Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Master della Statale di Milano su comunicazione e salute nei media contemporanei

 

Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato del Centro Studi di Comunicazione sul Farmaco dell’Università degli Studi di Milano, che annuncia l’undicesima edizione del Master di I livello in: “Comunicazione e salute nei media contemporanei”.

Ad maiora.

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Oggi in radio, televisione, siti internet, giornali e riviste, conferenze, eventi e agenzie di comunicazione viene dedicato maggiore spazio al tema della salute. Parlare di salute non è solo moda, ma suscita l’interesse di un pubblico sempre più eterogeneo. Il linguaggio scientifico del medico e del ricercatore deve, quindi, essere tradotto fino alla semplicità senza perdere la correttezza dell’informazione e la fedeltà ai risultati della ricerca che opera nel delicato mondo della salute.

 Il Master si propone di formare e preparare esperti in comunicazione scientifica in grado di trattare in modo professionale argomenti di salute e medicina per poter interagire efficacemente con i mass media tradizionali e innovativi (stampa laica e specializzata, televisione, radio, internet), con gli uffici stampa e con le agenzie di comunicazione, attraverso la stesura di articoli, preparazione di trasmissioni televisive e radiofoniche, materiale per il web.

 Il Master prevede l’acquisizione di 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) e dura un anno.  Il percorso formativo è composto da 500 ore di didattica suddivise tra lezioni frontali, tenute da docenti universitari, giornalisti ed esperti di comunicazione, esercitazioni guidate e laboratori radiotelevisivi, con la collaborazione del Centro di Servizio per le Tecnologie e la Didattica Universitaria Multimediale e a Distanza (CTU) dell’ateneo. Le ore di didattica si terranno a partire da novembre 2012 nei giorni di giovedì, venerdì e qualche sabato mattina.

Al termine delle lezioni è previsto un periodo di 300 ore di stage presso redazioni giornalistiche, agenzie di comunicazione e uffici stampa di enti pubblici e privati. Lo stage completa la formazione e permette un avvicinamento concreto al mondo del lavoro (2 studenti su 3 hanno mantenuto collaborazioni stabili con la sede dello svolgimento dello stage).

 Possono presentare domanda di ammissione tutti coloro che sono in possesso di una laurea, triennale o specialistica, sia del nuovo che del vecchio ordinamento.

Le iscrizioni si chiuderanno il 28 settembre 2012 e le selezioni avranno luogo il giorno 19 ottobre 2012, ore 9.30, presso il Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari.

 Tutte le informazioni sull’organizzazione del Master e sulle modalità di iscrizione sono reperibili sul sito dell’Università degli Studi di Milano (http://www.unimi.it) nella sezione Master/area sanitaria e sul sito del Master (http://fbrunocsmc.ariel.ctu.unimi.it/v1/home/PreviewArea.aspx ) o presso la segreteria organizzativa del Centro.

Scollocati di tutto il mondo, unitevi!

«Sbaglia chi sostiene che dietro l’attuale immensa crisi internazionale ci sia un’oscura macchinazione speculativa. (…) La spiacevole novità, che inasprisce e rende più ineluttabili gli effetti della crisi, è che non si tratta delle conseguenze di un ciclo economico temporaneo, ma della condizione ormai definitiva (o talmente lunga da sembrare tale) del mondo occidentale, che ha esaurito la sua spinta propulsiva, ha perso l’appetito necessario alla competizione, ha messo su pancetta ed è costretto a subire la violenta rimonta dei paesi in via di sviluppo.»
Sono queste le premesse da cui partono Simone Perotti e Paolo Ermani per il loro “Ufficio di scollocamento” (Chiarelettere) un manuale nel quale spiegano perché si debba abbandonare al più presto la nave che sta affondando: «È proprio il caso di aspettare che l’equipaggio cali le scialuppe perché la nave è ormai inclinata, o è meglio cominciare a pensarci adesso, mentre imbarchiamo già pericolosamente acqua ma abbiamo ancora un minimo margine di manovra, un lieve anticipo sull’affondamento?».
In sostanza Perotti ed Ermani invitano chi abbia un lavoro a cambiare vita, ad abbandonare le città per spostarsi in campagna (o in collina, nello spezzino, dove ha trovato il suo buen retiro Simone, nella magnifica casa che si è arredata con le sue mani e nella quale vive quando non naviga).
Con un orto e riducendo le spese di affitto e di vita, ce la si può cavare con molti meno soldi di quanti si pensa. L’invito è sfruttare la crisi (della quale, oggettivamente, non si vede la fine) per cambiare registro, ossia per scollocarsi, abbandonando «abitudini, automatismi, percorsi, consumi, relazioni, occupazioni e convinzioni», per uscire dal tunnel: «Se lo scollocato non ha soldi si astiene dal consumare e non ne fa un dramma né si rivolge alle banche, agli strozzini o alle mafie. Riduce movimenti e bisogni, ma non è triste per questo. Semmai se ne compiace, esaltando la propria libertà. (…) Fare una scelta di scollocamento non è un salto nel buio. La crisi attuale è forse più di valori e di prospettive che di risorse. Dal nostro punto di vista, infatti, che ci siano meno soldi per comprare beni inutili è da considerarsi un’ottima notizia».
Il libro ha una prima parte teorica (Perché) e una seconda più pratica (Cosa e Come) nella quale viene spiegato quali sono i passaggi di “ri-formazione” per la nuova vita che, necessariamente, sarà più semplice affrontare assieme ad altri amici, in maniera collettiva: «Quando, di fronte a una crisi, non c’è alcuna avvisaglia di rivoluzione, le prospettive da drammatiche si fanno disperate, e obbligano l’individuo a mettersi in salvo con le proprie forze. Il che, di solito, si rivela un’occasione preziosa per pochi e un bagno di sangue per gli altri».
Il libro offre soluzioni ed idee proprio per evitare questo bagno di sangue generalizzato. Fattibili? Realizzabili? Forse non da tutti, ma da alcuni sì.
L’obiettivo spiegano i due nel finale è quello di tornare a vivere: «Lo scollocato un giorno si è detto: “Ma tutta questa fatica, tutta quest’ansia, non varrebbero una vita migliore?”. E allora si è alzato dalla sala d’aspetto dell’ennesimo colloquio di lavoro, ha oltrepassato la porta senza una parola, è uscito all’aperto. E ha ricominciato a vivere».
Ad maiora
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Simone Perotti
Ufficio di scollocamento
Chiarelettere
Milano, 2012
Euro 11,50
Pagg. 119

