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#Euro2012 In gol per la Russia l’osseto Dzagoev, di Beslan

Alan Dzagoev due volte in gol nella partita d’esordio della Russia, è uno dei giovani campioncini del Cska di Mosca, dove gioca dal 2007. Pur essendo nato nel 1990. E non in una città qualsiasi della Federazione russa: Beslan, in Ossezia del Nord.
Qui il sequestro da parte di terroristi ceceni di un’intera scuola il primo settembre del 2004 e il successivo intervento delle forze speciali russe causò 334 vittime, 186 delle quali bambini.
Per tornare al calcio, il giovane centrocampista russo in gol stasera contro la Repubblica ceca valeva, prima degli Europei dai 15 ai 20 milioni di euro.
La Russia, grazie a giocatori come lui ha quest’anno buone possibilità nel torneo.
Stasera ha segnato ai cechi. Questo invece una spettacolare rete agli slovacchi:

Ad maiora.

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Un altarino sull’Ad Maiora?

L’Ad Maiora galleggiante mi interessa visto che molti mi invitano – dopo le notizie di questi giorni – a cambiare il mio saluto finale.

Oggi Repubblica intervista l’anonimo ex comandante dello yacht che ospitava Formigoni.

Curiosamente nel catenaccio (sia nella versione on-line che in quella cartacea) c’è la notizia di un altarino a bordo della barca. Ma nel pezzo non se ne trova traccia:

http://www.repubblica.it/politica/2012/05/29/news/formigoni_yacht-36111635/

Ad maiora (lo tengo)

Ps. Sul Corriere, a pag.19, compaio in bella vista mente intervisto il governatore.

 

Ps2. Formigoni annuncia querele. Ecco il comunicato:

“E’ ora di mettere fine alle speculazioni contro di me: ho già dato mandato allo studio legale Stivala di agire giudizialmente a tutela della mia reputazione contro quelle testate giornalistiche, televisive o radiofoniche che con palesi trasfigurazioni del vero, falsità, interpolazioni, hanno inteso minare l’onorabilità mia e del consesso regionale da me presieduto”. lo dichiara il presidente della regione lombardia, Roberto Formigoni.

Per un’informazione al servizio della verità (e della felicità)

Ogni tanto Guido della Libreria popolare di via Tadino 18 (base operativa e sentimentale di Annaviva a Milano) mi dice: questo devi assolutamente leggerlo.
Difficilmente sbaglia.
Così è stato per “Informazione e verità” (Viator, 2011) di Daniele Gallo che, da saggista e giornalista, affronta uno dei temi più complessi dell’informazione odierna: il rispetto della verità. Quella che il compianto Cavallari definiva la non-menzogna.
Gallo fa un passo in più in questo piccolo saggio ricco di spunti e di citazioni. Invita i giornalisti, evangelicamente, a essere al “servizio del bene”. E lo spiega così: “Si obietterà che il mondo della comunicazione informativa non ha come finalità la cura dei mali della società e che compito del giornalista è quello di fotografare la realtà com’è, non è quello di sostituirsi a psicologi e sociologi. Ma questa obiezione è figlia di un superato modo di affrontare i problemi: non basta più limitarsi a svolgere il compito, pur in modo irreprensibile, cui si è chiamati dalla propria professione. Occorre inserire un valore aggiunto supplementare: tutti dobbiamo concorrere al miglioramento di questa società, facendo qualcosa di più. Così il giornalista deve cercare e offrire la notizia, deve informare, e non solo contribuire alla conoscenza dei fatti ma anche alla loro spiegazione, per ridurre il livello collettivo di non conoscenza e di conflittualità e aumentare quello del rispetto e della solidarietà”.
Per quanto riguarda la conflittualità, da einaudiano e gobettiano, ne conservo un’idea positiva e non negativa, ma lo spunto a fare qualcosa in più del mero mestiere lo condivido in pieno. Le mia attività in Annaviva, per quanto mi riguarda, rientrano in questo filone di pensiero. E forse anche le lezioni universitarie.
Il libro analizza ovviamente la deriva dell’informazione sempre più spettacolare e sempre meno deontologica. Gallo riporta parte del Manifesto per un’etica dell’informazione dell’Unione cattolica della stampa italiana: “Viviamo in una società dello spettacolo. Il giornalista, pur conoscendo l’importanza delle modalità comunicative legate allo spettacolo e la loro capacita di attrazione, è consapevole che la sua attività si colloca su di un piano diverso. L’informazione non è spettacolo, anche se può far uso di forme che sono proprie dello spettacolo. Il compito di una corretta informazione non può essere quello dell’intrattenimento”.
La comunicazione, televisiva e non solo, è sempre più centrale nell’attuale fase storica (rappresenta il 12% dell’economia moderna) tanto fa essere sempre più nel mirino di eserciti e di terroristi. Daniele Gallo cita, non a caso, le Torri Gemelle (il cui abbattimento ebbe tempi “televisivi”: con il secondo aereo ripreso da migliaia di telecamere, più o meno professionali): “Il significato storico dell’attacco alle Torri Gemelle è tutto incentrato sulla straordinaria importanza dal punto di vista comunicativo piuttosto che sulla sua ridotta importanza sul piano militare. Le regole che va a stravolgere sono quelle faticosamente disegnate da una società civile, che ha in testa l’idea della costruzione di una collettività, di una comunità, al di là dell’esistenza singola, quel mondo comune definito da Hannah Arendt e che comprende “coloro che sono vissuti prima di noi e coloro che vivranno dopo di noi”, mondo in cui si manifesta la fondamentale condizione umana di pluralità”.
Ma è soprattutto su quella che Gallo chiama l’etica della responsabilità di noi giornalisti che invita a riflettere, e sopratutto a muoversi: “Si pensi a quale ricaduta positiva assisteremmo se il mondo della comunicazione si ponesse l’obiettivo, parallelamente alla necessita fisiologica di “dare la notizia”, di alimentare il gusto dell’armonia tra le persone, di favorire l’anelito alla felicità. Certamente non tutte le notizie si prestano per una diffusione con tali caratteristiche, soprattutto quelle più drammatiche, ma iniziamo a eliminare la superficialità, la maliziosità, la strumentalizzazione, la menzogna, il sensazionalismo, la mancanza di rispetto e un circuito virtuoso si metterà in moto”.
Più facile a dirsi che a farsi.
Ma se non si parte (anche da soli) non si arriverà mai da nessuna parte.
Ad maiora

