Haiti

Msf apre un nuovo ospedale ad Haiti (video)

Dopo essere tornato da Haiti, ho notato che la maggior parte dell’informazione e delle raccolte fondi sono finalizzate verso alcune associazioni.

Personalmente (e il termine va inteso nel senso più ampio possibile) sull’isola caraibica ho potuto apprezzare il lavoro di Avsi e di Msf.

Questo il video della costruzione del nuovo ospedale a Tabarre, Port au Prince:

http://youtu.be/GFwflNyalHA

E questo il racconto di cosa ha fatto Medici senza frontiere ad Haiti:

http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/dossier.asp?IdDossier=8&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl189&codiceCausale=126

Ad maiora

UN VOTO PER FIAMMETTA CAPPELLINI (E PER HAITI)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dagli amici dell’Avsi questo appello per votare Fiammetta Cappellini per il premio “Donna dell’anno 2011”. Chi ha seguito questo blog durante il viaggio ad Haiti non potrà non ricordarla.

Ad maiora.

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Fiammetta Cappellini, rappresentante della Fondazione AVSI in Haiti, candidata finalista, unica italiana, per il premio internazionale “Donna dell’anno 2011” . Tutti possiamo aiutarla a vincere, votandola sul blog ufficiale della manifestazione: http://wdd.consiglio.regione.vda.it/rp/wp/

Il tema centrale per l’assegnazione del Premio, patrocinato dal Ministero delle Pari Opportunità, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri Italiano, la Regione Autonoma Valle D’Aosta, la Fondazione CRT e il Soroptmist International Club Valle D’Aosta, ha come obiettivo la valorizzazione del ruolo della donna nella società, nella cultura, nel mondo del lavoro e della politica. La cerimonia di consegna del premio avrà luogo venerdì 2 dicembre ad Aosta.

La motivazione della candidatura di Fiammetta recita queste parole: “italiana che ha trovato ad Haiti una seconda patria, dove anche una semplice tenda può diventare il luogo per ricominciare a vivere e a sperare.”

Quelle tende dell’AVSI allestite immediatamente a Port-au-Prince per accogliere i bambini e le famiglie vittime del terremoto del 12 gennaio 2010 che ha distrutto tutto e causato la morte di 250 mila persone. “Eravamo in ufficio in AVSI a Port-au-Prince. La prima scossa è stata fortissima. Appena possibile abbiamo lasciato i locali. Le strade però si sono rivelate una trappola. Ciò che abbiamo visto è spaventoso. Ci sono bambini soli in cerca dei genitori. Cumuli di cadaveri per strada. Pregate per questo Paese sfortunatissimo”.

Il giorno dopo, il 13 gennaio, Fiammetta era l’unica voce da Haiti che comunicava con l’Italia via Skype. La risposta immediata all’emergenza, con una forza d’animo straordinaria, è stata possibile proprio grazie all’impegno di Fiammetta e di tutta la sua équipe. “Il popolo di Haiti non si lascia abbattere e schiacciare dai drammi della vita, questo desiderio irriducibile di affermare la forza della vita e la speranza del domani è ciò che lo caratterizza.” La centralità della persona, il riconoscimento del suo valore come essere unico e irripetibile è l’elemento essenziale su cui AVSI focalizza per costruire il domani.

–          GUARDA il reportage di Andrea Riscassi per Tv7 del TG1 della RAI

–          Leggi la sezione dedicata ad AHITI sul sito www.avsi.org

 

AVSI in Haiti, presente ininterrottamente dal 1999, sta sostenendo più di 45.000 persone con diverse attività e programmi realizzati in partnership con le Nazioni Unite e grazie al generoso aiuto di amici donatori, privati, aziende, cooperazione decentrata, famiglie italiane, sostegno a distanza.

In particolare si stanno costruendo, riabilitando e organizzando scuole, una per oltre 600 bambini è stata appena inaugurata lo scorso 3 ottobre, centri nutrizionali per la lotta alla malnutrizione per mamme e bambini, centri di accoglienza socio educativi, atelier artigianali e di moda per l’avvio dei giovani nel mercato del lavoro, miglioramento delle abitazioni, sostegno a distanza e sviluppo rurale al sud, ripristinando un impianto di acqua ad uso domestico, formando tecnici agricoli anche a livello universitario, introducendo processi di trasformazione e di filiera per la manioca e altre produzioni locali, includendo  la gestione del suolo.

