Ci sono autori che, anche se per anni restano nei meandri della memoria, non ti abbandonano mai.
Per me Andrea Pazienza è uno di questi.
Il primo incontro risale a tanti anni fa, con un fumetto dedicato a Sandro Pertini. Quel volume purtroppo si è perso in uno dei tanti traslochi della mia vita. Chissà, magari è ancora nascosto in qualche soffitta e un giorno ricomparirà.
Oggi ho approfittato di qualche ora libera a Roma per visitare al MAXXI la mostra dedicata ad Andrea Pazienza. Già all’ingresso una grande scritta accoglie i visitatori con il titolo dell’esposizione: “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”. È una frase che colpisce. Pazienza se n’è andato troppo presto, a soli trentadue anni, ma il suo tratto, la sua fantasia e il suo modo di osservare il mondo continuano a essere straordinariamente vivi.
Oltre alle singole tavole – molte non le conoscevo e mi ha colpito il suo modo di lasciare alcune storie aperte, quasi sospese – sono rimasto affascinato soprattutto dai grandi disegni alle pareti.
Ho lasciato il MAXXI con Zanardi nello zaino e un pensiero fisso: ritrovare, prima o poi, quel vecchio fumetto dedicato a Pertini che ho perduto. O magari ricomprarlo. Ma solo se mi convincerò che il mio non tornerà più.
Se passate da Roma, vale una visita. La mostra resta aperta fino al 27 settembre 2026.
Ad maiora