Una casa di accoglienza per mamme e bambini a Kabul

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato della Fondazione Pangea per un Natale solidale che contrasta con le code davanti ai negozi che si vedono in queste ore in molte città italiane…

Ad maiora.

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Fondazione Pangea lancia il progetto Casa Pangea, per realizzare una casa famiglia per bambini dai 3 mesi ai 5 anni e per le loro mamme, nei quartieri in cui la Fondazione lavora dal 2003.

Basta una donazione di 10 euro per regalare un mattone per la costruzione della Casa e ricevere un mattone magnete a testimonianza del proprio impegno.

www.pangeaonlus.org/casapangea

Costruire il futuro si può. Materialmente. Per il Natale 2011, Fondazione Pangea Onlus lancia una grande campagna di raccolta fondi per realizzare Casa Pangea, un asilo/casa accoglienza per i bimbi dei quartieri più poveri della capitale afghana, nella quale la Fondazione è attiva dal 2003 con un progetto di sviluppo e microcredito a favore delle donne e delle mamme.

Con l’obiettivo di ospitare almeno 50 donne e 200 bambini l’anno, la struttura ha lo scopo di garantire ai piccoli un luogo sicuro dove poter essere seguiti nel proprio percorso di crescita, in modo da renderlo completo e adeguato alle loro esigenze e soprattutto renderne partecipi le mamme,  agevolare l’uscita dei bambini dalla scuola materna verso le scuole elementari e migliorare significativamente le condizioni economiche e culturali delle famiglie di provenienza.

Sono previste attività di formazione e gioco, cure sanitarie, vaccinazioni, percorsi formativi e microcredito per le mamme.

Sostenere la realizzazione di Casa Pangea è semplice: basta una donazione di 10 euro per acquistare un mattone per la costruzione della struttura. Per ogni donazione, si riceverà un mattone magnete a testimonianza del proprio impegno, che potrà anche essere dedicato a una persona cara.

Un regalo meraviglioso e pieno di importanza per le prossime festività. E il sostegno a Casa Pangea non finisce: a partire dal prossimo anno la struttura potrà essere supportata in tutte le necessità di bimbi e mamme. Si potrà scegliere di donare un importo per regalare supporto alimentare, luce, coperte, giochi, matite e quaderni.

www.pangeaonlus.org/casapangea

Addio al grande Vaclav Havel

Chi si adatta alle circostanze, le crea. Vaclav Havel

L’ultimo incontro che avrebbe dovuto fare in Italia, a Trento, era saltato per ragioni di salute:

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/06/01/news/festival-economia-forfait-di-havel-al-suo-posto-incontro-con-i-sindaci-neoeletti-4337196

Oggi si è spento a Praga, Vaclav Havel, protagonosta della Rivoluzione di Velluto cecoslovacca e uno dei più grandi intellettuali europei:

http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A1clav_Havel

Per chi voglia capire quel che è successo, quel che succede e – spero – quel che succederà nelle democrature dell’est Europa (e non solo), consiglio la lettura di un libro (che a mia volta mi è stato consigliato da Gabriele Nissim) di Havel: Il potere dei senza potere (Garzanti, 1991).

Scriveva Havel a proposito della dissidenza e alla nonviolenza: «I “movimenti dissidenti” si caratterizzano per l’opinione che vede il cambiamento del sistema come qualcosa di esteriore, di secondario, che di per sé non garantisce niente. La sterzata di un’astratta visione politica del futuro verso l’uomo concreto e la sua difesa reale “qui e ora” si accompagna naturalmente quindi all’opposizione decisa contro ogni violenza “in nome di un futuro migliore” e alla profonda sfiducia che un futuro costruito con la violenza possa essere realmente migliore e non contrassegnato dagli stessi mezzi con cui lo si è raggiunto. Non si tratta di conservatorismo o di “moderazione” politica: i “movimenti dissidenti” non puntano alla trasformazione politica violenta non perché considerino questa soluzione troppo radicale ma, al contrario perché è poco radicale».

E così il grande intellettuale spiegava come l’espulsione dall’Urss di Solženicyn  servisse a “tamponare la verità”: «Perché Solženicyn è stato espulso dalla sua patria? Certo non perché unità di potere reale: certamente non perché un qualche rappresentante del regime si sentiva minacciato dal pericolo che Solženicyn si mettesse al suo posto. La sua espulsione fu qualcos’altro: il disperato tentativo di tamponare quella terribile sorgente di verità, una verità di cui nessuno poteva prevedere quali cambiamenti un bel giorno avrebbero potuto condurre. Il sistema post-totalitario si comportò nel modo che gli è stato proprio: difese l’integrità nel modo dell’“apparenza” per difendere se stesso».

