccupante. Solo quest’anno i pensionati over 65 hanno speso circa 6 milioni di euro. “Il gioco non ha età” è il nome del recente dossier che la Fipac-Confesercenti (la Federazione italiana pensionati nel commercio) ha reso pubblico. Un documento allarmante che fotografa un fenomeno sempre più in crescita. Dal dossier emerge che il pensionato malato di gioco si “fuma” alle macchinette, bingo e poker on line, 3000 euro l’anno, circa 250 euro al mese su una pensione media di 750 euro mensili. Sono numeri che fanno riflettere. In questo scenario chi ha una pensione sicura diventa un sostegno fondamentale per figli e nipoti senza un’occupazione. Sempre l’Istat ci dice che gli anziani ogni anno contribuiscono con ben 4 miliardi di euro delle loro pensioni per sostenere i figli e nipoti; una sorta di ammortizzatore sociale. Il paradosso è che la maggior parte dei beneficiari di queste somme a loro volta tenta la fortuna alle diaboliche macchinette sperando di risollevare le magre finanze. Ma spesso, anzi sempre: “rien ne va plus.” Tutto è perduto! Domani sarà un altro giorno di ordinaria miseria. Si crea così un corto circuito dal quale è difficile uscirne. Gli unici vincitori sono le organizzazioni criminali che gestiscono il grasso e grosso affare delle sale da gioco, slot machine comprese. Sul territorio italiano ci sono 350 mila macchinette, 250 sale bingo e 58 mila tabaccherie dove il pensionato rouge e noire può tentare la fortuna anche nel bar tabaccheria sotto casa. Il giro d’affari che ruota attorno al gioco d’azzardo vale 700 miliardi di euro. Di questa valanga di euro allo Stato andrà soltanto il 12 per cento. C’è una sorta di schizofrenia; da una parte la ludopatia è riconosciuta come un disturbo del comportamento; una specie di tossicodipendenza che spesso si trasforma in un problema di salute pubblica, e nello stesso tempo lo Stato concede licenze per incrementare il numero delle slot machine nel paese perché ha bisogno di fare cassa. Le regioni con la più alta percentuale di macchinette sul proprio territorio sono la Lombardia (ne ha ben 1.211) e il Lazio con 761. Seguono la Campania (661), l’Emilia Romagna (533), Piemonte (459). La regione dove si gioca di più è il nord della penisola, Lombardia in testa con la provincia di Pavia sul podio. Il gioco d’azzardo al tempo della crisi globale diventa così l’ultima spiaggia per il pensionati e disperati. Ma non sempre si gioca per bisogno. Alcuni si avvicinano alla pratica del gioco per socializzare, oppure per uscire dalla noia del vivere. Innumerevoli sono le storie di ordinaria miseria esistenziale di molti pensionati che trovano nel gioco un modo per affrancarsi anche dalla solitudine. Esiste -dicono gli esperti che da qualche anno stanno osservando il fenomeno- una stretta relazione tra l’invecchiamento della popolazione, l’attuale crisi economica che sta stritolando il nostro paese e il gioco d’azzardo. Le tante sale gioco e i “compra e vendo oro” che sino a qualche mese fa comparivano dal mattino alla sera nelle nostre città sono il sintomo di un’economia gravemente malata. Sono tantissime le testimonianze raccolte nel dossier della Federazione pensionati della Confesercenti. Persone cadute nella trappola del gioco dalla quale non riescono più a uscirne. “Il gioco d’azzardo-racconta Giuseppe- ti devasta la mente e il fisico. Vivi la tua esistenza quotidiana in un continuo shock, perdendo il senso della misura”. “Il gioco d’azzardo- dice la 73enne pensionata Rita- è come una droga. Dopo un po’ ti rendi conto di essere una tossica. Non puoi più fare a meno della dose quotidiana di adrenalina legata al rischio”. “Il suono e il luccichio delle macchinette sono come le sirene di Ulisse che ti ammaliano con la promessa di risolvere ogni tuo problema di sopravvivenza”. “Purtroppo- conclude la pensionata Rita- nel gioco d’azzardo vince sempre e ovunque il banco”. E ancora il dossier racconta di chi giocandosi tutto in una sala giochi, per sopravvivere, è costretto a rubare il cibo in un supermercato. Col tempo s’instaura un meccanismo perverso: meno soldi possiedi e più spendi nelle scommesse. Il rischio è di cadere in mano a persone senza scrupoli, sempre presenti in questi luoghi, disponibili a prestarti qualche somma di denaro con percentuali da usurai. E infine c’è chi addirittura per giocare alle macchinette ravana nel salvadanaio del proprio figlio e gli porta via tutti i suoi piccoli risparmi. In seguito questo papà che “zanzava” i risparmi del figlio è stato denunciato dalla moglie alle forze dell’ordine.
Sergio Calabrese