
Se siete dalle parti di Vigevano oggi alle 18.30, non mancate!
Qui la mia recensione.
Ad maiora
Le Tele “visioni” di Sergio Calabrese

Sergio Calabrese è stato per anni uno degli inviati di punta della Rai di Milano. Sia per il tg che per Raisport. La sua telecamera ha inquadrato ogni angolo del mondo dove accadessero fatti importanti, di cronaca, di politica e anche e soprattutto di sport (di calcio, in primis).
Sergio che è in pensione da un lustro ma che mi sembra attivo come prima ha pubblicato i suoi racconti di viaggio e le sue riflessioni in un libro dal titolo Tele “visioni”. Il sottotitolo sembra parte delle lezioni che tengo in università: Non appaio, dunque esisto.
È un libro divertente e intelligente pubblicato autonomamente dall’autore. Tanti spunti sul giornalismo televisivo (e non solo) ma anche sulla cronaca, sulla politica e sul costume. Tutti cambiati in questi anni, sotto gli occhi attenti e curiosi di Sergio.
La sua visione, caustica, della realtà, è ben sintetizzata in questa frase (inserita nel paragrafo dedicato a reality e talent): “Chi scrive ha avuto qualche decennale frequentazione del pianeta televisione e può affermare senza dubbio che la presenza di una telecamera altera i comportamenti e alimenta il narcisismo. Chiunque, in presenza della telecamera (anche quella del video-citofono) assume atteggiamenti e gestualità che altrimenti non si sognerebbe di adottare”.
Chi mi segue ricorderà che qualche post del buon Sergio Calabrese è stato ospitato anche su questo blog. Forse anche per questo, venerdì prossimo, 6 dicembre, avrò l’onore di presentare Tele “visioni” nella seconda casa di Sergio,il Tennis Club di Vigevano (via del Convento 15).
Chi è di quelle parti, venga. Non se ne pentirà.
Ad maiora
………
Sergio Calabrese
Tele “visioni”
ilmiolibro.it
Pagg. 395
Euro 22
Volto pagina

Sono entrato per la prima volta in contatto con la Rai, anzi con la Tgr, Testata giornalistica regionale nel lontano 1991. Caporedattore centrale della redazione lombarda era Arturo Viola (che perse il posto per le difficoltà di copertura della strage di via Palestro; da allora vennero introdotti i mezzi di emergenza, presenti 24 ore al giorno). Il mio capo diretto era però Gilberto Squizzato, caporedattore degli Speciali (il mio mentore, quasi tutto quel che so di tv me lo ha spiegato lui, il resto l’ho imparato sul campo, grazie soprattutto agli operatori Rai). Contattò il mio ‘capo’ al Corriere, il mitico Raffaele Fiengo, chiedendo alcuni nomi di giovani collaboratori. Tra loro c’ero anche io che non solo collaboravo da qualche tempo con una tv (Lombardia 7), ma avevo già avuto anche esperienze internazionali (guerre in Slovenia e Croazia, rivolta dei minatori in Romania) grazie alla lungimiranza di quello che allora era il mio editore e che ora guida (all’opposizione) la pattuglia di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.
In Rai arrivai sull’onda del cosiddetto Piano Milano (sorta di Piano Marshall in sedicesimi) che portò assunzioni, nomine ed edizioni di Tg nazionali (è rimasto solo il Tg3 delle 12).
Io finii (da collaboratore) nella redazione di Europa, trasmissione di Esteri che inizialmente andava in onda la sera su Rai1. Ho girato così ogni angolo del Vecchio Continente, accumulando servizi ed esperienze. Dal 1994 uno stop di tre anni: la direzione di testata non mi voleva più. Sono comparso in decine di comunicati sindacali (dell’Usigrai) prima di tornare in redazione nel 1997. Caporedattore era Antonio Di Bella, direttore Ennio Chiodi. Ho ripreso a collaborare a Europa (prima che fosse chiusa) lavorando però soprattutto al tg: cronaca e (tanta) politica, i campi su cui mi sono esercitato. Sono diventato inviato e ho girato ancora un po’ il mondo (Irak, Ucraina e Haiti, ad esempio) e soprattutto tutta la Lombardia.
Negli ultimi cinque anni, su input del compianto Ezio Trussoni (caporedattore fino allo scorso inverno, quando ci ha purtroppo lasciato, sostituito da Ines Maggiolini) sono diventato caposervizio, seguendo soprattutto le trasmissioni del mattino: Buongiorno Italia e Buongiorno Regione (e io mitico Gazzettino Padano, in radio). Esperienza bellissima ma faticosa visto che occorre svegliarsi (come ho fatto anche questa settimana) alle 4.40.
Da domani volto pagina. Passo a Raisport. Vado a toccare un terreno che ho più volte sfiorato in questi anni, ma che rappresenta una assoluta novità. E in quanto tale sarà per me esaltante. E, spero, divertente. Sia per me, sia per voi che avete la pazienza di seguirmi.
Lascio nella vecchia redazione tanti amici e tanti ottimi colleghi.
Non so come andrà nel nuovo settore e se sarò all’altezza di una storica tradizione. So solo che mio papà sarebbe stato fiero di me.
Ad maiora
Gli ultimi anni dell’Urss nella stampa sovietica (1990-1991) (tesi)

La tesi di Fiorenzo Ebbene, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, si occupa di un momento centrale nelle recente storia umana: la scomparsa dell’Unione sovietica (e del PCUS che l’ha guidata nei suoi 70 anni di vita).
Essendo una tesi (magistrale) in comunicazione, il punto d’osservazione è mediatico ed è davvero particolare: gli avvenimenti di quei clamorosi anni visti attraverso le lettere dei lettori ad alcuni quotidiani. Gli anni gorbacioviani (malgrado il persistente odio della stragrande maggioranza dei russi per l’inventore di glasnost e perestrojka) sono considerati – dalla compianta e tanto rimpianta Anna Politkovskaja – gli unici anni di stampa libera da quelle parti.
E le lettere, molte delle quali critiche, altre preoccupate, tante indignate, sono lì a dimostrarlo.
Ad maiora
“Io l’ho saputo dai giornalisti”. Come la stampa ha raccontato Piazza Fontana (tesi)

Avevo già seguito una tesi su Piazza Fontana, ovviamente nei suoi aspetti mediatici, non giudiziari. Era dedicata a come era cambiata, grazie alla coscienza civile e alla tv, la percezione della strage del 12 dicembre.
Questa di Matteo Pedrazzini, in discussione alla Statale di Milano, affronta il delicato tema da un’altra prospettiva: quella dei quotidiani nei giorni immediatamente seguenti la bomba (comprendendo quindi anche la cosiddetta diciannovesima vittima, Pino Pinelli). Un’analisi lucida e originale che mostra le due facce del giornalismo nostrano che quella vicenda pose plasticamente sulla stessa scena: quelli disposti a bersi tutto ciò che dice il potere contro coloro che non si fidano, che verificano anche le notizie che sembrano scritte sulle Tavole della Legge.
Senza questi ultimi, Valpreda sarebbe forse morto in cella.
Ad maiora