Che la terra ti sia lieve, caro Vaclav, grandissima e insostituibile sorgente di verità.

Ad maiora.

Ucciso un altro giornalista nel Caucaso russo

Un noto giornalista è stato ucciso la scorsa notte nel Caucaso, in Daghestan, repubblica della Federazione russa.
Khadjimourad Kamalov, fondatore del settimanale Daghestan Chernovik e amministratore delegato della casa editrice Svoboda Slova (libertà di parola), è stato ucciso – appena uscito dalla redazione – da ignoti a Makhachkala, capitale del Daghestan. 

E’ stato assassinato a colpi di pistola. Il giornalista è morto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Kamalov era noto per le sue frequenti critiche alle autorità locali. Aveva più volte denunciato gli abusi delle forze dell’ordine nella repressione dell’insurrezione islamica. Il Daghestan è una delle repubbliche più instabili del Caucaso russo, quasi quanto la confinante Cecenia.

Diversi giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni: nel 2009 Malik Akhmedilov di Khakikat (Verità); un anno prima Alichaïev Abdullah, che ha lavorato per la catena televisione locale TV-Chirkei e Gadji Abachilov della catena televisiva del Daghestan. Nel 2005 era stato ammazzato Magomedzagid Varisov, reporter per il settimanale Daghestan Novoye Delo.

Due anni fa, sempre nel Caucaso (ma in Inguscezia, dopo essere stata rapita in Cecenia) è stata uccisa Natalia Estemirova che lavorava per Memorial e per la Novaja Gazeta.

Tutti questi delitti sono impuniti.

Ad maiora.

Gli indignati in marcia anche a Mosca

Prokhorov non è Khodorkovskij. Questo sembra evidente. L’oligarca che ha annunciato di voler correre contro Putin alle presidenziali di marzo è infatti in libertà.

Alcuni amici liberali (tipo Nemtsov) sospettano che la sua candidatura sia manovrata dal Cremlino. Possibile. Soprattutto considerato il curriculum del nostro:

http://www.rferl.org/content/prokhorov_announces_kremlin_bid_kudrin_makes_liberal_call/24419513.html

Stamattina, partecipando a una trasmissione a Radio popolare, ho previsto che le manifestazioni dell’opposizione andranno avanti fino alle presidenziali di marzo. E forse anche oltre.

Qualcosa si è sbloccato nell’opinione pubblica russa. L’unto del Signore non sembra più lo stesso di prima. Nemmeno a Mosca o a San Pietroburgo. Possibile che ora l’ex colonnello del Kgb scarichi su Russia Unita la colpa di quanto accaduto.

In realtà la colpa è del sistema che lui stesso ha creato. Un sistema, verticistico e corrotto, nel quale ha lasciato briglia sciolta solo ai comunisti. Era convinto che, dopo la caduta dell’Urss, pochi li avrebbero votati. Ha fatto male i suoi conti. Ed era certo in questo modo (con un’opposizione a sinistra) di non sembrare più quell’apparatchik che in realtà è.

Ma, anche se anestetizzata, la gente non è scema. E sabato per la prima volta in piazza c’erano tanti giovani stufi di questo sistema.

Quelli che da questa parte del mondo chiamiamo indignati.

Ad maiora

A MOSCA UNA LAPIDE PER BUDANOV, L’ASSASSINO DI ELSA K.

Chi a novembre ha visto “Elsa K.” al teatro del Borgo di Milano ricorderà che una delle figure centrali era quella del colonnello Budanov, assassino e forse stupratore:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/10/22/elsa-k-ecco-la-clip-da-vedere-e-condividere/

E’ quindi con sconcerto che abbiamo appreso, di ritorno dalla missione di AnnaViva a Mosca, che a questo ufficiale russo (condannato per un crimine contro l’umanità e assassinato a sua volta qualche mese fa nel centro della capitale russa) è stata posta una lapide:

http://www.rferl.org/content/menmorial_erected_to_moscow_colonel_who_killed_chechen_teen/24406197.html

Nella prossima missione di “turismo responsabile” a Mosca (per le presidenziali) penso andremo a portare una foto di Elsa vicino alla lapide dell’uomo che, abusando del suo potere, le tolse la vita. A 18 anni. Colpevole solo di essere cecena.

Ad maiora