I blitz delle Fiamme Gialle tra Cortina, Roma e Milano, mi hanno fatto venire voglia di aggiornare lo spot anti-evasione fiscale.
Anche perché quello vecchio continua a passare in tv.
Eccolo qui:
Ad maiora
Il sacrosanto blitz della Finanza a Cortina ha avuto un ruolo propagandistico.Lo ha ammesso la stessa Agenzia delle entrate. Con risultati parossistici, come il fatto di vedere – neanche fossero Ufo – agenti delle Fiamme Gialle un po’ ovunque:
http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/10/visualizza_new.html_42380494.html
La vicenda mi ha fatto venire alla mente un famoso slogan delle Brigate rosse: Colpirne uno per educarne cento. Nel manifesto che obbligavano i rapiti a tenere in mano scrivevano anche che niente resterà impunito. Difficile a credersi. Ora come allora.
La Santanché – su Cortina – dice che trova ingiusto “punire la ricchezza” e che bisogna combattere la povertà.
Ogni tanto qualcuno cita, a sproposito, il mitico Ernesto Rossi col suo Abolire la miseria.
L’azionista scriveva: «L’eroe di questa grandiosa rivoluzione economica non è il “fedele servitore dello stato” mosso dal senso del dovere. È l’imprenditore, che non ha lo stipendio sicuro alla fine del mese, comunque vadano le cose; è l’imprenditore, che costruisce la sua baracca sempre più avanti, se scopre la possibilità di un nuovo guadagno, dove neppure arriva la tutela della legge» (questa è la sola parte riportata da Wiki).
Ma Rossi, radicale, aggiungeva un concetto fondamentale: “La miseria di larghi strati della popolazione, in stridente contrasto con l’opulenza di pochi privilegiati; lo sperpero di tante energie umane e di tante risorse materiali per soddisfare la vanità ed i futili capricci di chi si presenta sul mercato con una maggiore capacità di acquisto; il parassitismo di chi vive senza lavorare sulle rendite dei patrimoni ereditati; la collaborazione che il mercato dà, anche per il raggiungimento degli scopi più antisociali, a chiunque disponga di mezzi per pagare; la réclame bluffistica e le speculazioni predatorie con le quali vengono continuamente spogliati i consumatori ed i risparmiatori; le distruzioni di ricchezza causate dalla concorrenza e dal geloso individualismo dei produttori; gli squilibri dell’offerta rispetto alla domanda, derivante dall’azione indipendente degli imprenditori; la inattività di tante braccia e di tanti strumenti produttivi durante le crisi ricorrenti; la carestia dei prodotti provocata artificialmente dai monopolisti per tenere alti i prezzi; l’industria asservita alla finanza, che la dirige come strumento per le manovre borsistiche; il prepotere della plutocrazia e delle grandi organizzazioni sindacali operaie sugli organi politici responsabili: a questi e ad altri motivi di critica, che da diverse parti sono stati ampiamente sviluppati, bisogna pur riconoscere un fondamento di verità. E dobbiamo anche ammettere che molti difetti non sono accidentali; costituiscono oggi degli aspetti necessari del regime individualistico”.
Ricordo, per chiudere, l’indignazione con cui vennero accolti i manifesti di Rifondazione nel lontano 2007. Quell’Anche i ricchi piangano, sembra più di attualità oggi rispetto a quando il partito di Bertinotti era in Parlamento.
Ad maiora.
Da 38 anni sono chiuse in un urna che la moglie, fregandosene della società dello spettacolo nella quale tutti devono sapere tutto di tutti (vivi o morti che siano) non ha mai detto dove sia nascosta. Si sapeva che era a Milano, punto. Ora una legge regionale approvata dal Veneto (all’ultima seduta di una legislatura agli sgoccioli) consentirà alle ceneri del grande Dino Buzzati di essere disperse dove lui stesso aveva chiesto: sulle sue Dolomiti, lasciate al vento dalle bellissime vette di Croda da Lago, sopra Cortina d’Ampezzo. Era il 16 gennaio 1972 quando, a 66 anni, lo scrittore e giornalista del Corriere della sera ci lasciò. Dopo i funerali, la sua urna cineraria fu posta nella chiesetta dell’ottocentesca Villa di San Pellegrino, a Belluno. Almerina Antoniazzi, con avvocati e muratori, si riprese le ceneri del marito. Aveva chiesto di essere cremato e le ceneri disperse. Un’ultima volontà che nel bianco Veneto non è stata esaudita per quasi otto lustri. La dispersione delle ceneri è considerata dalla Chiesa cattolica a rischio di “concezioni naturalistiche o panteistiche”. Ora le nuove norme del parlamentino veneto consentono la dispersione delle ceneri, purché a 200 metri dai centri abitati o, se in mare, a mezzo miglio dalla costa. Le cime dolomitiche rientrano largamente in questi dettami. Per Buzzati, che disegnava anche il Duomo di Milano con le cime al posto delle guglie, una soddisfazione postuma. La cerimonia avverrà lontano da telecamere e fotografi, ha assicurato la vedova, cui non manca la tenacia. Buzzati (che la sposò quasi di nascosto visti i 35 anni di differenza con lei) ne sarebbe andato fiero.