Nicole Minetti

Fenomenologia di Antonio Di Pietro

Un libro contro Di Pietro. A scriverlo un vecchio liberale come Pierfranco Pellizzetti che nella sua fenomenologia se la prende con quello che ritiene un «sottoprodotto del berlusconismo: il dipietrismo».

Nel volume (edito da manifestolibri), Pellizzetti paragona più volte Silvio e Tonino, che definisce «due egotisti a livello ultra patologico», «miracolati della Seconda Repubblica» che sono «espressione della stessa mentalità di destra». E critica allo stesso modo le formazioni della liste elettorali del Pdl e dell’Idv, dalla Minetti a Scilipoti, coniugandolo a un oggi che un libro a differenza di un blog non può permettersi di avere.

Pellizzetti non risparmia nessuno del partito di Di Pietro, nemmeno De Magistris, che «ha dilapidato il proprio tesoretto di credibilità, quasi un Mariotto Segni in sedicesimi».

L’analisi è a tratti più sociologica che politica (e nella parte politica centrale risulta un po’ noiosa e ridondante): «Pasquale Villari scriveva nel 1983 che nel nucleo profondo della cultura contadina “si sente troppo lo Io e troppo poco il Noi”. Lo ribadiva ancora qualche anno fa il sociologo urbano Robert D. Putnam, riportando a nuovo l’antica profezia di Villari: “Non avete più scampo: o voi riuscite a rendere noi civili, o noi riusciremo a rendere barbari voi”. Analisi antiche e recenti sui retaggi del passato che descrivono perfettamente il mood del nostro Paese quale appare oggi, berlusconiano e leghista. In qualche misura dipietrista».

Il fenomeno Di Pietro – conclude Pellizzetti che collabora col Fatto e con Micromega e che nel volume esprime simpatia col popolo viola – «suona a conferma dell’incapacità del nostro sistema democratico, della società italiana, di produrre autonomamente anticorpi civili: la democrazia come discorso pubblico, come progetto inclusivo per la liberazione dai rapporti di dominio».

Anche io penso (e lo dissi a un amico che si candidò, sfiorando l’elezione, alle Europee per l’Idv) sia più il termometro della crisi repubblicana che la risoluzione. Dal mio piccolo osservatorio di dipendente della televisione del servizio pubblico, mi limito a osservare che dalle mie parti non ho mai sentito dire “quello l’ha raccomandato Di Pietro”. Né, quando ho realizzato servizi su di loro, ho avuto la canea di telefonate di sollecitazione e precisazione che accompagnano invece l’attività politica delle schiere che hanno conquistato maggioranza e opposizione negli ultimi 16 anni di berlusconismo e antiberlusconismo. Per quanto mi riguarda, non è poco.

Ad maiora.

Fenomenologia di Antonio di Pietro

Pierfranco Pellizzetti

Manifestolibri

Roma, 2010

Pagg. 159

Euro: 18

Nicole Minetti assediata dai giornalisti al Pirellone

Il Consiglio regionale lombardo è cliccatissimo nelle ultime settimane dai cronisti, come mai accaduto prima. Anche oggi frotte di giornalisti hanno aspettato l’arrivo di Nicole Minetti, affrontate a muso duro da Franco Nicoli Cristiani (ex assessore e ora vice presidente del Consiglio, la cui autorevolezza e fisicità hanno sconsigliato ai più di opporsi). Formigoni invita i giornalisti a “lasciarla lavorare”, anzi “lasciarla vivere”.

L’altro vice presidente del Consiglio, il pd Filippo Penati, chiede invece un incontro alla presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti, Letizia Gonzales, per “trovare una soluzione”. Scrive l’ex sfidante di Formigoni: “Nelle ultime sedute del Consiglio  il rapporto  con gli  operatori dei media è stato difficile, per ragione note alla cronaca. Per questo propongo un incontro tra l’ufficio  di presidenza e la presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales per trovare una soluzione che garantisca agli operatori dell’informazione  le condizioni per esercitare il diritto di cronaca e ai consiglieri la possibilità di svolgere in tranquillità il proprio lavoro”.

Vedremo che succederà alla prossima seduta.

Ad maiora.

Sara Giudice compie 25 anni e si prepara a incontrare i firmatari dell’appello anti-Minetti

A 25 anni in alcuni Paesi del mondo si diventa milionari, in altri ministro. Qui da noi sei considerato ancora un adolescente, bollato come un bamboccione (facendo finta di ignorare che la società è costruita per respingere le energie nove). Solo a 25 anni si può essere eletti (rectius, nominati dalle gerarchie del partito), alla Camera. Per il Senato bisogna aspettare addirittura i 40 e i 25 per avere l’onore del voto…

Oggi compie 25 anni Sara Giudice, la giovane esponente del Pdl milanese (figlia dell’ex presidente del Consiglio comunale) che ha lanciato una petizione, on-line per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, classe 1985, igienista dentale ed ex soubrette, indicata da Berlusconi ed eletta grazie al listino Formigoni al Consiglio regionale lombardo, ora coinvolta in un’inchiesta sulla prostituzione, anche minorile (verrà interrogata martedì dai giudici).

