Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio.
Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta.
Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.
L’Eco di Bergamo oggi apre le pagine sportive con la Dea e il mercato: «Savona, fisico e piede buono. A Bergamo per ricominciare. L’esterno destro viene da un anno sfortunato al Nottingham dopo un buon avvio (problemi al ginocchio) ma sarà posto per il raduno».
Poi accenno al tormentone: «Palestra all’Inter, rush finale. Sul tavolo la futura rivendita».
Stesso mood anche per il Corriere dello Sport: «Palestra per Chivu, firme in pochi giorni: continui contatti tra Inter e Atalanta. Oaktree investirà più di 50 milioni».
Sul mercato in entrata, c’è un box della Gazzetta dello Sport: «Atalanta, Gaetano e Savona le prime piste».
C’è poi una paginata, con intervista di Andrea Elefante, a un grande ex, Papu Gomez: «La squalifica è servita, ora so chi mi vuole bene. Ho ancora tanta voglia e rimango a Padova».
Notizia cui fa da contraltare un titolo di Tuttosport: «Il Papu a Padova, è al capolinea».
Sempre sul giornale di Torino, si parla di un altro ex, Mister: «Monza, finalmente c’è Juric. Sta per sistemarsi l’ultima panchina vagante della Serie A».
Il Malisheva è il club della cittadina kosovara di Malisheva, 63 mila abitanti all’interno della giovane repubblica balcanica. È arrivato secondo nell’ultimo campionato qualificandosi al primo turno di Conference. È una formazione nata nel 2016 che non ha mai vinto il campionato. Per la terza volta prova a superare il primo turno preliminare di Conference League.
Dalla sua fondazione nel 2016 il Malisheva è rapidamente salito ai vertici del calcio kosovaro, conquistando per tre stagioni consecutive la qualificazione alle coppe europee.
Nel primo turno preliminare di Conference League affronterà gli albanesi del Vllaznia. L’andata si giocherà in Kosovo il 9 luglio, il ritorno in Albania il 15 luglio (alle 16.30). In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare troverebbe gli scozzesi dell’Hibernian. In quel caso disputerebbe l’andata in casa il 23 luglio e il ritorno in Scozia il 30 luglio.
Gioca le sue gare interne al Liman Gegaj Stadium, circa 1.800 posti.
Il Liepāja è il club dell’omonima città lettone di 67 mila abitanti affacciata sul Mar Baltico, uno dei principali porti del Paese.
Fondato nel 2014 sulle ceneri dello storico Metalurgs Liepāja, il club ha già conquistato un campionato e due Coppe di Lettonia.
In Europa, tra Champions, Europa League e Conference non è mai andato oltre il secondo turno di qualificazione.
Nel primo turno preliminare di Conference League affronta il Dečić del Montenegro. L’andata è in programma il 9 luglio a Tuzi, nei pressi di Podgorica, mentre il ritorno si disputa il 15 luglio a Liepāja.
In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare troverà l’Austria Wien L’andata si giocherebbe in Lettonia il 23 luglio, il ritorno in trasferta il 30 luglio.
Gioca le gare interne al Daugava Stadium che ha 4.022 posti a sedere.
Per Transfermarkt la rosa vale 5,06 milioni di euro.
Liepaja dista da Bergamo 2.170 km. Sono 23 ore d’auto senza soste. Da Orio c’è un volo diretto verso la capitale lettone Riga che impiega 2h35. Cui dovete aggiungere altre tre ore d’auto per arrivare a meta.
Come un fascicolo del Brefotrofio di Milano ha colmato un vuoto lungo più di un secolo
In questi anni mi è balenata più volte l’idea di scrivere un libro sulla mia famiglia.
Dalla parte di mio padre, Emilio Riscassi, sapevo parecchie cose. Sapevo che il cognome aveva origini francesi e che la famiglia aveva messo radici nel Piacentino. Sapevo che il fratello di mio nonno Dino, Ermanno, era stato partigiano ed era stato ucciso dai fascisti a diciannove anni, il 30 agosto 1944. Oggi una via di Rottofreno, il comune che ha dato i natali anche ai fratelli Inzaghi, porta il suo nome.
