Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio Under 21 Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Il neurone al City, Cigarini al Siviglia

In questo agosto poco vacanziero, i tormentoni dei giornali (anche i giornali, come le radio, mandano in loop sempre lo stesso disco: all’inizio dici mah, poi carino, alla fine ti abitui e ti piace pure: spesso, risentito un anno dopo, ti domandi come mai ti piacesse) sono stati due: la casa di Montecarlo e l’addio di Balotelli.

Sulla prima mi avvalgo.

Sulla seconda, vorrei sottolineare come invece sia passata sotto silenzio la partenza di un altro campioncino italiano, diretto in Spagna.

Luca Cigarini (classe 1986) è stato ceduto in prestito dal Napoli al Siviglia. Stasera in campo per l’andata della Supercoppa di Spagna, pur entrando nel secondo tempo, si è reso protagonista, con un assist e buone giocate. Il Siviglia (che tra qualche giorno proverà a entrare nel gruppo che conta della Champions) ha così liquidato il Barcellona (di Ibrahimovic – in gol, ma sostituito – e Messi, impalpabile): 3-1. Il ritorno si gioca sabato.

Cigarini è considerato uno dei possibili eredi di Pirlo, anche in nazionale. Per ora gioca con l’Under 21. E’ di Montecchio Emilia, città che ha dato i natali anche a Orietta Berti.

Costato 9 milioni di euro lo scorso anno ha giocato in 28 partite e ha segnato un gol. Non si sarebbe ambientato però nella città partenopea. Sembrava interessasse alla Fiorentina, ma il Napoli ha preferito spedirlo in Spagna (prestito oneroso, con diritto di riscatto). Le prime cose che ha detto sbarcando in Andalusia è che vuole vincere titoli e trofei.

Forse al Napoli tutto questo sarebbe stato più difficile. Ma sotto il Vesuvio qualcuno staserà si starà mangiando le mani.

Oggi l’addio a Salvatore Furia

Centinaia di persone stanno rendendo in queste ore omaggio a Salvatore Furia, il meteorologo del Gazzettino padano della Rai, scomparso ieri l’altro. La camera ardente è stata allestita nel Comune di Varese al Salone Estense. Aperta alle 10 verrà chiusa intorno alle 14.45. A quell’ora partirà il corteo funebre (preceduto dal gonfalone di Varese) diretto alla Basilica di San Vittore, dove verranno celebrate le esequie.

Furia, 85 anni, autodidatta, appassionato di cirri, stelle e prealpi, era vedovo. Lascia due figli. E centinaia di migliaia di ascoltatori senza più le sue speciali previsioni del tempo.

Abkhazia: dopo i missili, Lukashenko?

Mentre le fiamme dei devastanti incendi sono sempre più vicine all’impianto atomico di Saratov (sarebbe interessante saperne cosa ne pensi il candidato alla commissione per la “sicurezza nucleare” italiana, il parlamentare pd Veronesi), mentre il governo tace sul numero dei morti, al Cremlino continuano ad occuparsi di Abkhazia e Ossezia del sud. Malgrado l’emergenza (tardivamente dichiarata) a Mosca, qualche giorno fa il presidente Medvedev è volato a Sukhumi per celebrare la vittora nella guerra contro la Georgia. A ruota è stato annunciato che proprio in Abkhazia sono stati posti missili terra-aria S-300. Il tutto per difendere le due zone abitate da russi, russofoni e russofili (tuttora sotto la sovranità di Tbilisi però).

Ora dal Cremlino si fa trapelare la voce che anche la Bielorussia di Lukashenko sarebbe in procinto di  riconoscere l’indipendenza di Ossezia meridionale e Abkhazia. Diventerebbe così il quarto Stato dopo Venezuela, Nicaragua e Nauru (piccola e quotatissima isola del Pacifico) a riconoscere la secessione. Starebbe anche a significare un riavvicinamento tra Lukashenko e Putin, dopo mesi di freddezza. Sarà per il caldo di questa strana estate russa.

Addio professor Furia. Pensieri positivi, malgrado tutto

Quando in questi tristi mesi per l’informazione, osservavo le imbarazzanti previsioni del tempo all’interno del Tg1 fatte da un giornalista, pensavo alla fortuna del Gazzettino padano (storico e seguitissimo giornale radio locale della Rai lombarda) di avere Salvatore Furia a raccontarci “che tempo farà”. Da domattina purtroppo non sarà più così. Lui, catanese appassionato di stelle e Alpi, ha aspettato l’ultima pioggia di astri a San Lorenzo, per andarsene, in punta di piedi.

Registrava ogni mattina le previsioni del tempo dal Centro geofisico prealpino che aveva creato dal nulla anni fa a Campo dei fiori, sopra Varese. Alle 6.45 puntualmente chiamava i tecnici del Gazzettino e raccontava quel che le nuvole gli avevano indicato, ma non solo. Metteva in guardia chi va in montagna per fare sport (“no volo libero”, o “no fuori pista” erano due delle sue raccomandazioni) e si rivolgeva a quella parte contadina della pianura, silenziosa ma ancora presente, invitando ad affrettare la fienagione prima di piogge o rugiada.

Anche per questo, quando qualche anno fa stette male e fu costretto per mesi ad assentarsi dalla trasmissioni radio, chi preparava le edizioni del Gazzettino veniva subissato di richieste sulle sue condizioni di salute. Si era ripreso anche se la sua voce affaticata, ricordava a tutti che, per quanto giovanile, aveva ormai 85 primavere.