HAITI, NUOVO TENTATIVO DI FORMARE UN GOVERNO

Le elezioni sono finite da mesi, ma ancora non sono riusciti a formare un governo. Haiti però non è il Belgio che sembra sopravvivere con un esecutivo provvisorio. L’isola caraibica per ripartire da povertà e terremoto avrebbe bisogno di stabilità e di auto-governo. Ma per ora così non è.
Ieri il neo-presidente Michel Martelly ha annunciato il nome del candidato alla carica di primo ministro: è Bernard Gousse, un tempo ministro della Giustizia. E proprio questo suo vecchio incarico potrebbe giocargli a sfavore nell’ottenere la fiducia alle Camere, dove l’opposizione ha i numeri per respingere i candidati presidenziali. È già successo pochi giorni fa, quando deputati e senatori hanno rimbalzato Daniel-Gerard Rouzier, un ricco imprenditore.
Gousse rischia di essere impallinato per il sospetto di aver consentito, nel 2004, l’eliminazione di sostenitori dell’ex presidente Aristide quando quest’ultimo era riparato all’estero e Gousse era ministro della Giustizia di un governo di transizione. Aristide è peraltro ritornato sull’isola e ha ancora molti fan tra gli haitiani.
“Gousse è una pessima scelta. Non avrà la fiducia”, dicono i parlamentari vicini all’ex presidente Preval. “È un uomo onesto che conosce l’amministrazione. Porterà Haiti fuori dal caos”, ribatte il portavoce dell’attuale presidente Martelly.
Nelle prossime settimane sapremo quali tra queste due affermazioni risulterà vincente e se il Paese più povero del mondo riuscirà a formare un esecutivo.
Ad maiora.

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HAITI, RIPARTIRE DOPO “L’INNOCENZA VIOLATA”

Un libro interessante per chi voglia approfondire quel che è accaduto negli ultimi anni ad Hati (l’isola caraibica è, ahinoi, scomparsa da tutti i media). “Haiti, l’innocenza violata” di Marco Bello e Alessandro Demarchi (Infinito edizioni) si concentra più che sugli aspetti politici sui movimenti sociali presenti sull’isola, movimenti che hanno faticato a diventare centrali nella storia di questo sfortunato Paese.

Sfortunato perché come spiegano i due esperti, questo Stato coraggioso che si è staccato prima di tutti dal giogo colonialista ha pagato cara questa scelta: «Haiti sembra essere povera da sempre. Almeno dalla conquista spagnola del 1492, considerando il concetto occidentale di “povertà” applicabile da quella data. Solo un anno prima, Haiti si era indebitata con banche private francesi per 24 milioni di franchi, rivalutati in 21 miliardi di dollari attuali: tanto la Francia reclamava come indennità per aver perso la sua colonia più redditizia. È l’inizio del suo impoverimento cronico, non solo finanziario. Il debito comprende anche un pagamento in natura, a base di legno pregiato: si continua così il disboscamento dell’isola, già devastata per far posto a piantagioni coloniali. La storia economica di Haiti è subito in salita».

Il volume affronta il ruolo della chiesa nella società haitiana che «a causa dell’assenza endemica dello Stato per quanto riguarda i servizi per la popolazione, la chiesa e i religiosi gestivano (e gestiscono ancora oggi) la maggior parte delle scuole e delle strutture sanitarie». Ma anche e soprattutto degli Stati Uniti che, dal1915 inavanti, mettono il becco (e spesso anche gli scarponi militari) negli affari interni di questo Stato indipendente. Nel 1994 con Clinton che manda i marines: «Non si tratta più di una democrazia popolare, risultato di una lotta di massa, bensì di una democrazia calata dall’alto, ristretta o “sotto tutela”, in quanto controllata da vicino attraverso le Nazioni Unite». E nei mesi post-terremoto con gli aiuti umanitari: «Gli Stati Uniti hanno utilizzato Usaid e l’ong Care come braccio operativo per invadere, attraverso programmi di sviluppo, il mercato haitiano di “american rice”, affossando così la produzione locale».

Proprio sul pessimo servizio degli economisti liberisti sulle finanze haitiane si concentrano molte delle pagine che spiegano (insieme a “corruzione, clientelismo, lotta per le poltrone”, frutto della politica interna che – ad esempio – ai tempi di Duvalier ha contratto l’80% degli attuali debiti) come Haiti sia e resti uno dei Paesi più povero del mondo: «Alla fine del suo regime nel 1986, Baby Doc fugge svuotando le casse dello Stato.  Prontamente interviene in soccorso di Haiti il Fmi, con un prestito di 24,6 milioni di dollari, con la condizione che Haiti riduca le tasse di protezione sul riso (allora al 24 per cento), su altri prodotti agricoli e su alcune industrie. Questa impostazione mirava ad aprire i mercati del Paese alla concorrenza di altre nazioni. Da allora gli agricoltori haitiani non possono competere con i produttori di riso statunitensi, sovvenzionati dal loro governo (il riso, alimento base degli haitiani, è uno dei prodotti più sovvenzionati negli usa). Riso gratuito o a buon mercato continua anche ad arrivare sotto forma di aiuti alimentari. La produzione locale del cereale crolla e decine di migliaia di contadini sono costretti a trasferirsi in città o nella confinante Repubblica Dominicana a cercare lavoro. (…) Molto più recenti, anche gli Accordi di partenariato economico (Ape), sottoscritto con l’Europa nel 2010, prevedono l’apertura dei mercati ai prodotti europei sovvenzionati. Il sisma non ha migliorato la situazione: a causa egli aiuti c’è stata un’invasione straordinaria di riso nordamericano».

