Month: settembre 2011

SUICIDI E INDIFFERENTI

“Non ho chiuso il bar perché non mi e’ sembrato opportuno si è trattato di un fatto certamente grave, lo riconosco bene, ma voluto dalla signora. È lei che ha scelto di morire qui, forse perché questo bar le era diventato familiare. Mi spiace molto, era una donna molto gentile che da anni la domenica faceva colazione da noi, si sedeva al tavolo, appendeva la sua giacca all’attaccapanni proprio come ha fatto anche oggi, consumava, dava la mancia ai camerieri e usciva. Ma perché chiudere il bar? Aspettavo per pranzo 100 turisti in arrivo da Milano con due autobus, ed il locale era pieno di gente. Io devo pensare al bar, a pagare i dipendenti, e poi forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza. E’ chiaro che se la polizia avesse disposto la chiusura del bar non avrei detto nulla. Ma così non e’ stato, e io ho cercato di proseguire il lavoro nella normalità. Anzi devo dire che chi è venuto a prendere la donna, ha anche pulito il bagno del più grosso, abbiamo solo dovuto togliere il poco rimasto”.

Così la titolare dello storico Caffè Piatti a Torino commenta la decisione di tenere aperto il negozio anche con una cliente suicida nel bagno. Parole agghiaccianti che però non hanno spinto L’autorevole Stampa a dedicare a questa notizia nemmeno un richiamo in prima pagina.

“Odio gli indifferenti” scriveva tanto tempo fa un sardo che aveva scelto Torino per le sue battaglie politiche e sindacali. Lui la notizia l’avrebbe sicuramente evidenziata.

“La morte di qualcuno è sempre qualcosa che chiama tutti a fermarci un attimo, a pregare e a entrare in sintonia con quella persona e la sua famiglia: il fatto che oggi al Bar Platti di Torino, dopo la morte di una povera donna in sofferenza, tutto sia proseguito come se nulla fosse accaduto, ci deve far riflettere”. Parole di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino. Un altro che avrebbe dato rilievo alla notizia, cui avrà dedicato le preghiere mattutine.

Ieri un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale della Foxconn, la societa’ taiwanese con stabilimenti in Cina che produce pezzi per Iphone, Ipad e altri prodotti Apple, al centro l’anno scorso di una serie di suicidi fra i suoi dipendenti. Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perché la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. Almeno tredici dipendenti della Foxconn (che lavora anche per Nokia e Sony), si sarebbero suicidati nell’ultimo anno. Forse stavano tutti cercando di appendere abiti bagnati fuori dall’edificio.

Quando poco fa ho letto Franceschini che invita il governo a dimettersi perché “è suicida andare avanti così” mi sono venuti in mente la signora di Torino e quei quattordici cinesi.

Ad maiora.

ELSA K. 6,7,8 OTTOBRE IN SCENA A MILANO

Alla presentazione di “Elsa K.” alla Libreria popolare di via Tadino, Guido Duiella (libraio e amico) mi ha chiesto – un po’ stupito – come mai mi fosse cimentato anche nella scrittura di un testo teatrale.

Quando “Elsa K.” andrà in scena (6,7,8 ottobre al Teatro del Borgo, in via Formentini a Milano) saranno passati cinque anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja.

Con gli amici di Annaviva ricordiamo il suo sacrificio dal 2007, con conferenze, presidi, manifestazioni, proiezione di documentari, assemblee pubbliche. Credo sia necessario cambiare la formula comunicativa. E lo dico da giornalista televisivo. Il teatro (è una banalità, lo so) è in grado di colpirti più nel profondo, di metterti davanti a te stesso, a volte anche più del video. Sono parole che evocano immagini e soprattutto fanno emergere sentimenti.

In questi anni ho avuto la fortuna e l’onore di presentare più volte “Donna non rieducabile” di Ottavia Piccolo (scritto da Stefano Massini, che da qualche giorno ha inaugurato il suo blog: http://www.stefanomassini.it/). Pur conoscendo la storia (e ormai il testo) a memoria, ogni volta, alla fine della rappresentazione, mi sono trovato da un lato spiazzato, dall’altro più forte.

Il testo che ho scritto racconta la Cecenia di oggi. Dà voce a chi non l’ha più. Elsa, Anna, Stanislav, Natalia. Si rivolge a noi uomini (potenziali stupratori) e soprattutto alle donne. Sperando che a un certo punto dicano basta e si prendano quel potere che i “maschi” hanno così malamente amministrato in questi millenni.

E non è un caso che, nelle parole mirabilmente lette da Sara Urban, la Politkovskaja se la prenda soprattutto con le donne, con la loro ignavia:

Vi aspetto a teatro.

Ad maiora

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EL’SA K

Di Andrea Riscassi

regia di Alessia Gennari,

con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi,

musiche di Federico Gon.

