Per sport

L’oppio dei popoli.

Chi ha pagato gli ultra’ serbi?

Il quotidiano serbo Politika (un tempo vi colaborava anche il premio Nobel Ivo Andrić) anche oggi dedica ampio spazio alle cronache riguardanti gli ultrà serbi. Secondo una fonte del giornale, sarebbero stati pagati più di 200 mila euro per finanziare il gruppo di sessanta teppisti che ha messo a ferro e fuoco il Marassi di Genova.

L’obiettivo potrebbe essere quello di destabilizzare la Serbia per impedire un suo – futuribile – ingresso nell’Unione europea. In questo caso, dietro gli scontri potrebbero essere due boss del traffico di cocaina (che attualmente si sono dati alla macchia).

Ma non si esclude che vi potrebbe essere un tentativo di far cadere la giunta che guida la Federcalcio serba (Fss). Anche in questo caso, ovviamente, per ragioni di business.

Gli agenti serbi, intervistati dai colleghi di Belgrado, ritengono che la polizia italiana sia stata colta di sopresa all’inizio e abbia reagito bene durante e dopo gli scontri. Dalla Serbia sono comunque partiti 1.100 ultrà. Alcuni si sono mossi fin dal 6 ottobre, anche se il grosso è partito l’11.

In cella vi sono attualmente Ivan Bogdanov (30 anni) da Belgrado, il capo-curva, Srdjan Jovetic (20 anni), montenegrino, Daniele Janice (28) nato a Lubiana e Nikoli Kličković (31), da Novi Sad. Questi tifosi erano stati denunciati (daspati, si direbbe da noi) dalla polizia serba per “comportamento violento in occasione di manifestazioni sportive”.

In carcere sono anche Goran Stanic (25) da Knin, Nenad Radovic (30), Strahinja Toljagić (24) da Belgrado e Delic, Vladimir (28) di Novi Sad.

Secondo Politika, Ivan Bogdanov sarebbe arrivato dalla Serbia – il 10 ottobre – passando attraverso la frontiera di Kelebija, in Voivodina, a pochi chilometri dall’Ungheria.

La polizia serba ha ne frattempo arrestato 46 tifosi, una volta rientrati dalla trafserta genovese. Tra loro Alexander Zagorčić (28 anni) di Novi Sad, che martedì era stato ripreso mentre cercava di sfondare il vetro antiproiettile dello stadio. E’ stato arrestato al valico di frontiera di Batrovci, anche questo in Voivodina, vicino all’Ungheria.  La maggior parte degli arrestati sono di Belgrado, Novi Sad, Kragujevac, Nis. Il più giovane tra gli arrestati ha 19 anni, il più vecchio 34.

Arrestato il capo ultra’ serbo. Ivan, classe 1389

E’ stato arrestato alle tre del mattino Ivan Bogdanov, 29 anni, capo degli ultrà serbi (e della Stella Rossa), quello che ieri sera a Marassi era seduto sulla balaustra. Da lì bruciava bandiere albanesi e lanciava grida di battaglia.

La polizia lo ha trovato nascosto nel vano motore del pullman dei tifosi serbi che stava facendo rientro a Belgrado. E’ stato riconosciuto per la data incisa sull’avambraccio: 1389.

Su quella data, l’amico e collega Marco Braghieri ha, nottetempo, scritto queste considerazioni:

1389. Un numero, un tatuaggio. Il serbo che si è arrampicato sulla recinzione del Luigi Ferraris lo porta su un braccio. Ha un passamontagna da cui spuntano gli occhi azzurri, taglia la rete con una cesoia. Incita quelli che lo guardano, dagli spalti. Ma cosa significa 1389? È una data, una di quelle che i serbi considerano centrali nella loro storia. La data della battaglia della Piana dei Merli. Regno di Serbia da una parte, sultanato dei Turchi dall’altra. La sconfitta porterà, settanta anni dopo, alla dissoluzione dell’impero di Stefano Uros V. Praticamente tutta la nobiltà serba verrà uccisa.

