Month: settembre 2011

SE PARITA’ SIGNIFICA FARE A PUGNI

Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione dell’amica avvocata Ileana Alesso sulla parità di genere e la violenza.

A pochi giorni dallo spettacolo “Elsa K.”, mi sembra un interessante (e condivisibile) punto di vista.

Ad maiora.

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(tratto dal settimanale on line Arcipelago Milano, 14 settembre 2011, di Ileana Alesso)

“Avete voluto la parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire : abbiamo parità di diritto e perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito, il mio fidanzato, mio cugino, mio fratello, mio nonno mio bisnonno vanno in giro ? … Se questa ragazza fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente”. La citazione è tratta dalla arringa … del difensore di uno dei quattro stupratori di una ragazza di 18 anni intrappolata nella casa di uno di loro con la scusa di una proposta di lavoro. L’arringa risale al 1979 ed è tratta dal noto e drammatico documentario “Processo per stupro”.

Forse non è ozioso ricordare che il 90 per cento della violenza sulle donne è di origine “domestica” … causata dal marito, compagno, fidanzato o convivente. Ma il punto è un altro: la settimana scorsa a Milano un uomo, urlando verso una ragazza “fai l’uomo ? e allora le prendi”, ha preso a pugni fratturandole il setto nasale una ragazza omosessuale che era al ristorante con la sua compagna. La sua colpa essersi scambiata fotografie ed effusioni prima di essere aggredita e mandata all’ospedale dall’energumeno calvo e tatuato del tavolo accanto.

E il punto non è nemmeno solo l’omofobia. Lo dico senza tema di equivoco avendo difeso alla Corte Costituzionale il matrimonio same sex che ha portato alla sentenza di riconoscimento della pari dignità “tra coppie coniugate e coppie omosessuali e al diritto fondamentale di vivere una condizione di coppia ottenendone, nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri ….”.

Il punto a mio parere è che affermazioni del tipo: “fai l’uomo ? e allora le prendi”, oppure “hai voluto la parità ? ben ti sta, ti sei messa tu in questa situazione” sono:

  • in primo luogo, vergognosamente passate sotto silenzio nei giornali e nei media depositandosi nel senso comune senza suscitare commenti, riflessioni, prese di posizione. Nessuno si è indignato disvelando la pericolosità, prima che la misoginia, e le conseguenze culturali di questi comportamenti;
  • in secondo luogo, mettono al centro e fanno divenire pietra di paragone un genere, quello maschile, trasformando nella parità con l’uomo ciò che invece attiene alla parità di trattamento tra donne e uomini e il valore della differenza insieme alla eguaglianza di opportunità per entrambi i generi;
  • in terzo luogo, pongono una equivalenza tra parità e mascolinità e spingono l’identità e il comportamento di uomini e donne ad allinearsi  .. ed eguagliarsi solo  sulla linea della violenza. Il ragionamento, se così si può dire, nella sua semplicità è brutale e greve: “Vuoi essere pari a me ? Bene e allora devi essere violenta come me. Se non lo sei non ti riconosco dignità e non ti rispetto”.

E’ evidente che si tratta di un modello culturale dove il confronto tra i generi parla solo la lingua della violenza e comporta uno stile di vita dove non c’è, né per le donne né per gli uomini. una trasformazione personale ma ambiti e luoghi – una villa, un ristorante …. – che si possono trasformare in un ring o nello scenario di una sfida all’OK Corral e dove i diritti si trasformano in botte e violenza per chi non sta e non vuole più tornare a stare accanto al caminetto.

Non contrastare queste affermazioni, farle passare sotto silenzio senza indignarsi, significa accettarle, consentire che si diffondano e producano altra violenza. E’ questo quello che vogliamo?”.

womeninlaw – donne&diritti network online

METTI UNA SERA ALLA FESTA DEL PD DI MILANO

Serata interessante quella di ieri alla Festa milanese del Pd. Prima la presentazione del libro di Luigi Manconi e Valentina Calderone “Quando hanno aperto la cella” (Il Saggiatore) dove vengono raccontate le storie di cittadini morti mentre erano nelle mani delle forze dell’ordine. A leggere le pagine del volume (e soprattutto i verbali, ancora più agghiaccianti) Giuliano Turone. Manconi ha detto che chi è sotto il totale controllo dello Stato dovrebbe essere considerato sacro, anche se colpevole dei peggiori crimini.

L’associazione fondata da Manconi si chiama A buon diritto:

http://www.abuondiritto.it

Al dibattito anche il sindaco di Milano, l’avvocato Giuliano Pisapia. Il primo cittadino è andato poi al banchetto referendario, ieri presieduto dall’ex ministro della difesa, Arturo Parisi:

Al banchetto anche l’attore Moni Ovadia che dopo aver firmato contro il Porcellum ha detto la sua sull’opposizione:

A seguire un dibattito sulla mafia a Milano, con l’assessore Majorino (qui col sindaco):

All’incontro anche Nando dalla Chiesa che, a logica, dovrebbe guidare un comitato-commissione Antimafia del Comune. Sindaco e professore dovrebbero sentirsi al telefono oggi.

Ad maiora

PER SEMPRE UN DITO MEDIO A PIAZZA AFFARI?

