Silvio Berlusconi

Comunque, Schulz

Nessuno mi toglierà mai il dubbio che Martin Schulz, ora presidente del Parlamento europeo, cui ieri Napolitano ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, debba molto a Silvio e al suo storico comizio europeo, in risposta al socialdemocratico tedesco:

http://youtu.be/ZV1Y3vVC3ZU

Ad maiora

Valentino Valentini. L’uomo-ombra di Silvio a Mosca

Ieri è comparso tra i testimoni della difesa del processo sul Ruby Gate, ma è scivolato via come la pioggia sul vetro.

Eppure Valentino Valentini è un personaggio chiave dell’entourage berlusconiano.

Classe 1962, bolognese, Valentini è stato allevato in Publitalia, poi assunto come interprete al Parlamento europeo (ora è in aspettativa). Sulla via di Bruxelles trova Silvio Berlusconi che lo assume come proprio segretario personale.

La fedeltà paga e Valentini sbarca in Parlamento nel 2001. Non si registrano particolari attività d’aula. Mai un interpellanza o un intervento in assemblea.

La sua vera attività è mantenere la rete di rapporti tra Eni e Gazprom, tra Berlusconi e Putin. Anche il presidente russo lo ama, tanto da insignirlo dell’onorificenza dell’Ordine di Lomonosov. Ignote le motivazioni.

Valentini, sconosciuto ai più nel nostro paese, è invece monitorato dagli americani. Nei cablogrammi pubblicati da Wikileaks, l’allora ambasciatore americano Spogli lo descrive così: “Valentino Valentini, un membro del Parlamento e una sorta di uomo ombra che opera come uomo chiave di Berlusconi a Mosca, praticamente senza staff o segreteria. Valentini, che parla russo e va a Mosca diverse volte al mese, appare frequentemente al fianco di Berlusconi quando si incontra con gli altri leader. Che cosa faccia a Mosca durante le sue frequenti visite non è chiaro, ma si vociferi che curi gli interessi di Berlusconi in Russia”.

Valentini, che dà del tu a Putin, dopo le rivelazioni di Wikileaks, replica dal Kazakistan il 2 dicembre 2010 (dove si trova in visita con Berlusconi e Bonaiuti) a chi lo accusa di “frequenti viaggi a Mosca”: “Al di là di alcuni titoli maliziosi, basta leggere per intero i rapporti filtrati da Wikileaks per capire di cosa si tratti: chiacchiere di corridoio della politica. Sui rapporti con la Russia non c’è nulla di misterioso, come ho più volte avuto modo di argomentare direttamente all’ambasciatore Spogli durante numerose colazioni nella sua residenza di Villa Taverna”.

Scrive invece Stefano Feltri sul Fatto quotidiano del 3 dicembre 2010: “Quel che è chiaro è che questo deputato bolognese di 48 anni è considerato una specie di ministro degli Esteri ombra, qualifica che stava per essere formalizzata dopo le elezioni del 2008 quando Valentini era pronto per diventare sottosegretario alla Farnesina con delega all’Europa. Poi la cosa è saltata, perché il ministro avrebbe percepito la nomina di Valentini come un commissariamento di fatto da parte di Palazzo Chigi. Così Valentini ha conservato quello status informale di consigliere della Presidenza del Consiglio che gli permette di avere maggiore autonomia d’azione. Nessuno sa quante lingue parli, chi dice cinque, chi sette o otto. Adesso che il suo nome è finito sui giornali di tutto il mondo, per Valentini sarà un po’ più complesso muoversi con la discrezione a cui si era abituato negli ultimi anni”.

In realtà, anche ieri è scivolato via. Come un’ombra

Ad maiora

Erdogan da Putin (senza Berlusconi)

Mentre i quotidiani italiani si dilettano a contare i followers di Grillo, quelli turchi continuano a concentrarsi sulla visita del loro primo ministro a Mosca.
Da quel poco che sono riuscito a leggere, ignorata invece nel Bel Paese.
Eppure la Turchia è un elemento fondamentale nello scacchiere del Mediterraneo, soprattutto ora che riceve migliaia di profughi dalla Siria.
Di Siria hanno discusso Putin e Erdogan ieri. Pur rimanendo su posizioni distanti.
Qualche tempo fa i due, quando stavano per firmare l’accordo per il passaggio in territorio turco del gasdotto South Stream si trovarono al tavolo anche Berlusconi, che si vantò di aver avuto un ruolo centrale nel patto:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/eni-gas/turchia-berlusconi/turchia-berlusconi.html
Il gasdotto, nato da una joint venture tra Gazprom ed ENI, ha visto negli ultimi tempi la compagnia statale italiana fare ampi passi indietro; con la crisi è infatti diminuito pesantemente il consumo di gas in Italia. E per diventare l’hub del gas avremmo bisogno di strutture, costose e impattanti in un territorio ad alta densità umana come il nostro.
Ad maiora.

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Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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Mosca si prepara al terzo mandato di Putin e al corteo dell’opposizione

Denis Bilunov, uno dei leader dell’opposizione russa, si presenta all’appuntamento (ristorante georgiano, piacerebbe al buon Piretto) indossando la maglietta di Annaviva. Siamo insomma sempre presenti anche a Mosca…
Giovedì 10 (alle 21) lo ospiteremo alla libreria popolare di via Tadino 18 a Milano. A parlare della Russia di Putin.
Il 6 e il 7 sono due giornate importanti e connesse per Mosca. E non solo.
Lunedì mattina Putin si insedia al Cremlino per la terza volta.
E domenica è prevista la Marcia del milione. In piazza tutta l’opposizione al putinismo. Verranno (se non li fermano prima, come sta accadendo qua e là) anche rappresentanti da tutta la Federazione.
Il corteo, dopo un lungo tira e molla è stato autorizzato dal Comune di Mosca (il nuovo sindaco è meglio del precedente, ma non è che ci voleva molto).
Seguirà lo stesso percorso dell’ultima grande manifestazione contro Putin e finirà in Bolotnaja. Difficile capire cosa succederà al termine del corteo.
Lo capiremo solo vivendo.
Ad maiora

Ps. Ho anticipato di qualche ora l’arrivo del “mio” ex primo ministro, qui per omaggiare l’amico Putin. Suppongo che, per preparare il terreno a SB, sia già arrivato a Mosca anche Valentino Valentini, vera anima grigia della politica estera pidiellina. È, insieme a Silvio, uno dei pochi italiani ammessi a dormire al Cremlino.
Son cose…

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