Il sisma è chiamato ad Haiti il “momento zero” da cui ricominciare. Ma ripartire con le forze interne perché è inimmaginabile un Paese che viva solo grazie alle sovvenzioni provenienti dall’estero. Anche questa sarà la sfida del nuovo presidente Michel Martelly (insediatosi il 15 maggio). Dopo tante delusioni dalla classe politica, non sarà un caso che gli haitiani abbiano scelto per guidarli un cantante senza alcuna  esperienza politica.

Ad maiora.

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Marco Bello e Alessandro Demarchi

Haiti, l’innocenza violata

Infinito edizioni

Castel Gandolfo (Roma)

Gennaio 2011

Pagg. 171

Euro: 13.

Brice Gaspard agronomo ad haiti

In morte di un agronomo ad Haiti

Apprendo solo ora, con colpevole ritardo, della morte ad Haiti di Brice Gaspard, agronomo che avevo avuto l’onore di conoscere e intervistare durante la mia permanenza sull’isola, lo scorso novembre.

Brice, malgrado avesse gran parte della famiglia all’estero, aveva deciso di rimanere sull’isola caraibica per portare avanti quella che riteneva la chiave per il rilancio di Haiti: l’agricoltura, da unire con la pastorizia.

Così lo ricordano gli amici dell’Avsi con cui l’agronomo collaborava:

 Il nostro collega da 10 anni, l’agronomo Brice Gaspard, è improvvisamente mancato il 6 maggio scorso a Les Cayes, Haiti.
Insieme a Fiammetta, Federico, e a tutti i colleghi dello staff di AVSI in Haiti, di oggi e del passato, siamo profondamente addolorati e sgomenti.

Brice è stato un compagno di viaggio fondamentale per la presenza di AVSI in Haiti, fin dai nostri primi passi, nel ‘99. Dopo aver lavorato per organizzazioni internazionali diverse, aveva trovato con Marco Tambini e Samuele della Corna, i pionieri di AVSI in quella terra meravigliosa, il sud di Haiti, qualcosa di interessante. Diceva che per il suo popolo e il suo Paese il metodo di AVSI era il più adeguato: valorizzare la persona, evitare l’assistenzialismo così frequente negli aiuti internazionali, valorizzare le risorse del territorio, la tradizione locale, nel credo cristiano. Quando vedeva distribuire gli alimenti nel periodo del terremoto, lui che sapeva quanto quella terra possa produrre, si rattristava e diceva che il suo popolo non lo meritava.

Aveva tanto insistito sulla creazione dei “club di famiglie”, per favorire l’aggregazione e il protagonismo delle persone, specie se molto povere.
Conosceva ogni vegetale della ricchissima natura del territorio. Sapeva la storia di tutte le malattie occorse a animali e vegetali dell’isola. Ci sono riforestazioni in luoghi altrimenti desolati firmate da Brice negli anni ’70-‘80.

Diceva che questa era la strada: la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Tanto che, pur avendo figli negli USA e potendo trasferirsi là a vivere nel meritato riposo della sua età, aveva deciso di rimanere a Les Cayes, a lavorare, a costruire, con AVSI.

Conosceva tutto e tutti ed era conosciuto da tutti coloro che nel Paese si occupano di agricoltura. Chiunque consultassimo sullo sviluppo rurale nelle istituzioni haitiane ci apriva le porte quando sentiva il suo nome, segno di stima e apprezzamento.

Siamo particolarmente lieti di averlo avuto con noi in Italia a ottobre 2010, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione con una delegazione del ministero dell’agricoltura di Haiti e su invito dell’Ambasciatore Benoit. L’impegno intenso di AVSI sulla sicurezza alimentare, l’agricoltura, l’ambiente in Haiti, era ed è un tutt’uno con Brice.

Speriamo di proseguire degnamente il lavoro impostato da Brice. “Non ti chiediamo perché ce l’hai tolto, ma ti ringraziamo di avercelo dato”. Con Sant’Agostino salutiamo questo professionista, amico, uomo. (9 maggio 2011)

Ciao Bris, che la terra di sia leve.