Se mi chiamo Andrea Ermanno Riscassi non è un caso. Dentro quei nomi ci sono una storia familiare, una memoria politica, un’appartenenza. In qualche modo, una geografia sentimentale che ho sempre conosciuto.
Molto meno sapevo dell’altra metà della famiglia.
Sul fronte materno c’è sempre stato un buco nell’albero genealogico.
La mamma di mia mamma Stella era nonna Olga Giustolisi, nata a Milano da una famiglia originaria di Pedara, alle pendici dell’Etna. Da parte di padre, invece, ci si fermava a nonno Antonio Attici.
Non l’ho mai conosciuto. Morì nel 1958, anni prima della mia nascita, investito da un camion mentre tornava a casa in motorino. Di lui sapevamo pochissimo: il luogo e la data di nascita, Milano, 5 dicembre 1903.
Del suo passato, dell’origine del cognome e della sua famiglia non si era mai saputo nulla. Perché Antonio era un trovatello. Un bambino cresciuto in brefotrofio, di cui non si conoscevano i genitori. Non li conoscevamo noi e non li aveva mai conosciuti lui.
Oggi quel segreto familiare non è più tale.
Grazie all’efficienza dell’Archivio Storico della Città Metropolitana di Milano, Antonio Attici non è più soltanto l’esposto numero 863 del 1903. È una vita che riemerge da faldoni ingialliti e da pagine scritte in un corsivo spesso difficile da decifrare. Una storia che né io né mia madre conoscevamo.
E, come spesso accade quando si comincia a scavare nel passato, la risposta a una domanda ne apre molte altre.
Quella di Antonio Attici è una storia che attraversa il Novecento italiano, tra brefotrofi, famiglie affidatarie, istituti e ricerche mai concluse. Una storia che, in modo del tutto inatteso, finisce per incrociare anche la mia.
Le pagine sportive dell’Eco di Bergamo si aprono come sempre con le notizie sui Mondiali (spoiler: domani scriveranno del clamoroso punto conquistato da Curacao, grazie al suo portiere, nella gara notturna contro l’Ecuador). Notizie spesso declinate in chiave nerazzurra: «Ederson, il bello dell’esordio: felice, mi godo la chance. Il centrocampista (ormai ex) dell’Atalanta ha debuttato ai Mondiali».
C’è poi la pagina dedicata alla Dea: «Atalanta, l’attacco è gia pronto per Sarri. Di tutte le zone del campo è la più coperta da atleti adatti e adattabili al gioco del nuovo tecnico». E sul mercato: «Palestra all’Inter, ci siamo quasi. Ritorno di fiamma per Jashari».
Sul Corriere della Sera, pagine di Bergamo si fanno i conti in tasca al club: «Atalanta, l’arte del tesoretto. Quel record di 164 milioni. Ederson-Palestra, già 100 milioni pronti per gli acquisti, a partire da Gaetano e Savona».
Sulla Gazzetta il discorso mercato si allarga alle panchine: «Juric, 48 ore per il Monza. L’Atalanta vuole 2 registi». Gaetano più uno, insomma. Poi si racconta delle disavventure di un ex: «Padova, ora Papu Gomez diventa un caso. Il club valuta la separazione, lui precisa: ho ancora un anno di contratto».
La prima pagina del Corriere dello Sport è dedicata a una delle possibili bombe di mercato dell’Inter: «Nico Paz, sogno possibile». Ipotesi che era stata categoricamente esclusa da Fabregas poche settimane fa. Vedremo se si concretizza. Si avvia alla chiusura il tormentone intanto: «Le ore di Palestra. E Solet si avvicina. L’esterno di destra e il difensore: l’Inter pronta a chiudere i due affari». Il mercato della Dea non sembra in uscita solo verso l’Inter: «Il Sassuolo ci prova per Maldini».
Chiudo con Tuttosport: «Diecimila in lacrime per Re Protti. L’abbraccio che gli ha dedicato la sua Livorno. Il messaggio ultras: Salutiamo prima l’uomo che il calciatore. Solo chi ti ha visto può capire».