Non era la serata in cui chiedere all’Atalanta di essere bella. Era quella in cui bisognava vincere. E la squadra di Maurizio Sarri porta a casa ciò che contava davvero: supera l’Hapoel Tel Aviv e conquista l’accesso alla fase principale della Conference League dopo lo 0-0 dell’andata a Bergamo.
Una qualificazione sofferta, arrivata al termine di una partita che per lunghi tratti conferma quanto questa Atalanta sia ancora un cantiere. Ritmi non sempre alti, difficoltà nel dare continuità alla manovra e un Hapoel che dimostra ancora una volta di essere avversario molto più scomodo di quanto potesse suggerire il divario tecnico ed economico fra le due rose.
Sarri parte con Carnesecchi; Bellanova, Kossounou, Scalvini e Kolasinac; Ederson, Gaetano e Samardzic; Zalewski, Krstovic e Raspadori. De Ketelaere e Scamacca iniziano invece dalla panchina.
L’approccio non è semplice. L’Hapoel non si limita ad aspettare e nel primo tempo riesce anche a mettere in difficoltà i nerazzurri. L’Atalanta prova soprattutto a sfruttare le corsie e le iniziative di Samardzic, ma fatica a trovare pulizia negli ultimi metri. Gli israeliani, dal canto loro, hanno una buona occasione con Alkoukin, che sfiora la traversa dopo una giocata di Boateng.
È una partita sporca, nervosa, nella quale il peso della qualificazione sembra farsi sentire. Ed è forse proprio questo il dato più importante: l’Atalanta non domina come ci si sarebbe potuti aspettare, ma non perde la testa e continua a cercare il varco.
Quando finalmente lo trova grazie al subentrato Scamacca, cambia tutto. Anche se, come a Bergamo, è sempre Carnesecchi a salvare l’Atalanta.
Non è ancora l’Atalanta che Sarri vuole. Non può esserlo alla fine di agosto, con un nuovo allenatore, principi differenti da assimilare e diversi giocatori ancora alla ricerca della condizione migliore. E il doppio confronto con l’Hapoel lo dimostra: 180 minuti molto più complicati del previsto per avere ragione della formazione israeliana.
Ma rispetto allo 0-0 di Bergamo c’è una differenza enorme: questa volta l’Atalanta trova il modo di vincere.
E in una partita da dentro o fuori, alla fine, è l’unica cosa che davvero contava. Anche per i 300 tifosi che so sono sparati una notte in pullman o macchina.
La Conference può cominciare.
Ad maiora