Giuliano Pisapia

PISAPIA INCONTRA L’AMBASCIATORE RUSSO

Dall’ufficio stampa di Palazzo Marino riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ricordando sommessamente che Milano è, insieme a Genova (e Brescia), la città che ha dedicato un albero ad Anna Politkovskaja nel locale Giardino dei Giusti.

Ad maiora.

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Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha incontrato oggi a Palazzo Marino l’Ambasciatore della Federazione Russa  Alexey Meshkov, accompagnato dal Console generale Alexey Paramonov. Per la nuova amministrazione milanese l’incontro è stato l’occasione per affermare la volontà di proseguire sulla strada di una proficua collaborazione in campo economico e culturale, anche in vista di Expo 2015 cui la Russia ha già dato convinta adesione.

L’Ambasciatore ha presentato ufficialmente al Sindaco gli eventi culturali  che animeranno la scena milanese nelle prossime settimane nel quadro dell’anno della Cultura e Lingua Russa in Italia e della Cultura e Lingua Italiana in Russia. Particolare attenzione è stata dedicata alla Stagione teatrale di San Pietroburgo che, in collaborazione con il Piccolo Teatro,  si svolgerà dal 13 ottobre  e vedrà l’arrivo a Milano di  245 artisti russi.  Un evento cui si affiancheranno numerose altre iniziative e che conferma i tradizionali legami tra Milano e San Pietroburgo, gemellate dal 1967,  all’indomani del cambio di amministrazione che entrambe le città hanno di recente conosciuto.
“Sono certo che con il nuovo Governatore Georgy Poltavchenko potremo avviare un proficuo rapporto di collaborazione  che possa contribuire allo sviluppo culturale ed economico delle nostre città in un momento in cui la crisi economica internazionale impone anche la ricerca di nuove modalità nei rapporti internazionali”, ha dichiarato il Sindaco Pisapia.

METTI UNA SERA ALLA FESTA DEL PD DI MILANO

Serata interessante quella di ieri alla Festa milanese del Pd. Prima la presentazione del libro di Luigi Manconi e Valentina Calderone “Quando hanno aperto la cella” (Il Saggiatore) dove vengono raccontate le storie di cittadini morti mentre erano nelle mani delle forze dell’ordine. A leggere le pagine del volume (e soprattutto i verbali, ancora più agghiaccianti) Giuliano Turone. Manconi ha detto che chi è sotto il totale controllo dello Stato dovrebbe essere considerato sacro, anche se colpevole dei peggiori crimini.

L’associazione fondata da Manconi si chiama A buon diritto:

http://www.abuondiritto.it

Al dibattito anche il sindaco di Milano, l’avvocato Giuliano Pisapia. Il primo cittadino è andato poi al banchetto referendario, ieri presieduto dall’ex ministro della difesa, Arturo Parisi:

Al banchetto anche l’attore Moni Ovadia che dopo aver firmato contro il Porcellum ha detto la sua sull’opposizione:

A seguire un dibattito sulla mafia a Milano, con l’assessore Majorino (qui col sindaco):

All’incontro anche Nando dalla Chiesa che, a logica, dovrebbe guidare un comitato-commissione Antimafia del Comune. Sindaco e professore dovrebbero sentirsi al telefono oggi.

Ad maiora

Parole nuove per la politica

Parole nuove per la politica: un libro anche per capire il nuovo vento a Milano

Un libro che è importante leggere anche per capire chi è Maria Grazia Guida, da poco nominata vice sindaco di Milano. E per riflettere su ciò che ha rappresentato e rappresenta per la capitale morale la Casa della carità, che è qualcosa di più di un luogo dove vengono accolti migranti senza casa.

“Parole nuove per la politica” è un volume del Saggiatore curato da don Virginio Comegna e Maria Grazia Guida. Sintetizza una serie di incontri che si sono svolti a Sasso di Maremma nei quali sono stati posti al centro dell’attenzione cinque parole: fraternità, riconciliazione, gratuità, generatività (ossia quando un individuo estende le proprie preoccupazioni anche ad altri) e Costituzione.

Dei numerosi saggi pubblicati, quello di Romano Prodi dedicato alla società globale è decisamente il più scontato e inutile (anche se il più pubblicizzato).

Sono invece importanti, anche in vista di una comprensione della nuova amministrazione comunale milanese, le parole di don Colmegna che scrive: «Il “non abbiate paura” di ispirazione evangelica qui diventa principio politico che libera dalla paura». Una riflessione simile a quella fatta da Giovanni Bianchi nel volume: «La gestione della paura è un elemento della modernità e dello Stato moderno. Non è un virus approdato sulle cose italiane con i barconi dei disperati che attraversano il Canale di Sicilia». La frase su “è finita la politica della paura” è tra le prima che ha pronunciato anche la Guida una volta presentata come vice di Pisapia.

