Month: settembre 2011

ELSA K. 6,7,8 OTTOBRE IN SCENA A MILANO

Alla presentazione di “Elsa K.” alla Libreria popolare di via Tadino, Guido Duiella (libraio e amico) mi ha chiesto – un po’ stupito – come mai mi fosse cimentato anche nella scrittura di un testo teatrale.

Quando “Elsa K.” andrà in scena (6,7,8 ottobre al Teatro del Borgo, in via Formentini a Milano) saranno passati cinque anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja.

Con gli amici di Annaviva ricordiamo il suo sacrificio dal 2007, con conferenze, presidi, manifestazioni, proiezione di documentari, assemblee pubbliche. Credo sia necessario cambiare la formula comunicativa. E lo dico da giornalista televisivo. Il teatro (è una banalità, lo so) è in grado di colpirti più nel profondo, di metterti davanti a te stesso, a volte anche più del video. Sono parole che evocano immagini e soprattutto fanno emergere sentimenti.

In questi anni ho avuto la fortuna e l’onore di presentare più volte “Donna non rieducabile” di Ottavia Piccolo (scritto da Stefano Massini, che da qualche giorno ha inaugurato il suo blog: http://www.stefanomassini.it/). Pur conoscendo la storia (e ormai il testo) a memoria, ogni volta, alla fine della rappresentazione, mi sono trovato da un lato spiazzato, dall’altro più forte.

Il testo che ho scritto racconta la Cecenia di oggi. Dà voce a chi non l’ha più. Elsa, Anna, Stanislav, Natalia. Si rivolge a noi uomini (potenziali stupratori) e soprattutto alle donne. Sperando che a un certo punto dicano basta e si prendano quel potere che i “maschi” hanno così malamente amministrato in questi millenni.

E non è un caso che, nelle parole mirabilmente lette da Sara Urban, la Politkovskaja se la prenda soprattutto con le donne, con la loro ignavia:

Vi aspetto a teatro.

Ad maiora

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EL’SA K

Di Andrea Riscassi

regia di Alessia Gennari,

con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi,

musiche di Federico Gon.

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21

Teatro del Borgo

via Formentini 10, Milano

Per info e prenotazioni: saraurban@lattoria.it

LASCIAMO IL PARCO SEMPIONE AI BAMBINI

Non so se la giunta Pisapia riuscirà a incrementare il verde pubblico, indubbiamente scarso a Milano.
Mi auguro che in compenso sappia difendere quello esistente.
Negli ultimi anni il Parco Sempione è diventato la “location ideale” per una serie di manifestazioni, raramente con finalità (nemmeno di facciata) ambientali: dalla ristorazione al cinema all’aperto.
Ogni evento comporta camion che entrano a portare gli stand prima, camion che portano via il materiale poi. In mezzo il fastidioso (e inquinante) rumore di generatori elettrici.
A gennaio proprio il Parco Sempione sarà il surreale scenario di gare di sci di fondo: http://www.raceinthecity.it/materiale/Comunicato_presentazione.pdf

Dato che Milano è in pianura, la neve sarà prodotta altrove e portata con camion in città. Quale ska l’impatto ecologico di tale idea credo sia superfluo sottolinearlo. Mentre si parla di cibo a chilometro zero, si trasporta la neve dalle montagne nella capitale finanziaria (un tempo, forse, anche economica) del paese. Si è già fatto, mi si dirà. Aspetto allora anche battaglie navali all’Arena.
Nel Parco Sempione, peraltro solo una piccola parte è dedicata ai giochi dei bambini. Ci sono invece numerose aree per i cani, i cui padroni – peraltro – preferiscono far scorrazzare i loro fedeli amici ovunque tranne che nelle aree dedicate (come dice l’amico e collega Ermanno: se tutto il parco fosse riservato ai cani, probabilmente li terrebbero fuori…).
Un segnale di discontinuità arancione si avrà quando i parchi milanesi non saranno più location ma torneranno a disposizioni dei (sempre meno) cuccioli cittadini.
Ad maiora,

VIA LE MANACCE MAFIOSE DALLA CITTA’

Affollata presentazione a Milano del libro di Gianni Barbacetto e Davide Milosa “Le mani sulla città” (Chiarelettere). Del volume abbiamo parlato qualche giorno fa:

IL PROBLEMA DI MILANO NON E’ IL TRAFFICO

L’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta in cttà è molto approfondita. Andrebbe letta soprattutto da tutti quelle anime belle (o quei furbacchioni) che sostengono che “a Milano non c’è la mafia”.