Abbiamo rivolto a Sara qualche domanda per questo suo, particolare, genetliaco.

Come arrivi a questo compleanno?

Proprio ieri, parlando con una mia amica, le ho confessato che per la prima volta nella mia vita ho realizzato solo poche ore fa che sto per compiere gli anni. Sono successe tante cose in questi giorni che quasi me ne stavo dimenticando. Comunque è un bel compleanno, pieno di cose.

Alla tua età, in altre parti del mondo, si hanno molte più possibilità che in Italia, comunque.

E’ vero, ma bisogna sfatare un luogo comune. Conosco tante e tanti ventenni che sono in gambissima e che si danno da fare per costruirsi un futuro. Comunque è chiaro che questo non è un Paese per giovani.

Da più parti (anche sulla tua pagina di Facebook) ti si accusa di portare acqua alla sinistra (sempre che esista ancora), di partecipare a trasmissioni di sinistra. E’ così?

Questo è il solito modo di rispondere non nel merito alle cose che dico. Sono stata ospite da Gad Lerner perché mi hanno invitato e perché  considero L’Infedele una trasmissione alta, anche se ha un’audience bassa. È una palestra di democrazia, dove ognuno può dire la sua. Preferirei si parlasse invece della richiesta avanzata dalle 8mila persone che hanno firmato l’appello per le dimissioni della Minetti.

La raccolta firme prosegue?

(Ride) Noi non ci fermiamo! Anzi, ora vorrei in qualche modo organizzare un incontro con i firmatari, una sorta di assemblea dove conoscersi di persona. Perché è bella la virtualità, ma credo che la crescita passi anche e soprattutto dal contatto personale.

Comunque, senza internet, tutto quello che stai facendo sarebbe inimmaginabile.

Sicuramente. Ma dovrò in qualche modo sfruttare il fatto di essere una ragazza nata nel 1986…

Pensi che alla fine Nicole Minetti si dimetterà dal suo incarico?

(Sara esita qualche secondo, poi risponde decisa) No, penso di noi. Ma noi non smetteremo di chiederlo.

Ad maiora. E auguri, Sara.

Se anche la Minetti pensa alle dimissioni

La raccolta di firme per le dimissioni da consigliere regionale lombardo di Nicole Minetti, lanciata dalla giovane esponente del Pdl Sara Giudice, sara’ un’iniziativa solitaria ma forse ha qualche fondamento. Nelle carte spedite ieri dai pm alla Camera sono riportate infatti intercettazioni nelle quali la Minetti dice: “Io do le dimissioni, cioè sta roba e’ una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora”.
L’igienista dentale del presidente, accusata di prostituzione minorile, da quel che emerge dalle carte, nelle ultime settimane si e’ smarcata da Berlusconi. Non va all’incontro con i di lui avvocati e a Barbara Faggioni confessa: “A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perche’ dice: Bene, me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Che nel qual caso saremmo noi con le nostre tasse.
Nicole Minetti per martedì e’ stata convocata dai giudici. E’ possibile che, esca dal percorso berlusconiano, e vada a farsi interrogare.
Scattera’ a quel punto la trasformazione da bruco a farfalla (e non falena)?
Ad maiora.

Richiesta di dimissioni della Minetti: la polemica continua

Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, aveva denunciato l’operazione Minetti ben prima che se ne accorgessero i giornali di “sinistra”. Bel prima che i magistrati mettessero sotto controllo il telefonino dell’igienista dentale del Cavaliere, messa da quest’ultimo nel listino bloccato di Formigoni.

Jonghi disse che essere “figa” non giustificava la candidatura. Non fu ascoltato. Certo, non poteva immaginare quello che sarebbe successo da lì a qualche mese. Ne fece una questione di principio.

Come continua a fare. Ha sostenuto la raccolta di firme lanciata dalla consigliera di zona Sara Giudice – di cui abbiamo parlato ieri – per chiedere le dimissioni della consigliera regionale.

Un’iniziativa che non è piaciuta ai vertici del Pdl. Ma anche ai quadri giovanili che hanno fatto uscire comunicati nei quali dicono che “la Giudice rappresenta solo sé stessa”. E proprio contro quelli si scaglia oggi l’esponente della destra meneghina, Jonghi Lavarini: “Non accetto lezioncine di politica e di morale, o peggio insulti e minacce di espulsione, da nessuno, tantomeno da certi politicanti, mediocri leccaculo, che vivono a spese dei contribuenti. Che, nella nostra battaglia di rinnovamento e meritocrazia, non siamo soli lo dimostra il penoso risultato della mobilitazione del PDL milanese, lo scorso sabato: solo cinque banchetti striminziti in tutta la città”.

Insomma, la polemica è  tutt’altro che finita.

Ad maiora.

Ps: Nel frattempo le firme sono quasi 4mila: http://www.firmiamo.it/dimissioninicoleminetti