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21

Teatro del Borgo

via Formentini 10, Milano

Per info e prenotazioni: saraurban@lattoria.it

QUANTO CI MANCA OLIVIERO BEHA

Per quanto il campionato di calcio sia diventato uno spezzatino per favorire i clienti di Sky, la domenica sera il tema calcio rimane al centro dell’attenzione di molti italiani (anche di sinistra).
Domani, nella maggior parte dei bar, insieme al caffè si parlerà delle gesta calcistiche.
Fino a non molto tempo fa a commentare pedate al pallone, ma anche la loro valenza sociale, c’era al Tg3 lo spazio di Oliviero Beha. Il giornalista elencava i risultati, ma soprattutto raccontava retroscena di questo sport che – volenti o nolenti – è un vero collante nazionale.
Contrasti con la direzione hanno escluso Beha dal Tg3, importante telegiornale che ora ignora bellamente questo sport. Ignorando forse che la prima miccia del berlusconismo fu proprio il Milan. Quando entrò in politica, l’allora presidente rossonero disse di Karol Wojtyla: “Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa vincente del mio Milan, che è poi è l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male”.
Ridateci Beha. In questa fine-regime, la sua voce ci aiuterebbe ad amari sorrisi.
Ad maiora.

LASCIAMO IL PARCO SEMPIONE AI BAMBINI

Non so se la giunta Pisapia riuscirà a incrementare il verde pubblico, indubbiamente scarso a Milano.
Mi auguro che in compenso sappia difendere quello esistente.
Negli ultimi anni il Parco Sempione è diventato la “location ideale” per una serie di manifestazioni, raramente con finalità (nemmeno di facciata) ambientali: dalla ristorazione al cinema all’aperto.
Ogni evento comporta camion che entrano a portare gli stand prima, camion che portano via il materiale poi. In mezzo il fastidioso (e inquinante) rumore di generatori elettrici.
A gennaio proprio il Parco Sempione sarà il surreale scenario di gare di sci di fondo: http://www.raceinthecity.it/materiale/Comunicato_presentazione.pdf

Dato che Milano è in pianura, la neve sarà prodotta altrove e portata con camion in città. Quale ska l’impatto ecologico di tale idea credo sia superfluo sottolinearlo. Mentre si parla di cibo a chilometro zero, si trasporta la neve dalle montagne nella capitale finanziaria (un tempo, forse, anche economica) del paese. Si è già fatto, mi si dirà. Aspetto allora anche battaglie navali all’Arena.
Nel Parco Sempione, peraltro solo una piccola parte è dedicata ai giochi dei bambini. Ci sono invece numerose aree per i cani, i cui padroni – peraltro – preferiscono far scorrazzare i loro fedeli amici ovunque tranne che nelle aree dedicate (come dice l’amico e collega Ermanno: se tutto il parco fosse riservato ai cani, probabilmente li terrebbero fuori…).
Un segnale di discontinuità arancione si avrà quando i parchi milanesi non saranno più location ma torneranno a disposizioni dei (sempre meno) cuccioli cittadini.
Ad maiora,

ELSA K. FRA DUE SETTIMANE LA PRIMA A MILANO

Venite!
Prenotatevi!!

Ad maiora
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Annaviva e LattOria presentano
EL’SA K
Di Andrea Riscassi
regia di Alessia Gennari,
con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi,
musiche di Federico Gon.

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21
Teatro del Borgo
via Formentini 10, Milano

EL’SA K debutta a Milano in occasione dell’anniversario della morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006 sul portone della sua casa a Mosca, dopo essersi schierata contro la politica di Vladimir Putin e aver condotto una battaglia in nome della libertà di informazione e in difesa dei diritti umani.
L’opera teatrale, scritta da Andrea Riscassi per la regia di Alessia Gennari, narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Jurij Budanov. Di El’sa Kungaeva, del suo omicidio e della violenza consumatasi sul suo corpo si era a lungo occupata Anna Politkovskaja.

In scena tre voci. Una maschile, a riportare i fatti, i documenti, l’oggettività (vera o presunta) della vicenda raccontata, e due femminili, quella di El’sa e quella di Anna. Due voci femminili “in assenza”, corpi e voci della memoria e della storia.
A essere rievocato nel testo non è solo il caso di El’sa, così come non è solo il lavoro di Anna Politkovskaja: a ricrearsi, per frammenti, è la più ampia vicenda che riguarda il conflitto russo-ceceno e alcune fra le implicazioni politiche, sociali e umane di quella guerra ancora latente. El’sa e Anna, entrambe portatrici della propria verità e della propria tragedia, sono compresenti sulla scena ma non si parlano mai. Si evocano l’una con l’altra. Ognuna con le proprie parole, con la propria consapevolezza e umanità, permette all’altra di raccontare e raccontarsi entro un impossibile dialogo fra morti.
Mettere in scena questo dialogo è fare del teatro il luogo deputato per la memoria attraverso una finzione che si fa cruda e amara rappresentazione del reale. E’ fare del palcoscenico lo spazio del ricordo, della possibilità di una ricostruzione e ricomposizione della verità.

Per info e prenotazioni: saraurban@lattoria.it