Il neo-vicesindaco, nel suo contributo al libro, offre una riflessione sulla cosa pubblica: «Il vero governo della polis non abita più nell’amministrazione della casa pubblica, il Comune, ma è il prodotto dell’intreccio di una pluralità di interessi finanziari. Il suolo non è più indivisibile patrimonio collettivo della comunità insediata, ma un asset finanziario di prima grandezza». Riflessione alla quale contrappone questa nuova visione, sulla quale immagino imposterà la sua esperienza amministrativa: «Siamo tutti un po’ azionisti della città, se possediamo almeno un alloggio, ma il nostro contributo alla costruzione della città stessa rischia di essere simile a quello che un piccolo risparmiatore può avere sulle scelte di una grande compagnia».

Tra le riflessioni più interessanti (fatto che stupirà chi mi conosce) ho trovato quelle di Massimo Toschi su Caino e Abele. L’assessore alla Cooperazione internazionale della Regione Toscana ci pone davanti al quesito: «Ciascuno deve decidere se vuole essere il guardiano del fratello o l’omicida del fratello, là dove la fraternità si rovescia in violenza». Per fare una risposta davvero interessante (che merita di essere letta per intero) e che questa frase, in parte riassume: «Se Caino fosse rimasto dentro la macchina della violenza che tutto stritola – Caino uccide e poi viene ucciso – questo brano non ci avrebbe interessato. Ma Dio dice che anche chi uccide, il carnefice, è nostro fratello, è sotto il segno di Dio e da lui protetto. Dio non ha protetto Abele ma ha protetto Caino. Se viene protetto, egli, nella conversione radicale, ha la possibilità di diventare Abele. Tutti possono diventare Abele perché su Caino c’è il segno di Dio».

Insomma un libro da leggere perché spiega anche su quale nuove parole politiche si basi il nuovo vento che spira a Milano, Napoli e ora – con questi clamorosi risultati referendari – anche nel resto del Paese.

Ricordandosi quel che scriveva Benedetto Croce e che nel libro è più volte ripetuto: «La politica è l’unica professione senza una specifica formazione. I risultati sono di conseguenza».

Ad maiora.

Parole nuove per la politica

A cura di don Virginio Colmegna e Maria Grazia Guida

Il Saggiatore

Milano, 2010

Pagg. 14

Euro: 16

il libro fotografico elettorale di Letizia Moratti

Il libro fotografico di Letizia Moratti e i suoi errori “elettorali”

“L’attuale Presidente del Consiglio si fa fotografare – assume la posa in cui sarà o è fotografato – come se fosse uno specchio in cui contemplarsi. Noi – i suoi elettori, ma anche i suoi oppositori, detrattori e persino nemici – siamo la superficie riflettente in cui Silvio Berlusconi si guarda: la sua vera immagine è il mondo. Se è dalla televisione che il Presidente del Consiglio ha tratto denaro e potere, è tuttavia attraverso le fotografie che vuole trasmettere e perpetrare l’immagine ideale di sé.”

Così scriveva Marco Belpoliti nel suo “Il corpo del capo” (Guanda 2009). Lo scrittore si riferiva anche al libro fotografico “Una storia italiana” che l’attuale premier mandò nelle case degli italiani nel 2001.

Nelle scorse settimane, per cercare la rielezione, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha mandato nelle case dei milanesi una sorta di rivisitazione di quell’operazione (che un tempo ebbe successo). “I cento progetti realizzati” era il titolo del libretto (patinato) di 160 pagine spedito a tutti i capifamiglia “per una Milano sempre più bella da vivere”.

Nel volume si elencavano le cose fatte dalla giunta uscente (come i libri di testo gratuiti nelle scuole dell’obbligo o le biciclette gialle comunali). Ma, e questo l’elemento che richiama quello precedente, il tutto era accompagnato da decine di foto del sindaco Moratti. La si vedeva piantare il basilico o un arbusto, incontrare i bambini a scuola o per strada, salutare gli anziani e ballare con loro, chiacchierare con i disabili, tagliare nastri, salutare atleti in piscina, carezzare gatti e cani, passare in rassegna i ghisa, sorridere davanti all’albero di Natale, sorridere in un parco pubblico, pedalare in bicicletta, vestirsi da spazzina dell’Amsa, pulire i muri dai murales, rispondere al call-center, controllare i cantieri del metrò, sorridere al Museo del Novecento, sorridere al carnevale ambrosiano e alle sfilate di moda e all’assegnazione dell’Expo. Insomma, decine di scatti nei quali si cercava di dare l’idea di una donna sola al comando. Nessuno della giunta veniva ripreso neanche di striscio. La prima cittadina sembrava essere stata, nei cinque anni precedenti, presente in ogni angolo della città. Personalmente, se non per ragioni professionali, io non l’ho mai incontrata.