Duijzings, in Religione e politica dell’identità del Kosovo, scriverà “la maggior parte della storiografia serba sostiene che dalla Battaglia del Kosovo i Serbi hanno subito centinaia di anni di oppressione da parte dell’impero Musulmano”. Per il vescovo Amfilochije Radovic, metropolita del Montenegro fu “il Golgota del popolo serbo… la perdita del regno terrestre, transeunte e conquista dell’eterno regno celeste”.

E davanti a centinaia di migliaia di persone, il 28 giugno 1989, il neo presidente serbo Slobodan Milosevic, pronunciò un discorso, proprio dalla Piana dei Merli, per il seicentesimo anniversario della battaglia. Iniziava così: “La Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale”. Un’unità ottenuta togliendo al Kosovo l’autonomia concessa nel 1974. Era l’inizio del nazionalismo serbo, di quella che poi sarebbe stata la guerra jugoslava. Quasi un anno più tardi, il 13 maggio 1990, si doveva giocare Dinamo Zagabria contro Stella Rossa di Belgrado. La partita non fu mai disputata, a causa di scontri fra le tifoserie. “Jugoslavia, calcio violento” titolava Repubblica. A venti anni di distanza, la serata di Genova. Con i serbi incitati da un ultrà col 1389 tatuato sul braccio.

Non è un particolare.

 

Sul 1389 consiglio la lettura di “Tre canti funebri per il Kosovo” di Ismail Kadaré. Penso lascerebbe a bocca aperta anche Ivan (il terribile).

Ad maiora

Ilicic, lo slavo del sud che segna per il Palermo

Josip Iličič, classe 1988, è il protagonista della buona partenza del Palermo in questo campionato italiano.

Il giovane centrocampista è nato a Prijedor, cittadina della Repubblica Srpska, non lontana dal campo di concentramento di Omarska. A un anno, dopo la morte del padre, la sua famiglia si è spostata a Kranj, in Slovenia (la città che ha dato i natali a Gregor Fučka, protagonista più di due lustri fa dell’ultimo scudetto milanese nel basket).

La famiglia del calciatore è di origini croate e lui anche qualche mese fa ha ribadito che avrebbe giocato con la nazionale slovena (“è tutta la vita che abito qui”.

Iličič, chiamato Jojo, è stato notato dai dirigenti del Palermo dopo una sfida europea col Maribor, dove il ragazzo giocava. Segnò pure nel 3-2 degli sloveni.

Subito scritturato, Iličič si è messo in luce con gol all’Inter, alla Juve e alla Fiorentina.  In queste due ultime partite, lo slavo del sud, ha contribuito alle vittoria dei rosanero.

Ad maiora.

La nazionale serba affidata a una leggenda della Stella Rossa

“Non cambiero’ troppo la formazione di Radomir Antic”, queste le prime parole del nuovo allenatore della nazionale serba Vladimir Petrovic, messo in sella due giorni fa dopo l’esonero di Antic.

Ai Mondiali sudafricani la Serbia era partita bene, battendo la Germania, ma era poi miseramente affondata, non superando il turno di qualificazione. Ne’ piu’ ne’ meno come la nazionale azzurra. E infatti Lippi e’ stato cacciato su due piedi (persino prima dell’eliminazione, a dire il vero).

Antic era stato invece riconfermato, ma sotto schiaffo, una mannaia pronta a scattare al primo errore. La Serbia e’ nello stesso girone di qualificazione degli Europei dell’Italia. Ha battuto le Far Oer e poi ha pareggiato (1-1) con la Slovenia. Tanto e’ bastato per far licenziare Antic. La nazionale serba ora affrontera’ prima l’Estonia e poi l’Italia e sara’ guidata da Petrovic.

