La Stampa

Zapping mondiale: dalla scomparsa di Quirico alla fiducia a Letta

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Molta politica italiana sui siti mondiali. Con una sola eccezione.

Al Arabiya ha ifatti in home page la notizia della scomparsa in Siria dell’inviato de La Stampa, Domenico Quirico. Sempre in tema Siria. il Guardian parla di attacchi cibernetici a siti occidentali fatti da hacker pro-regime.
Da più parti si parla della fiducia ottenuta da Letta ieri alla Camera. Lo fa Le Monde. E pure la Faz che titola sulla grande maggioranza. L’Indipendent cita una parte del discorso del neo presidente del Consiglio.
Il Corriere del Ticino spiega infine agli elettori svizzeri perché Letta ha la fiducia, ma non di M5S.
Per lo sport, molta attenzione viene data al primo coming-out nell’Nba. Sul NYT l’anuncio del centro dei Bulls, Collins.

Sulla Cnn si racconta invece del cappotto subito dal Sunderland di Di Canio, sconfitto 6-1 dall’Aston Villa.
Finisco con Mourinho (dai siti de El Pais e de El Mundo), che stasera tenta una remuntada anti-tedesca
Ad maiora

QUEL GENIO DI FILIPPO SENSI

I casi della vita. Sono stato quattro anni al Liceo Carducci di Milano. In classe con me c’era Maurizio Baruffi, ora capo di Gabinetto della nuova amministrazione Pisapia.

Per impegni lavorativi di mio papà, ho vissuto un anno a Roma. Ho frequentato il liceo Calasanzio. In classe con me c’era Filippo Sensi.

Oggi molti quotidiani parlano di lui come il blogger italiano che ha incastrato il ministro inglese Fox. Sugli Esteri del Corriere c’è una pagina intera, accompagnata da una piccola foto di foto di Filippo che lo ritrae mentre osserva l’Ipad: dietro di lui si intravede la gru giocattolo di uno dei tre figli…

Michele Anzaldi, altro grande amico, parla di Filippo Sensi e soprattutto del blog Nomfup, di cui Filippo è fondatore:

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/423983/

Filippo Sensi è un genio assoluto. Aveva intrapreso la carriera universitaria ma, non avendo santi in paradiso, ha dovuto ripiegare su altri lavori.

Nel 2010 ha partecipato alla nascita di Not My Fucking Problem (Nomfup, appunto). Che si è messo a sfornare scoop mondiali. Dopo l’Observer, oggi di lui si accorgono anche tutti i quotidiani italiani.

Bene così.

Ad maiora.

Dal Meeting alla Festa democratica

Ancora qualche scampolo di riflessione sul Meeting, poi giuro che la smetto. Uno spunto mi è stato offerto oggi dalle pagine torinesi de La Stampa dove si parla di “processo Pdl a Galan”. Il ministro delle politiche agricole (non proprio filo-leghista) è infatti l’unico rappresentante dell’esecutivo ad aver accettato di andare alla Festa nazionale democratica che prende il via domani nel capoluogo piemontese (dove le celebrazioni per il 150° sono partite intorno al 148°). Dopo il mancato invito democratico (su cui non tutto il partito si è trovato d’accordo) a Cota, governatore sul quale pende un ricorso elettorale bressiano, hanno dato forfait alla Festa: Maroni, Calderoli, Tremonti, Sacconi e Romani.

Galan era presente anche l’altro giorno al Meeting e ho provato a pensare alle differenze tra due kermesse tardo-estive come quella ciellina e quella democratica.

Il Meeting ha come principale difetto di non essere 2.0. E’ unidirezionale. C’è chi parla e chi ascolta. Punto. Al massimo ci si può avvicinare agli oratori alla fine degli incontri. Ma spesso viene creato un cordone invalicabile. Solo l’altro giorno – non a caso, in un fuoriprogramma – c’era la possibilità di interloquire con Formigoni che ha incontrato i suoi “amici di Facebook”. Per il resto, agli incontri intervengono persone che la pensano più o meno tutti allo stesso modo. Non c’è confronto. La pletora di leader di centro-destra che avrebbero dovuto partecipare alla Festa dell’opposizione dimostra che invece si può cercare un dibattito politico. Lì qualche anche qualche forma di question time è sempre prevista.

