Sellerio

Il noir di Robecchi nella Milano di Expo

Il secondo episodio di una serie di libri è sempre il più complicato. Soprattutto se il primo è andato bene. Alessandro Robecchi riesce invece a essere convincente anche in questo suo secondo giallo, sempre ambientato a Milano. “Dove sei stanotte” non solo parla di Milano, ma addirittura di Expo e quindi potrà essere lettura gustosa per chi si prepara per i 20 milioni di turisti attesi (sulla cifra, totemica, Robecchi scherza a più riprese).

Anche in questo libro (come in Questa non è una canzone d’amore, edito sempre da Sellerio) il protagonista è Carlo Monterossi, autore televisivo che non ama la tv e che si infila sempre in un mare di guai. Guai che questa volta lo conducono a una storia d’amore (che in qualche modo ci aspettiamo abbia conseguenze nel terzo volume. che a questo punto attendiamo fiduciosi).

Robecchi (ex Cuore, ex Piovono Pietre di Radio popolare ora nel gruppo di Crozza) ha nello scrivere uno stile ironico che lo rende davvero riconoscibile. Come molti milanesi, ama e odia la sua città e i suoi abitanti. Che adorano le quattro ruote come pochi altri: “Contravvenendo alle sue abitudini, sottraendosi alle spire del vizio, tradendo un dogma della sua personale religione, e al tempo stesso il genius loci milanese, smentendo i luoghi comuni che come si sa hanno sempre ragione, Carlo Monterossi decide di non prendere la macchina e andare al lavoro con i mezzi pubblici. Passano quaranta secondi e cinquanta metri e ha già cambiato idea, ma ormai sta scendendo le scale della metropolitana, e allora decide di continuare in quella mossa contronatura”.

Alessandro ha, come già capitato nei precedenti libri, una grande capacità di descrizione, immaginifica: “Ha la faccia di uno che ha nascosto il veleno per i topi nei cereali e poi se n’è scordato e ha fatto colazione”.

Su Maria, la donna che ha fatto innamorare Monterossi: “Le gambe che spuntano dal vestito che arriva appena sopra il ginocchio sono forse il prototipo perfetto su cui il Signore ha progettato le gambe, il modello insomma, l’originale, il calco primigenio. “Devono essere così”, avrà detto ai suoi ingegneri. E quelli a borbottare su quel vecchio perfezionista incontentabile”.

La trama vede un duplice omicidio, con la polizia che fatica perché deve fare i salti mortali per coprire tutte le scorte a politici e diplomatici impegnati nella kermesse mondiale e fatica a stare dietro a un caso appena più complesso di una rissa tra immigrati (che pure hanno un ruolo centrale nella parte del libro incontrata al Corvetto).

Il commissario Gregori sbotta così col vicesoprintendente Ghezzi: “Non mi rompa il cazzo anche lei coi turni e gli straordinari e la burocrazia… Io sto già qui con ‘set carature di cazzo… Il Ghana, l’Africa, il cibo e la speranza… sa dove se la può infilare la speranza il presidente del Ghana?… Esposizione universale dei miei coglioni… questa è l’esposizione universale della rottura di palle!”.

Buon Expo. Anzi buona lettura.

Ad maiora

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Alessandro Robecchi

Dove sei stanotte

Sellerio

Pagg. 355

Euro 14

La Romania e il suo doppio

 


Un piccolo libro che racconta, meglio di mille saggi, quello che ha rappresentato il socialismo reale, con quel suo controllo sulle persone spesso devastante. Quanti in questi giorni si stracciano le vesti per la difesa della privacy e che passano le vacanze con ex tenenti colonnelli del Kgb, farebbero bene a leggere “Cristina e il suo doppio” del premio Nobel per la letteratura Herta Müller (Palermo, Sellerio, 2010).

 

La scrittrice racconta l’attività della Sicuritate per distruggere la sua reputazione, per controllare la sua vita: «Dal momento che avevano messo una cimice spia in ogni stanza, non c’era una sola nicchia del privato che sfuggisse al controllo statale». Con una protervia che tuttora la stupisce: «a voler essere precisi, pensavamo anche che, per nemici dello Stato che fossimo, tutto sommato non eravamo degni di un tale dispiego di mezzi».

Dapprima i servizi segreti comunisti avevano comunque cercato di assoldarla. Fallito questo primo obiettivo hanno fatto trapelare invece il contrario. Come spiega, «i Servizi segreti si sono adoperati massicciamente per raggiungere lo scopo di spacciarmi per una loro agente». Questo spiega il titolo del libro che racconta, oltre alla storia individuale di tedescofona in Romania, la parabola di un paese che non si è mai liberato dalla tenaglia dei vecchi esponenti del regime: «Tranne che nella carriera diplomatica, oggi in Romania un ex informatore può trovarsi più o meno nella stessa posizione che occupava un tempo».

Una frase che ha un’eco nella bella intervista che qualche giorno fa Domenico Quirico de La Stampa  ha realizzato allo scrittore albanese Ismail Kadarè: «La dittatura, certo è caduta, ma ne restano le vestigia sempre: non quelle concrete ma quella di una certa mentalità generale».

La Müller è molto critica su come la Romania, ora nell’Unione europea, sia uscita dalla dittatura, che ha lasciato comunque i suoi strascichi (non solo un’orribile palazzone nel centro di Bucarest): «Dopo Ceausescu si è provveduto a trasformare la Securitate in un mostro astratto, le cui colpe non sono personalmente imputabili a nessuno».

Posso testimoniare che la paura dei terribili servizi segreti sia sopravvissuta alla loro fine. Qualche anno dopo la caduta del Muro, ero a Bucarest per una durissima manifestazione di minatori non pagati (erano arrivati a dar fuoco al Parlamento) contro il governo. A un certo punto partì una durissima carica e fuggirono tutti, giornalisti compresi. Il grido di paura che lanciavano i manifestanti era solo “Securisti, securisti!” e faceva tremare anche chi non aveva mai vissuto in una dittatura.

Che fare allora? Aprire gli archivi, in Romania, come in Russia, come nel Paese delle Aquile. L’obiettivo lo spiega sempre l’ottimo Kadarè: «Per liberarsi davvero del passato autoritario l’Albania ha bisogno della verità, del coraggio, che finora non ha avuto, di aprire gli archivi, di non farsi ricattare dall’alibi delle possibili vendette».

La Müller ricevette il Nobel per la letteratura perché capace di “rappresentare il mondo dei diseredati”.  Una capacità dimostrata anche in questo piccolo ma importante volume.

Herta Müller

Cristina e il suo doppio

Sellerio editore

Palermo, 2010

Euro 9