Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

#FreePussyRiot. Europa e Medvedev contro la condanna. Sabato opposizione in piazza

Le Pussy Riot sono un po’ scomparse dai radar mediatici, ma qui siamo testoni e continuiamo a occuparcene.
Sono state condannate il 17 agosto. Ma a quel tempo Bruxelles si riposa e quindi sono arrivate solo ora le critiche del Parlamento Europeo.
Meglio tardi che mai.
Pure Medvedev ne chiede ora la liberazione. Ma è stato inutile negli anni di Presidenza come è inutile ora alla Casa Bianca Russa. Giornalettismo lo bolla, giustamente, come ininfluente.
A Mosca sono andati per decenni a scuola di complotti. L’ultimo vuole il miliardario (riparato a Londra) Berezoskij dietro le Pussy Riot.
L’uomo che ha indicato a Eltsin il nome di Putin (che pensava di piazzare lì e controllare, lo stolto) è accusato di tutto quel che succede a Mosca. Uccidono la Politkovskaja? È stato Berezovskij per gettare discredito. Quando non sanno chi accusare, tirano fuori il suo nome. Patetici.
Ora resta da capire quanto questa vicenda della repressione delle Pussy Riot, abbia rianimato le opposizioni a Putin.
Sabato tornano in piazza.
Ad maiora.

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Sui muri di Milano

A Porta Venezia.
Ad maiora

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No al lavoro a cottimo

Adesivo in Statale.
Ad maiora

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#FreePussyRiot. Processo d’appello il primo ottobre

Il processo d’appello contro le Pussy Riot sarà il primo ottobre.
In primo grado si sono beccate 2 anni di lavori forzati per 45 secondi di concerto punk, femminista e soprattutto anti-putiniano in una chiesa di Mosca.
A Khodorkovskij nell’appello dopo il primo grado, la pena fu ridotta. Poi, non contenti gli hanno messo in piedi un processo post-datato per tenerlo in cella.
Le Pussy Riot in libertà non si sono invece messe a fare la calza. In un video bruciano la foto del tiranno.
A dimostrazione che, possono arrestarne tre, ma la balaclava è sempre libera.
Ad maiora.

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Mezza di Bucci. Ci siamo

Ma solo 5k (con Marta, svegliata all’alba).
Ad maiora.

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