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Biblioteca del Parco Sempione. Non più per soli adulti

A lungo chiusa, la biblioteca del Parco Sempione di Milano è una delle più belle in città.
Quando fu re-inaugurata, durante la campagna elettorale della Moratti, fu riaperta senza uno spazio dedicato a libri per bimbi e ragazzi.
Lo scoprii portando Marta a fare la prima tessera. Scrissi un post un po’ incazzato.
Oggi abbiamo rimediato.
Prima tessera, primo libro.
Si vive di parole d’altronde.
Ad maiora

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#FreePussyRiot. Oggi opposizione in piazza in Russia

Oggi a Mosca e in altre 50 città russe l’opposizione al regime putiniano torna a fare sentire la propria voce.
È il primo corteo dopo gli scontri del 6 maggio (con l’opera repressiva del regime che prosegue anche oggi) e dopo le norme liberticide introdotte per limitare ulteriormente la libertà di espressione.
Tra le parole d’ordine del corteo ci sarà ovviamente anche la richiesta di liberazione delle Pussy Riot.
Ma è più che probabile che, oltre ai diritti civili, le opposizioni cavalchino la protesta sociale, criticando il recente aumento delle tariffe.
Il variegato movimento anti putiniano sta comunque per creare una struttura di coordinamento, con delle “primarie” alle quali si prevede possano votare centomila persone.
La Marcia dei Milioni (lo stesso nome della manifestazione, bellissima, del 6 maggio) sarà seguibile in streaming a partire dalle 13.
Ad maiora

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Dovlatov e i fiammiferi sovietici

Non discuto. Lo stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E là sono successe molte cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che noi non scorderemo mai. Uccidetemi pure, squartatemi, ma i nostri fiammiferi sono migliori di quelli americani. È una sciocchezza, tanto per cominciare. Continuiamo. La milizia a Leningrado agiva con efficienza. E non parlo dei dissidenti, delle azioni malvagie del Kgb. Parlo dei normali miliziani qualsiasi. E dei normali delinquenti qualsiasi… Se si urlava su una strada di Mosca “Aiuto!”, la folla accorreva. Qui, invece, proseguono indifferenti. Là in autobus cedevano il posto ai vecchi. Qui non succede mai. Per nessuna ragione. E va detto che anche noi ci siamo abituati molto in fretta. In generale, c’erano molte cose buone. Ci si aiutava l’un l’altro, come dire, più volentieri. E ci si metteva a fare a cazzotti senza paura delle conseguenze. E si spendevano gli ultimi dieci rubli senza tormentosi indugi. Non spetta a me criticare l’America. Io sono diventato qualcosa grazie all’emigrazione. E amo sempre più questo paese. Cose che non mi impedisce, penso io, di amare la patria che ho lasciato… I fiammiferi sono una sciocchezza. Sono altre le cose che contano. Esiste un concetto di “opinione pubblica”. A Mosca era una forza vera e propria. Una persona si vergognava a mentire. Si vergognava ad adulare il potere. Si vergognava ad essere calcolatrice, furba, cattiva. A uno così sbattevano le porte in faccia e quello diventava un fantoccio, un emarginato. E ciò era più spaventoso della prigione. Qui invece? Sfogliate giornali e riviste russi. Quanto odio e quanta cattiveria! Quanta invidia, arroganza, meschinità e finzione! Noi taciamo. Ci siamo abituati. È stupido dividere le persone in sovietiche e antisovietiche. È stupido e squallido. Le persone si dividono in intelligenti e stupide. Buone e cattive. Dotate e inette. Così era in Unione Sovietica, così sarà in America. Così è stato in passato, così, ne sono certo, sarà sempre.
Sergej Dovlatov

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