Conosco Andrea Rizzo Pinna da una decina d’anni. E, considerando che è un classe 2000, significa praticamente da sempre.
Le due foto che vedete qui lo ritraggono nel 2016, quando vestiva la maglia dell’Under 17 azzurra (e dell’Atalanta), e ieri sera, con la targa di miglior giocatore dei playoff di Serie C. I suoi due gol, tra andata e ritorno, hanno trascinato l’Ascoli alla promozione in Serie B, superando l’Union Brescia.
Andrea, che oltre a essere un ottimo calciatore è anche un ragazzo perbene (con alle spalle una bella famiglia), in questi anni ha girato parecchie piazze. È ripartito dalla Serie D e ha risalito gradualmente la china, mettendosi in luce in diverse stagioni, tra cui quelle alla Lucchese.
Ad Ascoli sembra aver trovato la sua dimensione e quella sicurezza che serve a chi interpreta un ruolo sempre più raro nel calcio moderno: il trequartista brevilineo, creativo, capace di accendere la partita con una giocata.
Spesso si dice: «Bisogna far giocare i giovani». Vero. Ma aggiungerei anche un’altra cosa: bisogna avere pazienza con loro. Se hanno qualità, come Andrea Rizzo Pinna, prima o poi trovano la loro strada.
Ad maiora.