Il volume agiografico era accompagnato da una premessa (con firma di suo pugno) nel quale Letizia Moratti scriveva: “Sono stati cinque anni pieni di impegno e di risultati, nei quali abbiamo cercato di pensare in grande e, insieme, di avere cura del piccolo. (…) Intendo portare a termine i progetti che abbiamo avviato in questi anni e fare di Milano una città ancora più bella da vivere. Lo farò, assieme a tutti coloro che vogliono rendere più solida, più aperta e più bella la casa di tutti i milanesi”.
Parole che oggi, più che mai, suonano vuote.

E infatti dopo la pesante sconfitta al primo turno delle comunali, la Moratti prova a cambiare rotta (nel frattempo è arrivato nello staff l’ottimo Glisenti) e cerca di spiegare, con una lettera inviata ai cittadini: non ho fatto tutto quello che avevo promesso ma posso farcela nel prossimo giro. Scrive infatti l’ex sindaco: “Sappiamo di non aver raggiunto tutti gli obiettivi. Quando si fanno le cose si possono commettere degli errori. (…) Lasciare le cose a metà sarebbe assurdo”. E poi parte col refrain uscito sconfitto sia al primo che al secondo turno: “Ancora più assurdo sarebbe consegnare Milano a chi non ha un programma credibile: a chi vuole dare le case ai rom , a chi vuole togliere ai nostri vigili tutti i compiti di pubblica sicurezza, a chi vuole aprire i concorsi pubblici agli stranieri, a chi vuole introdurre nuove imposte sull’utilizzo della città, sui trasporti, sull’acqua, sui rifiuti”. Insomma, la politica della paura diffusa a livello comunale.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Al primo turno la coalizione di centrosinistra che sostiene Pisapia arriva al 48% e conquista 9 zone su 9. Al ballottaggio, malgrado la campagna su zingaropoli, l’attuale sindaco guadagna altri 50 mila voti, più del doppio di quelli conquistati dalla Moratti.

Credo che la prossima campagna elettorale dovrà trovare nuovi canali per convincere chi vota.

Ad maiora.

Mix di manifesti Pisapia Lega

La luna di miele tra Pisapia e i milanesi

Il dopo voto è una vera e propria luna di miele per Giuliano Pisapia, accolto come un liberatore in centro alla festa del 2 giugno. Un’accoglienza alla Kennedy, ha detto qualcuno.

Il milanese giusto al momento giusto. A Palazzo Marino in 25mila si sono messi in fila nella speranza di stringergli la mano (solo un migliaio in Provincia, giusto per dare il senso delle proporzioni su quel che sta accadendo).

Anche in Prefettura, per il tradizionale brindisi istituzionale, c’era la coda a salutare il neo sindaco (e Cinzia Sasso, per il primo giorno nelle vesti della first lady). In fila, per mostrare sorrisi più o meno falsi e riichiedere incontri, anche esponenti di quella borghesia che fino a venti giorni fa ruotava intorno a Moratti e Berlusconi (con cui candidava figli e parenti). Il vento è davvero cambiato.

Assente in Prefettura l’ex sindaco Moratti, non molto rimpianta neanche dai suoi amici del Pdl. Lei d’altronde sembra che scarichi la colpa della sconfitta su Berlusconi. Il quale dice che la responsabilità è di Santoro e dei programmi di sinistra. Sembrano Fonzie, quando non riusciva ad ammettere di aver sbagliato. Assente anche il buon Glisenti, che si dice sia uscito economicamente molto rinforzato dai quindici giorni in cui ha cercato di raddrizzare la barra elettorale morattiana (passerà alla storia per essere riuscito nella non facile impresa di mandare l’ora ex sindaco a farsi fischiare addirittura a una manifestazione di disabili).

Sul fronte Expo, alti dirigenti dell’organizzazione si dicono certi che le cose ora, con Pisapia al posto della Moratti, miglioreranno e che il tutto subirà un accelerazione (anche perché se rallenta ancora si ferma). I rapporti tra il neo sindaco e il presidente Formigoni sono partiti col piede giusto anche prima del voto d’altronde.

Insomma, queste prime ore sono per Pisapia tutto zucchero e miele.

Ora c’è il nodo giunta. Vedremo come ne uscirà il sindaco di sinistra-centro (che continua a campeggiare sui muri della città, affiancato ora solo da manifesti leghisti).

Ad maiora.