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Daniele Gallo
Informazione e verità
Gruppo editoriale Viator
Milano, 2011
Pagg. 95
Euro 10

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Energizer Night Run. Ci siamo!

Prima corsa notturna in Italia, a Milano.
Ad maiora

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La prigione sta rinforzando Khodorkovskij (recensione del libro che presentiamo alle 18)

Il detenuto politico più famoso di Russia. La dimostrazione plastica che quella putiniana è un vero regime dove finisce in prigione non il ricco in quanto tale. Ma il ricco che non piega la testa davanti al potere. Quello che osa contraddire il piccolo zar in pubblico e osa finanziare i partiti d’opposizione (liberali, ma soprattutto comunisti).
I motivi per cui Mikhail Khodorkovskij ha scritto “La mia lotta per la libertà” (Marsilio) è perché quella libertà l’ha persa nel 2003 e la riacquisterà solo una volta che Putin e la sua banda (da Medvedev – che pure, appena diventato presidente, sembra convincere l’autore, vittima di Sindrome di Stoccolma – in giù) avrà perso il potere. I due processi che gli si sono stati intentati non hanno infatti alcuna base giuridica (con reati postdatati come assegni tarocchi).
Dalla istruttiva lettura del libro (composto da articoli, interviste e ottimi confronti a distanza con intellettuali russi) si evince che la cattività ha ulteriormente (e ghandianamente) rinforzato l’ex uomo più ricco della Russia. Motivo per il quale, temo, il regime lo farà sicuramente marcire in cella: “Cinque (ora nove, Ndr) anni di prigione equivalgono ugualmente a trasferimenti continui, infinite limitazioni. Non riesci a portarti dietro molte cose. Dispiace abbandonare i libri accumulati, perdere i propri appunti. Ma essi sono con me, nella mia testa. Tutto il resto non conta. In questo senso la prigione rende un uomo libero”.
Khodorkovskij non se la prende più di tanto per essere diventato molto più povero che nel recente passato. Ma perché la Russia di Putin ha fatto a pezzi una realtà economica super attiva come Yukos (alla cui spartizione – ma sul libro non se ne trova traccia – hanno partecipato anche – ai tempi prodiani – ENI ed Enel), capace di dare lavoro a migliaia di persone e versare milioni di rubli al fisco moscovita: “Il caso Yukos non è un conflitto fra lo stato e il business, bensì un attacco motivato da un punto di vista politico e commerciale di un business (i cui rappresentanti sono i burocrati) contro l’altro”.
E l’imprenditore fa una previsione che ricorda la “rivoluzione bianca”: “Ben presto, l’unica controparte di questa polizia famelica e ingorda sarà una folla inferocita che si riverserà in strada gridando: Avete promesso panem et circenses. Ebbene, dove sono?!”.
È interessante la parte politica del discorso di Khodorkovskij che invita e auspica – per il dopo Putin – una svolta a sinistra, statalista. La formazione nel Komsomol non sembra essere stata vana…
Chiudo sulle note del volume, che dovrebbero spiegare meglio le parti oscure. Non sempre riescono nell’intento. A volte sono imprecise (Budanov non ha mai chiesto e men che meno rifiutato la grazia). Altre invece prendono cantonate. Come confondere Platon Lebedev, socio di Khodorkovskij col generale Lebed’, ex XIV armata attiva in Moldavia durante la guerra civile, mediatore coi ceceni, lanciatosi in politica contro Eltsin (poi con) e morto in modo misterioso in un incidente aereo dieci anni fa.
Succede anche questo, nella Russia di Putin.
Ad maiora

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Mikhail Khodorkovskij
La mia lotta per la libertà
Marsilio
Venezia, 2012
Euro: 19
Pagg. 239

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OGGI ALLE 18 PRESENTEREMO QUESTO LIBRO AL CIRCOLO DEI LETTORI DI VIA WASHINGTON 56 A MILANO.
VI ASPETTIAMO

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