Vladimir Putin

La Russia di Putin, una nuova oligarchia al potere

Nel ricordare che sabato prossimo (4 febbraio) Annaviva ha organizzato a Milano un presidio di solidarietà con l’opposizione russa (ore 11, via Dante 12, sotto la bandiera russa per l’Expo), pubblico questa bella recensione del professore (e amico) Alessandro Vitale.

Ad maiora.

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Francesca Mereu, “L’amico Putin. L’invenzione della dittatura democratica”. Aliberti Editore, Roma 2011, pagg. 348; € 18,00.

Le elezioni di dicembre della Duma, i metodi sbrigativi e i risultati delle quali sono stati duramente contestati dalle opposizioni politiche russe e da un numero sorprendente e imprevisto di giovani e di semplici cittadini, scesi spontaneamente in piazza, non solo a Mosca, hanno reso di notevole attualità questo libro. I protagonisti di questi avvenimenti recenti, infatti, a vent’anni esatti dalla “Primavera della Russia” (la resistenza non-violenta al colpo di Stato) non solo hanno dimostrato che – contrariamente allo stereotipo sulla sua “apatia congenita” -la Russiaanche nei momenti di maggior immobilismo non smette mai di ribollire, accumulando enormi energie per successive rivolte, ma hanno anche puntato apertamente il dito contro un gruppo ben preciso di persone, che oggi è la chiave per comprenderela Russiapost-sovietica: l’oligarchia putiniana asserragliata nel Cremlino, che dal 1999 domina incontrastata tutti i settori chiave del Paese. In poco più di un decennio questa equipe di governo, erede del regime sovietico, costituita per quasi l’80% da agenti dell’ex KGB (che non era solo un servizio spionistico, ma un’istituzione totalitaria e invasiva, capace di sottomettere l’intera vita civile, economica e sociale), è riuscita a riprendere lentamente in mano le leve del potere, ingabbiando il Paese in una camicia di forza. Con notevole competenza e maestria – soprattutto nel rendere leggibile e avvincente il libro – l’Autrice illustra le tappe e le impressionanti vicende legate all’ascesa e al consolidamento dell’oligarchia di Putin, fornendo dati di grande utilità per l’analisi realista e scientifica della politica interna e internazionale russa. È infatti nell’ascesa di questo gruppo di potere che è possibile intravedere la profonda continuità del sistema sovietico, salvatosi nelle sue strutture portanti e profonde, a causa di una rivoluzione troppo debole e interrotta. I passi più inquietanti del libro riguardano i metodi usati per il mantenimento del potere: non solo quelli teatrali e aperti (con l’uso dei mezzi di comunicazione di massa), ma anche i più segreti, con tutto il loro spietato, machiavelliano cinismo, a partire dagli attentati del settembre 1999, serviti all’avvio della seconda guerra cecena e all’ascesa della consorteria al potere; attacchi che provocarono svariate centinaia di morti a Mosca e la cui dinamica ha generato fondati sospetti di programmazione dall’alto. Per non parlare dell’ecatombe di giornalisti indipendenti. La promessa di “liberare il Paese dagli oligarchi” è sfociata in poco tempo nella rinascita di una potente oligarchia piena erede del vecchio sistema, che ha avuto buon gioco a espandere il suo controllo sull’intera economia e a creare consenso. L’Autrice non lo nota – soffermandosi a sottolineare i legami Putin-Berlusconi (nei metodi di governo), ma qualcosa oggi in Russia si è incrinato e l’equipe di potere lo sa. Si potrebbe dire, paradossalmente in termini marxiani, che questa camicia di forza politica, che secondola Mereuha paralizzato l’economia e lo sviluppo civile della Russia, sarà chiamata a fare i conti con gli imponenti cambiamenti che avanzano negli strati giovanili e nella società russa nel suo complesso, dovuti al ridisegnarsi delle profonde strutture produttive, sociali e della rivoluzione informatica e che potrebbero un domani arrivare persino a spezzarla.

 Alessandro Vitale 

Domani la figlia della Tymoshenko al Senato Usa

La figlia delll’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko, Evgenia Carr, domani parlerà al Senato degli Stati Uniti. L’operazione fa parte di una campagna internazionale per chiedere la libertà di sua madre.

Interverrà davanti alla sottocommissione senatoriale per gli affari europei dedicata all’Ucraina.

Yulia Tymosheno è in carcere dal mese di agosto, E’ stata condannata a sette anni di carcere per abuso di potere, per un accordo sul gas firmato nel 2009 – nella sua veste di primo ministro – col suo omologo russo, Vladimir Putin.

La condanna, motivata da ragioni squisitamente politiche, ha creato tensioni tra Kiev e l’Unione europea. Il marito della Tymoshenko ha ottenuto qualche giorno fa asilo politico nella Repubblica Ceca.

“Continueremo a raccontare al mondo intero come il regime ucraino usi la giustizia per punire gli oppositori politici”, ha spiegato la figlia della Tymoshenko.

Evgenia Carr, 31 anni, è già stata in visita nel mese di gennaio a Berlino, Copenaghen, Parigi e Strasburgo per chiedere agli occidentali di aumentare la pressione sul presidente ucraino – filo-russo –  Viktor Yanukovich, al fine di ottenere la liberazione di sua madre.

“Più sarà forte la pressione, più crecerà la speranza di rilascio”, ha detto la Carr aggiungendo: “Mia madre è innocente ed è in prigione senza motivo: Yanukovich può liberare mia madre domani, se solo vorrà farlo”.