Certo il Meeting è qualcosa di diverso da un Porta a Porta ciellino. È un luogo di aggregazione. Ma forse le domande dal pubblico non farebbero male. Altrimenti si rischia di ripetere, in chiave “politica”,  il meccanismo della Messa. Potrebbe invece diventare una sorta di temporanea “democrazia ateniese”, ovviamente su base volontaria e solidale.

Alla Fiera di Rimini si va comunque per incontrare amici e per ascoltare i dibattiti. Alla Festa dell’Unità si va anche e soprattutto per mangiare (e ballare). La forma di socializzazione a tavola è un elemento centrale degli appuntamenti estivi dell’ex Pci. Non credo che qualcuno vada al Meeting per i ristoranti allestiti all’interno. L’aggregazione lì non passa per tavolate comuni (anche se nei ristoranti riminesi, alla sera, non mancano).

Comunque la formula di condensare tutti gli avvenimenti in una sola settimana è vincente. La Festa Pd a Torino che prende il la domani si chiuderà il 12 settembre.

Per quanti andranno all’appuntamento piemontese domani sera, oltre che per incontrare Bersani e cenare, c’è anche il concerto gratuito di Dalla e De Gregori. Qualche bella canzone per cercar di non pensare alla crisi.

La Romania e il suo doppio

 


Un piccolo libro che racconta, meglio di mille saggi, quello che ha rappresentato il socialismo reale, con quel suo controllo sulle persone spesso devastante. Quanti in questi giorni si stracciano le vesti per la difesa della privacy e che passano le vacanze con ex tenenti colonnelli del Kgb, farebbero bene a leggere “Cristina e il suo doppio” del premio Nobel per la letteratura Herta Müller (Palermo, Sellerio, 2010).

 

La scrittrice racconta l’attività della Sicuritate per distruggere la sua reputazione, per controllare la sua vita: «Dal momento che avevano messo una cimice spia in ogni stanza, non c’era una sola nicchia del privato che sfuggisse al controllo statale». Con una protervia che tuttora la stupisce: «a voler essere precisi, pensavamo anche che, per nemici dello Stato che fossimo, tutto sommato non eravamo degni di un tale dispiego di mezzi».

Dapprima i servizi segreti comunisti avevano comunque cercato di assoldarla. Fallito questo primo obiettivo hanno fatto trapelare invece il contrario. Come spiega, «i Servizi segreti si sono adoperati massicciamente per raggiungere lo scopo di spacciarmi per una loro agente». Questo spiega il titolo del libro che racconta, oltre alla storia individuale di tedescofona in Romania, la parabola di un paese che non si è mai liberato dalla tenaglia dei vecchi esponenti del regime: «Tranne che nella carriera diplomatica, oggi in Romania un ex informatore può trovarsi più o meno nella stessa posizione che occupava un tempo».

Una frase che ha un’eco nella bella intervista che qualche giorno fa Domenico Quirico de La Stampa  ha realizzato allo scrittore albanese Ismail Kadarè: «La dittatura, certo è caduta, ma ne restano le vestigia sempre: non quelle concrete ma quella di una certa mentalità generale».

La Müller è molto critica su come la Romania, ora nell’Unione europea, sia uscita dalla dittatura, che ha lasciato comunque i suoi strascichi (non solo un’orribile palazzone nel centro di Bucarest): «Dopo Ceausescu si è provveduto a trasformare la Securitate in un mostro astratto, le cui colpe non sono personalmente imputabili a nessuno».

Posso testimoniare che la paura dei terribili servizi segreti sia sopravvissuta alla loro fine. Qualche anno dopo la caduta del Muro, ero a Bucarest per una durissima manifestazione di minatori non pagati (erano arrivati a dar fuoco al Parlamento) contro il governo. A un certo punto partì una durissima carica e fuggirono tutti, giornalisti compresi. Il grido di paura che lanciavano i manifestanti era solo “Securisti, securisti!” e faceva tremare anche chi non aveva mai vissuto in una dittatura.

Che fare allora? Aprire gli archivi, in Romania, come in Russia, come nel Paese delle Aquile. L’obiettivo lo spiega sempre l’ottimo Kadarè: «Per liberarsi davvero del passato autoritario l’Albania ha bisogno della verità, del coraggio, che finora non ha avuto, di aprire gli archivi, di non farsi ricattare dall’alibi delle possibili vendette».

La Müller ricevette il Nobel per la letteratura perché capace di “rappresentare il mondo dei diseredati”.  Una capacità dimostrata anche in questo piccolo ma importante volume.

Herta Müller

Cristina e il suo doppio

Sellerio editore

Palermo, 2010

Euro 9