Milosa, ha ricordato come è stato querelato qualche anno fa quando sosteneva la presenza della ‘Ndrangheta a Buccinasco (poi sono stati tutti arrestati). Mentre Barbacetto ha ammonito la nuova giunta milanese Pisapia sulla prova che non potrà fallire: evitare che le mafie mettano mano alla costruzione (quando e se inizierà) dell’Expo.

Interessanti e istruttivi sono stati gli interventi di due “colonne milanesi” Armando Spataro e Dario Fo.

Inutile che riassuma. Guardate e ascoltare.

Ad maiora.

http://youtu.be/aIDRlXWGEQI

http://youtu.be/xnaF9KJHV2o

http://youtu.be/LapqKYWHerE

http://youtu.be/28CFqGd_T7I

PISAPIA INCONTRA L’AMBASCIATORE RUSSO

Dall’ufficio stampa di Palazzo Marino riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ricordando sommessamente che Milano è, insieme a Genova (e Brescia), la città che ha dedicato un albero ad Anna Politkovskaja nel locale Giardino dei Giusti.

Ad maiora.

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Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha incontrato oggi a Palazzo Marino l’Ambasciatore della Federazione Russa  Alexey Meshkov, accompagnato dal Console generale Alexey Paramonov. Per la nuova amministrazione milanese l’incontro è stato l’occasione per affermare la volontà di proseguire sulla strada di una proficua collaborazione in campo economico e culturale, anche in vista di Expo 2015 cui la Russia ha già dato convinta adesione.

L’Ambasciatore ha presentato ufficialmente al Sindaco gli eventi culturali  che animeranno la scena milanese nelle prossime settimane nel quadro dell’anno della Cultura e Lingua Russa in Italia e della Cultura e Lingua Italiana in Russia. Particolare attenzione è stata dedicata alla Stagione teatrale di San Pietroburgo che, in collaborazione con il Piccolo Teatro,  si svolgerà dal 13 ottobre  e vedrà l’arrivo a Milano di  245 artisti russi.  Un evento cui si affiancheranno numerose altre iniziative e che conferma i tradizionali legami tra Milano e San Pietroburgo, gemellate dal 1967,  all’indomani del cambio di amministrazione che entrambe le città hanno di recente conosciuto.
“Sono certo che con il nuovo Governatore Georgy Poltavchenko potremo avviare un proficuo rapporto di collaborazione  che possa contribuire allo sviluppo culturale ed economico delle nostre città in un momento in cui la crisi economica internazionale impone anche la ricerca di nuove modalità nei rapporti internazionali”, ha dichiarato il Sindaco Pisapia.

IL PROBLEMA DI MILANO NON E’ IL TRAFFICO

La prima sensazione sgradevole (magari superficiale e di poco interesse per i non milanesi) dalla lettura del libro di Gianni Barbacetto e Davide Milosa “Le mani sulla città” (Chiarelettere, in uscita oggi) è che è difficile mangiare in molti ristoranti e bere caffè in molti bar senza finire, inconsapevolmente, nei locali gestiti dalla ‘Ndrangheta, aiutando così il riciclaggio di denaro sporco.

La mappa con cui si apre il libro è niente rispetto alla lettura del testo dove si incappa nei locali frequentati e gestiti dagli uomini d’onore un po’ ovunque. E stiamo parlando di Milano, non di Buccinasco (seppure nel libro si parli abbondantemente anche delle infiltrazioni in tutta la Lombardia, dall’ex insospettabile Pavia o al varesotto del ministro Maroni).