L’assessore milanese Stefano Boeri ha lanciato, via Facebook, una sorta di sondaggio per capire se sia il caso di lasciare il dito di Cattelan (si chiama LOVE, acronimo di Libertà Odio Vendetta Eternità) in piazza Affari:

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=114721901965540&id=699127703

L’opera d’arte fu scoperta un anno fa, in una giornata autunnale (qui, almeno fino ad oggi, a Milano è ancora, invece, incredibilmente estate):

http://www.vogue.it/people-are-talking-about/l-ossessione-del-giorno/2010/09/maurizio-cattelan

Personalmente ritengo la collocazione di fronte alla Borsa la sua quella ideale. Anche se ovviamente quanti vivono e lavorano dentro quel palazzo non hanno mai apprezzato quel dito:

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-25/imbarazzi-borsa-dito-cattelan-093530.shtml

Sul dito medio, diventato ormai simbolo del paese, avevo scritto qualche mese fa un post che partiva da Bossi per arrivare e Messi:

https://andreariscassi.wordpress.com/2010/11/25/in-medio-stat-virtus/

Sul tema, ben più ascoltati del sottoscritto, erano intervenuti anche gli Articolo 31:

Ribadisco. Lasciate Love dov’è.

Ad maiora

FRA TRE SETTIMANE A MILANO IN SCENA “ELSA K.”. PER NON DIMENTICARE ANNA POLITKOVSKAJA

Tra pochi giorni, anzi fra tre settimane, saranno passati cinque anni dall’omicidio di Anna Politkovskaja.

Varie inchieste della magistratura russa hanno portato parecchie persone in carcere. Esecutori materiali o organizzatori. Molti scagionati al processo. Altri sono ora in cella, in attesa di andare a giudizio. Nessuno si è mai sognato di cercare i mandanti dell’omicidio della coraggiosa giornalista russa. Tanto da spingere il New York Times a scrivere che non c’è giustizia:

http://www.nytimes.com/2011/09/14/opinion/no-justice-for-anna-politkovskaya.html?_r=1&emc=eta1

A luglio, a Genova, nel corso della Settimana dei diritti, Vera Politkovskaja (insieme alla collega della Novaja Gazeta, Nadezhda Prusenkova) così parlava di sua madre Anna:

http://youtu.be/27cCRcE_LkI

Per non dimenticare Anna Politkovskaja, per onororare il quinto anniversario del suo omicidio, Annaviva e LattOria metteranno in scena a Milano “Elsa K.”.
Di seguito i dettagli. Prenotatevi! Venite!!

Ad maiora

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EL’SA K debutta a Milano in occasione dell’anniversario della morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006 sul portone della sua casa a Mosca, dopo essersi schierata contro la politica di Vladimir Putin e aver condotto una battaglia in nome della libertà di informazione e in difesa dei diritti umani.

L’opera teatrale, scritta da Andrea Riscassi per la regia di Alessia Gennari, narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Jurij Budanov. Di El’sa Kungaeva, del suo omicidio e della violenza consumatasi sul suo corpo si era a lungo occupata Anna Politkovskaja.

In scena tre voci. Una maschile, a riportare i fatti, i documenti, l’oggettività (vera o presunta) della vicenda raccontata, e due femminili, quella di El’sa e quella di Anna. Due voci femminili “in assenza”, corpi e voci della memoria e della storia.

A essere rievocato nel testo non è solo il caso di El’sa, così come non è solo il lavoro di Anna Politkovskaja: a ricrearsi, per frammenti, è la più ampia vicenda che riguarda il conflitto russo-ceceno e alcune fra le implicazioni politiche, sociali e umane di quella guerra ancora latente. El’sa e Anna, entrambe portatrici della propria verità e della propria tragedia, sono compresenti sulla scena ma non si parlano mai. Si evocano l’una con l’altra. Ognuna con le proprie parole, con la propria consapevolezza e umanità, permette all’altra di raccontare e raccontarsi entro un impossibile dialogo fra morti.

Mettere in scena questo dialogo è fare del teatro il luogo deputato per la memoria attraverso una finzione che si fa cruda e amara rappresentazione del reale. E’ fare del palcoscenico lo spazio del ricordo, della possibilità di una ricostruzione e ricomposizione della verità.

EL’SA K

Di Andrea Riscassi

regia di Alessia Gennari,

con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi,

musiche di Federico Gon.

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21

Teatro del Borgo

via Formentini 10, Milano

Per info e prenotazioni: saraurban@lattoria.it

OMICIDIO ESTEMIROVA: MEMORIAL TORNA A DENUNCIARE RITARDI NELLE INDAGINI

Nessun passo avanti nelle indagini sull’omicidio di Natalia Estemirova. A denunciarlo l’ong russa Memorial per la quale la giornalista – assassinata nel 2009 – lavorava. L’associazione per i diritti umani ha inoltrato ufficiale reclamo alla Corte europea dei diritti, lamentando la mancanza di progressi nelle indagini avviate dalla magistratura russa.

Sul caso eravamo stati facili profeti sia lo scorso anno, sia a luglio in occasione del secondo anniversario dell’omicidio:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/07/15/omicidio-estemirova-due-anni-di-indagini-zero-risultati/

Una delle tante cose che si può imputare al presidente Medvedev è che, sul caso, ha speso tante parole ma che i risultati sono pari a zero.

La giornalista fu rapita in Cecenia e trovata uccisa, poche ore dopo, in Inguscezia. La macchina con la collega a bordo attraversò cinque posti di blocco e anche un confine. Nessuno però la fermò.

Il ricordo alla Corte di Strasburgo è firmato anche dai parenti della Estemirova che da mesi, insieme ai colleghi della Novaja Gazeta, denunciano le inefficienze delle indagini e la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sul caso e i suoi risvolti giornalisti sui media europei, qualche mese fa Annaviva ha presentato un interessante (al contenpo deprimente) studio di Fabrizio Ossino:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/21/la-stampa-e-lomicidio-estemirova/

L’Estemirova era considerata l’erede della Politkovskaja. Speriamo che per arrivare a qualche risultato non si debba aspettare un lustro invano come per la cronista uccisa a Mosca nell’ottobre 2006.

Ad maiora.