Ciò che rendeva uniche le previsioni di Furia era la sua umanità. Quel suo “pensieri positivi” con cui invitava centinaia di migliaia di ascoltatori lombardi ad affrontare la giornata con un sorriso “malgrado il tempo” o “malgrado tutto”.

Arrivederci professor Furia. Quaggiù cercheremo di continuare ad avere pensieri positivi.

Il basco (di) Francesco Cossiga

Una delle cose che più mi aveva stupito andando a fare i servizi nei Paesi Baschi sugli indipendentisti, era l’amore che nutrivano per lui a Bilbao e dintorni. Per il presidente emerito italiano, ora in fin di vita, Francesco Cossiga.

Della vita politica dell’ex Capo dello Stato ricordo solo questo aspetto forse secondario ma che mi lasciò colpito. Nel 2001, dopo una lunga frequentazione con quelle terre, Cossiga venne insignito del premio “amico dei baschi”. Un riconoscimento che gli venne conferito dal Partito nazionalista basco (Pnv). Proprio Cossiga si era battuto all’interno del Partito popolare europeo perché il Pnv non fosse espulso. Ma i popolari di Aznar ebbero la meglio. Qualche tempo dopo intervistato dalla Nuova Sardegna ricordò : “La mia passione è maturata anche con l’appoggio da me dato alla causa basca, per la mia vicinanza al partito basco, il primo partito cattolico democratico, che Aznar, acerrimo nemico dei nazionalismi, ha provveduto a far cancellare dall’internazionale popolare, di cui il partito basco è stato uno dei fondatori quando il giovane Aznar militava nei movimenti giovanili franchisti sotto la dittatura».

Cossiga in quella occasione lanciò un appello ai terroristi dell’Eta: “La mia condanna è totale – disse nel discorso di ringraziamento – e se la violenza poteva essere legittima in un regime totalitario, non lo è più oggi in un regime democratico, che ha come suprema garanzia il Re Juan Carlos”.
Quando a Bilbao gli indipendentisti baschi gli conferirono il premio, da Madrid gli strali più forti furono proprio quelli del Partido Popular. Cossiga, con l’aplomb che lo ha contraddistinto negli anni dei sassolini nella scarpa replicò: “Gli insulti dei fascisti sono stati sempre per me un onore”.

Ma la colpa del Pnv, come di Cossiga, era quella di dialogare con Batasuna, il partito politico nato da Eta (un tempo infatti la parte combattente si chiamava Eta militare) per cercare una soluzione politica alla questione basca. Ma in Spagna, chiunque incontri esponenti di Batasuna, viene accusato di “intelligenza” col terrorismo. È capitato anche a chi scrive, denunciato da un gruppo post-franchista come apologo del terrorismo per aver intervistato alcuni esponenti di Batasuna. Proprio io che non ho nemmeno fatto il militare ma l’obiettore di coscienza.

Per tornare al più interessante rapporto Cossiga-baschi l’ex presidente italiano criticava i governi madrileni che, a suo avviso, erravano nell’”identificare il nazionalismo con il terrorismo”. Spiegava Cossiga che “combattere il nazionalismo fino al suo abbattimento finirà solo per fomentare il terrore” e invitava a trovare anche un accordo – sulla falsariga di quello irlandese – “adoperando anche provvedimenti di indulgenza”.

Ma non è quella la strada che si è scelta per i Paesi Baschi. O meglio, era quella che avevano adottati i francesi ai tempi di Mitterand (con l’indubbio vantaggio che l’ala militare gli attentati li faceva in Spagna, mentre aveva scelto la Francia come sicuro rifugio). Con Chirac la musica è cambiata, tanto che nel 2002 era stato sconsigliato/vietato a Cossiga di partecipare a un incontro politico con i baschi a Biarritz (bellissimo capoluogo basco in Francia). Cossiga non era gradito nemmeno in Spagna perché considerato vicino ai terroristi. Un accusa che vista dall’Italia, con quello che era successo dalle nostre parti (con le Brigate rosse, ma anche con l’omicidio di Giorgiana Masi) non poteva che far sorridere.

L’ultima notizia che ho trovato sui baschi e Cossiga risale al 2008 e concerne l’autorizzazione data dalla magistratura spagnola ad Arnaldo Otegi, leader di Batasuna, appena scarcerato, di passare una settimana di vacanza in Lombardia. Il leghista Borghezio dichiarò che la Padania lo avrebbe accolto a braccia aperte (“partigiano della libertà e compatriota”) e Cossiga disse che Batasuna “è stato dichiarato illegittimamente fuori legge dal neofranchista Aznar”. “Avrei voluto, aggiunse Cossiga, invitare Otegi a colazione ma mi hanno consigliato di non mettermi in contatto con lui. I servizi spagnoli mi controllano. Se lo venissero a sapere, potrebbero revocargli il permesso”.

Otegi nel 2009 è stato di nuovo arrestato per apologia di terrorismo. Nel marzo di quest’anno stato condannato ad altri due anni di penitenziario per un suo comizio (disse: “Abbiamo un debito con i prigionieri politici baschi, i rifugiati e i tanti compagni che abbiamo perso nella lotta e alla fine ce la faremo”).

Da quelle parti, anche un discorso di commemorazione di un terrorista può portarti in cella. E sono certo che dal carcere dove è recluso, Otegi starà pensando a Cossiga.

A Bilbao, nel frattempo, il Pnv è stato cacciato dal governo e ora c’è una coalizione socialisti-popolari al potere. Loro sicuramente non staranno pregando per la vita dell’ex presidente italiano.