Classe 1951, belgradese, Petrovic e’ uno dei tanti ottimi prodotti della Stella Rossa di Belgrado. In quella formazione ha militato per 10 anni, giocando piu’ di 500 partite, segnando 49 gol, vincendo quattro campionati jugoslavi. E’ stato eletto nel 1980 miglior giocatore serbo dell’anno.

Come allenatore Petrovic non vanta gli stessi successi. Ha vinto, sempre con la Stella Rossa, la Coppa dei Campioni, ma era vice allenatore (a Bari, contro l’OM, che aveva eliminato il Milan di Sacchi). Ha poi guidato la nazionale Under 21 (sconfitta dall’Italia nella finale degli Europei 2004), e la squadra cinese del Dalian Shide. Dopo aver vinto il campionato nazionale con quella squadra, e’ stato messo alla guida della Cina, esonerato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2010.

Tornato alla Stella Rossa vi e’ rimasto una sola stagione per approdare al Timisoara.

Ora gli affidano della Nazionale. Una nuova – ardua – scommessa per una delle leggende serbe del calcio. E forse non e’ vero che non cambiera’ niente nella squadra. Sembra pronto a richiamare in servizio Vladimir Stojkovic.

A Mitrovica scontri etnici anche per il tennis

Qualche post fa raccontavo del fatto che il neojuventino Krasic (oggi autore di un assist nel momentaneo 2-1 per la sua squadra, che poi finirà per pareggiare per 3-3 con la Samp) fosse un serbo di Mitrovica. La cittadina kossovara e’ divisa in due dal fiume Ibar che separa le due comunità: la serba a nord, l’albanese a sud.
Nelle ultime ore, eventi sportivi hanno fatto da detonatore per nuovi scontri interetnici che hanno provocato sei feriti (tra loro, un poliziotto francese).
Si e’ iniziato dopo la sconfitta serba nella semifinale mondiale di basket maschile che si e’ giocata a Istanbul. Finisce 83-82 per la Turchia (guidata dal mitico Tanjevic) che vince grazie a una canestro di Tunceri a 5 secondi dalla fine.
I serbi tra poco sfideranno la Lituania mentre i turchi se la vedranno, in finale, con i quasi imbattibili statunitensi.
Un evento sportivo che ha provocato reazioni nella città divisa in due. Centinaia di giovani albanesi sono scesi in strada per festeggiare la sconfitta serba (e la vittoria turca, erede di quell’impero che li islamizzo’). Si sono schierati lungo il fiume a scandire slogan anti serbi. Dall’altra parte non se lo sono fatto dire due volte e si sono messi, a loro volta, lungo la “loro” sponda del fiume. E’ iniziata una sassaiola, seguita da un tentativo di gruppi di albanesi di attraversare il fiume e raggiungere il settore avversario. Respinti dai serbi e dalla polizia, locale ed europea.
La calma e’ durata solo poche ore. Nel cuore della notte la vittoria del tennista serbo Novak Djokovic che agli Us Open ha battuto lo svizzero Roger Federer (e che se la vedrà in finale con lo spagnolo Rafa Nadal) ha scatenato nuovi incidenti.
E’ stata infatti la volta dei giovani serbi a scendere in strada a festeggiare la vittoria del loro “compatriota” e a inneggiare alla loro madrepatria. Gruppi di albanesi hanno iniziato una fitta sassaiola. Gli scontri sono stati bloccati dall’intervento della polizia europea (la missione si chiama Eulex) che ha sparato lacrimogeni.
Stanotte la finale tennistica negli Usa potrebbe provocare nuovi incidenti sia che vinca il serbo sia lo spagnolo (paese che, per timore della secessione basca, non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina).
Scontri “sportivi” che nascondono tensioni politiche dopo che Belgrado ha avviato trattative con Bruxelles sull’indipendenza del Kosovo (divenute inevitabili dopo che la Corte di giustizia internazionale non l’ha giudicata illegale).
Al momento il Kosovo e’ riconosciuto da 69 stati su 192 rappresentati all’Onu e da 22 su 27 della Ue.