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Percorso Running al Parco Sempione di Milano

Il Comune di Milano ha da qualche settimana creato una sorta di percorso per runners all’interno del Parco Sempione.

E’ ben fatto e stimolante, con qualche salutare sali-scendi (non grandi pendenze, d’altronde difficili da trovare in una città pianeggiante come questa).

In pochi vedo che seguono però i cartelli che indicano il percorso da realizzare per correre i 3,2 chilometri previsti dal circuito.

Forse basterebbe qualche piccola modifica.

1. I cartelli andrebbero numerati. In modo da far capire a che punto si è arrivati del percorso.

2. Qualche cartello in più non farebbe male. Quando si supera l’asilo e il parco giochi non è chiarissimo che bisogna girare a destra.

3. Tre chilometri e duecento metri è una distanza che non ha alcun senso. Quella ideale sarebbe stata di 5 chilometri (come per l’Energizer notturna)

4. Infine il passaggio su piazza del Cannone. Il cartello andava posizionato prima della piazza, dato che per 300 giorni all’anno da quelle parti ci sono manifestazioni (più o meno spertive). Ora, ad esempio, il percorso è interrotto da un campo da badminton. Forse i vari settori del Comune di Milano avrebbero dovuto parlarsi e pianificare assieme il percorso.

Ad maiora.

Da Molina a Lux e ritorno

Sull’involuzione di un bar-pasticceria milanese (Molina) diventato bar alla moda (con tendenze fasciste) e poi chiuso dall’autorità giudiziaria perché considerato vicino al clan Fidanzati ho scritto qualche mese fa:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/08/04/da-molina-a-lux-una-parabola-milanese/

Ora sono arrivati nuovi proprietari. Hanno scritto a questo blog dicendo che avrebbero tolto la scritta Lux. E così è stato.

Nel locale si intravedono lavori in corso e la scritta “prossima apertura”. Ma soprattutto è stata riesumata l’insegna “Molina”.

Sembra una fiaba a lieto fine.

Speriamo lo sia davvero.

Ad maiora

Back home

Si torna a casa. Molti amici mi chiedono come mai non mi stanco a viaggiare tanto e spesso così lontano. Ci si stanca invece a casa, nella propria città e nel proprio mondo, stritolati da assilli e doveri, trafitti da mille frecce quotidiane banalmente velenose, oppressi dagli idoli della propria tribù. Inoltre è in casa che ci si gioca, in bene e in male, la vita, la felicità e l’infelicità, la passione, il destino. Il viaggio, anche il più appassionato, è sempre pausa, fuga, irresponsabilità, riposo da ogni vero rischio. Si torna dunque a casa, al mondo adulto, serioso, invadente.

(visto che è piaciuto, ne posto un altro brano; sempre di: ) Claudio Magris, L’infinito viaggiare, Mondadori 2005

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Corso Bovio, cinque anni fa

Il ricordo di Maria di Lorenzo:
http://mariadilorenzo.wordpress.com/2012/07/09/corso-bovio/
Ad maiora

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Adesivo della Stasi (che non seppe prevedere la fine)

Attaccato e fotografato davanti alla Statale di Milano.
Il ministero che si occupava delle “vite degli altri” aveva, tra spie e dipendenti, quasi 200.000 persone a libro paga.
Nel bellissimo volume di Anna Funder “C’era una volta la Ddr” (Feltrinelli, 2005) si analizza la forza di questo servizio di sicurezza: “Si calcola che nel Terzo Reich hitleriano vi fosse un agente della Gestapo ogni duemila cittadini, e nell’Urss di Stalin un agente del Kgb ogni seimila persone circa. Nella Ddr c’era un agente o un informatore della Stasi ogni sessantatré persone. Se si aggiungono anche gli informatori part-time, alcune stime portano la percentuale a un informatore ogni 6,5 cittadini”.
Il paradosso di questo gigantesco apparato lo spiega sempre la Funder: “Ossessionata dai dettagli, la Stasi fallì clamorosamente nel prevedere la fine del comunismo, e con essa la fine del paese. Tra il 1989 e il 1990 fu rovesciata come un calzino: un giorno organizzazione di spie staliniste, il giorno dopo museo”.
Ad maiora

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