“Non ho chiuso il bar perché non mi e’ sembrato opportuno si è trattato di un fatto certamente grave, lo riconosco bene, ma voluto dalla signora. È lei che ha scelto di morire qui, forse perché questo bar le era diventato familiare. Mi spiace molto, era una donna molto gentile che da anni la domenica faceva colazione da noi, si sedeva al tavolo, appendeva la sua giacca all’attaccapanni proprio come ha fatto anche oggi, consumava, dava la mancia ai camerieri e usciva. Ma perché chiudere il bar? Aspettavo per pranzo 100 turisti in arrivo da Milano con due autobus, ed il locale era pieno di gente. Io devo pensare al bar, a pagare i dipendenti, e poi forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza. E’ chiaro che se la polizia avesse disposto la chiusura del bar non avrei detto nulla. Ma così non e’ stato, e io ho cercato di proseguire il lavoro nella normalità. Anzi devo dire che chi è venuto a prendere la donna, ha anche pulito il bagno del più grosso, abbiamo solo dovuto togliere il poco rimasto”.
Così la titolare dello storico Caffè Piatti a Torino commenta la decisione di tenere aperto il negozio anche con una cliente suicida nel bagno. Parole agghiaccianti che però non hanno spinto L’autorevole Stampa a dedicare a questa notizia nemmeno un richiamo in prima pagina.
“Odio gli indifferenti” scriveva tanto tempo fa un sardo che aveva scelto Torino per le sue battaglie politiche e sindacali. Lui la notizia l’avrebbe sicuramente evidenziata.
“La morte di qualcuno è sempre qualcosa che chiama tutti a fermarci un attimo, a pregare e a entrare in sintonia con quella persona e la sua famiglia: il fatto che oggi al Bar Platti di Torino, dopo la morte di una povera donna in sofferenza, tutto sia proseguito come se nulla fosse accaduto, ci deve far riflettere”. Parole di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino. Un altro che avrebbe dato rilievo alla notizia, cui avrà dedicato le preghiere mattutine.
Ieri un’altra donna è morta cadendo dall’alto di un palazzo all’interno dello stabilimento industriale della Foxconn, la societa’ taiwanese con stabilimenti in Cina che produce pezzi per Iphone, Ipad e altri prodotti Apple, al centro l’anno scorso di una serie di suicidi fra i suoi dipendenti. Niu Xiaobei è caduta dal sesto piano del dormitorio della fabbrica di Zhengzhou, nella provincia centrale dell’Henan, morendo sul colpo. Secondo le autorità cittadina, non si sarebbe trattato di suicidio ma di una tragica fatalità perché la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di appendere degli abiti bagnati all’esterno della sua stanza, per farli asciugare. Almeno tredici dipendenti della Foxconn (che lavora anche per Nokia e Sony), si sarebbero suicidati nell’ultimo anno. Forse stavano tutti cercando di appendere abiti bagnati fuori dall’edificio.
Quando poco fa ho letto Franceschini che invita il governo a dimettersi perché “è suicida andare avanti così” mi sono venuti in mente la signora di Torino e quei quattordici cinesi.
Ad maiora.