La seconda amara considerazione è che la politica non si è accorta di queste mani sulla città. Per fare il verso a Jhonny Stecchino il problema di Milano non è davvero solo il traffico:

http://youtu.be/kAgj9mzbnTA

La classe politica (soprattutto nel Pdl, ma non mancano esponenti leghisti e del centro sinistra) non solo non ha contrastato la ‘Ndranghetama ci si è spesso fidanzata, in cambio di voti, di preferenze. I lavori concessi (anche consentendo la violazione di leggi e consentendo subappalti di subappalti, che finiscono nelle mani di società gestite dai clan) per le grandi opere (movimento terra, ma non solo) sono finiti spesso agli amici degli amici. Che vivono al nostro fianco, che hanno uffici in centro, che lavorano all’ombra dell’Ortomercato (dove avevano anche aperto una discoteca), che gestiscono società immobiliari a cento passi dal Duomo di Milano. “Barbaro-Papalia: i padroni di Milano” si intitola uno dei più interessanti paragrafi del volume di Barbacetto e Milosa.

I 300 arresti dell’operazione Infinito (tra Reggio Calabria e Milano, nel 2010) sono lì per fortuna a ricordare che se le politica dorme, la magistratura (soprattutto grazie alle vituperate intercettazioni) sta cercando di contrastare il predominio mafioso al Nord. Anche quassù, a leggere il libro, si capisce che l’omertà è arrivata senza che fosse stata mandata – come i mafiosi – in domicilio coatto. Scrivono i colleghi del Fatto quotidiano: «In Sicilia Confindustria minaccia l’espulsione per gli imprenditori che non denunciano il pizzo. Al Nord il silenzio è di piombo. Gli imprenditori sono spesso vittime consapevoli, in ultima analisi, dei loro estorsori».

D’altronde un mafioso, intercettato, spiega così il “rito ambrosiano”: «Non è che facessero omicidi, spargimenti di sangue o cose strane, faide, come fanno giù in Calabria, che si ammazzano 30,40 per volta. Capito? Qui era… tutto… tranquillo». Scrive il giudice Gemma Gualdi in una sentenza di primo grado del novembre 2010: «L’associazione è radicata nella matrice criminale “’ndrangheta”, ma è stabilmente residente e operante in Milano, con raggio d’azione esteso a tutto il territorio nazionale. Si differenzia per modalità operative da quelle che sono le tradizionale associazioni di stampo mafioso, ma facendo sempre ricorso al metodo mafioso. Questa è la specificità dell’associazione criminosa mafiosa gestita da Onorato, l’intelligenza, se si può dir così, dimostrata negli anni del suo capo: aver inteso che in territorio lombardo l’associazione criminosa deve assumere caratteristiche analoghe a quelle di una società di capitali, deve badare ai dati di bilancio, deve usare il linguaggio commerciale proprio delle realtà professionali che pervadono il territorio in cui gli imputati operano e i crimini vengono commessi«». E infatti la mafia al nord si è milanesizzata, viaggia in business o in suv e parla d’affari.

Le ‘ndrine sono talmente radicate che a Milano sono venuti per ricevere ordini i killer di Fortugno.

E si trovano bene da queste parti perché la città è una delle capitali europee della cocaina (sia per consumo che per smercio), elemento base su cui si fonda la ricchezza della mafia calabrese. Forse per questo anche qui si organizzano i matrimoni di mafia (il pentito Antonino Belnome, nell’appendice,  scrive in un memoriale: «Ancora oggi in Calabria non ostante siamo nel duemilaeundici, esistono “matrimoni combinati” fra figli di “affiliati”, così da consolidare i rapporti con le famiglie di”ndrangheta”: agli “uomini di ‘ndrina” non interessa come priorità la felicità della figlia, ma il suo primo pensiero sarà il suo “onore” che per nessuna cosa al mondo potrà essere scalfito».

“La mafia a Milano non esiste” si dice dai tempi di Pillitteri. Leggendo questo libro ci si rende conto una volta di più che così non è mai stato e non è ora. Che anche dalle nostre parti ormai è radicata, che traffica droga, compra negozi, sposta terra, uccide, chiede il pizzo, minaccia, picchia i sindacalisti che le si oppongono, fa arrivare proiettili ai politici chela osteggiano. Speriamoche in vista dell’Expo, si decida al più presto di avviare quella commissione (o comitato) antimafia che la città sta aspettando dalla vittoria di Pisapia.

Ad maiora.

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Le mani sulla città. I boss della ‘Ndrangheta vivono tra noi e controllano Milano

Gianni Barbacetto e Davide Milosa

Chiarelettere

Milano, 2011

Pagg. 469

Euro: 16,60