Nei giorni scorsi l’associazione Annaviva ha mandato una lettera al console ucraino di Milano chiedendo lumi sull’accanimento verso l’ex leader della rivoluzione arancione. Si è ancora in attesa di risposta.

Ad maiora.

Putin si sceglie gli avversari: sì Prokhorov, no Javlinskij

La commissione elettorale russa (la cui indipendenza la si è potuta plasticamente osservare alle ultime, contestate, elezioni parlamentari di dicembre) ha deciso chi potrà sfidare il piccolo zar Vladimir Putin alle presidenziali del 3 marzo.

Grigorij Javlinskij, vecchio leader dell’opposizione liberale (ormai in disarmo) non ha avuto nemmeno l’onore delle armi e non potrà candidarsi.

Per la commissione avrebbe presentato firme invalide. Difficile, in questo caso, sperare in un decreto del Colle (pardon, del Cremlino) che sani la situazione.

Javlinskij guida quel che resta del partito della mela (Jabloko), bandiera liberale, ammainata da anni.  

Il 4 marzo sulle schede i russi potranno trovare, oltre a Putin, altri quattro candidati. Il leader dei social democratici Sergei Mironov, il nazionalista Vladimir Zhirinovsky e il leader comunista Gennadij Zyuganov. Quest’ultimo è l’unico che possa ambire al ballottaggio, semmai Putin non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta.

A sorpresa – ma non troppo – la commissione elettorale ha accettato come candidato anche il milionario Mikhail Prokhorov.

Le sue firme sono state giudicate perfette.

Proprietario della squadra Nba dei New Jersey Nets, Prokhorov è il terzo uomo più ricco della Russia. Chiede limitate riforme di mercato e finora si è astenuto dal criticare direttamente l’operato del primo ministro e candidato presidenziale Vladimir Putin.

Forse anche per questo le sue firme sono piaciute così tanto.

Ad maiora.

Putin irride l’opposizione. Che insiste: via il presidente della Commissione elettorale

Il primo ministro russo Vladimir Putin ha respinto le richieste di colloqui con i leader dell’opposizione che hanno portato decine di migliaia di persone in piazza per chiedere la fine del putinismo.

Vladimir Putin, incontrando i giornalisti, ha detto di non sapere cosa vogliano i manifestanti cui si è rivolto in modo – more solito – sprezzante: “Dovrebbero formulare una sorta di piattaforma comune e una posizione comune, in modo che sia possibile capire a cosa ambiscano”. “C’è una piattaforma comune? No. Chi è lì per parlare e di cosa?’.

Putin non è stupido. Sa che la sorta di Cln nato nelle piazze moscovite è estremamente eterogeneo e ha un punto principale di aggregazione: il desiderio che Putin torni nella sua dacia dove potrà esercitarsi nelle attività ginniche che preferisce.

La seconda richiesta collettiva delle opposizioni è quella di ripetere le elezioni politiche viziate da numerosi ed evidenti brogli. Occorrerebbe anche cambiare legge elettorale. Il porcellum russo è peggio che una porcata e, oltre allo sbarramento del 7%, impedisce aggregazioni prelettorali e di fatto la nascita di nuovi partiti.

Le opposizioni chiedono però soprattutto, in queste ore, una vittima simbolica, ossia la testa di chi guida la commissione elettorale:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20111224_00094_NE.shtml

Vladimir Churov, presidente della Commissione elettorale, è d’altronde un putiniano di ferro. Ha lavorato al Comune di Pietroburgo e poi con Vladimir Putin. E’ stato anche membro della Duma per il partito “liberale” di Zhirinovskij.

Essendo laureato in fisica, per poter nominare Churov a guidare la commissione elettorale, lo staff di Putin ha dovuto cambiare la norma che prevedeva una laurea in legge per ricoprire quell’incarico.

Putin sta d’altronde cercando di serrare le fila per arrivare indenne alle presidenziali di marzo quando spera di conquistare il terzo mandato (non consecutivo).

Churov, rimanendo al suo posto, potrebbe dare quell’aiutino che permetta al buon Vladimir di evitare un imbarazzante ballottaggio.

Ad maiora.

L’opposizione russa in piazza. Pensando a Khodorkovskij

Mentre Putin mostra i muscoli (altro non sa fare) ricordando di avere la maggioranza (ma dorvà dimostrarlo alle presidenziali di marzo) l’opposizione russa si prepara ad altre manifestazioni di protesta.

La Russia diventerà comunque un “paese normale” (mi spiace citare il leader Massimo) quando rimetterà in libertà Mikhail Khodorkovskij, in cella solo per essersi opposto a Putin.

L’ex oligarca è stato vittima di un processo irregolare come ammesso dallo stesso Consiglio dei diritti russo:

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/12_dicembre/21/russia_consiglio_diritti_annullare_ultima_condanna_khodorkovsky,32908170.html

L’uomo (che ha subito due condanne e non ha mai potuto usufruire di alcuno sconto di pena, pur incensurato) non ha ovviamente potuto partecipare alla gigantesca manifestazione moscovita di sabato.

Per lui, sul palco, ha preso la parola il suo legale, Yuri Schmidt:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20111224_00004_NE.shtml

Molti manifestanti issavano l’icona di Khodorkovskij, quasi fosse un progioniero politico:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=353&ID_articolo=3&ID_sezione=761

L’ex oligarca, prevede la moglie, rimarrà in cella fino a quando Putin resterà al potere.

Dovesse essere scarcerato, sarebbe infatti un candidato alternativo certo più credibile di Prokhorov (che sabato è rimasto ovviamente nella sua dacia).

Ad maiora