Elena Bonner

ELENA BONNER, L’EDUCAZIONE DI UNA DISSIDENTE

Quando nell’epilogo del volume Elena Bonner racconta di aver scambiato la madre che bussa alla porta di ritorno da otto anni di gulag, per una mendicante – “un errore che mi pesa ancora”- si capisce fino in fondo il titolo della sua autobiografia “Madri e figlie” (Spirali).
L’analisi
“Non c’era espediente da parte mia che potesse impedire alla mamma di pensare al passato, così come è impossibile evitare il senso di colpa di fronte ai morti, anche per il solo fatto che loro non ci sono più, mentre noi viviamo. La mamma aveva un senso di colpa nei confronti della nonna, perché il suo destino si era ripercosso su di lei. Io ne ho nei confronti della mamma per il destino che è toccato a me e per la mia felicità”.
Non so se Tatiana, figlia di Elena che qualche anno fa con Gariwo e Annaviva ospitammo per un convegno milanese, si senta anch’essa in colpa.
Elena Bonner ci ha infatti lasciato lo scorso giugno. La dissidente, moglie del dissidente Andrei Sakharov, con lui confinata a Gor’kij (riabilitati solo da Gorbaciov nel 1986) ha lottato fino alla fine dei suoi giorni anche contro il regime putiniano.
Nel bel libro di ricordi non c’è la storia della Bonner adulta, ma di lei bambina, figlia di due esponenti del partito, lui assassinato nel Terrore staliniano, lei mandata in campo di concentramento come “traditore della patria” (i loro rapporti, alla fine della detenzione non saranno mai più sereni). Elena era diventata, come tanti una “strana orfana”.
Nel volume ci sono anche riflessioni su eventi successivi a quelli della “formazione di una dissidente”. Una delle quali ci riguarda da vicino: “Quaranta anni dopo partecipai a una riunione di giovani a Milano. Parlai dello stato terribile della medicina sovietica, della crescita della mortalità infantile, della mancanza di farmaci indispensabili. Dissi che da noi non si producevano nemmeno biberon né tettarelle moderne per alimentare i bambini. Dalla sala qualcuno cominciò a gridare dandomi della fascista e della malevola calunniatrice e invitandomi a incontrare i comunisti, ben informati sulla bontà e gratuità della medicina in Unione sovietica”.
I tempi sono cambiati. O no?
La Bonner racconta con gli occhi di una bambina (la cui infanzia finisce con l’arresto dei genitori) la strage di comunisti compiuta dall’Urss staliniana nel 1937, con le case di chi veniva arrestato (e spesso fucilato) che avevano le porte chiuse da un sigillo rosso, che indicava le case dei “traditori della patria”, parola che per la Bonner andrebbe – giustamente – scritta minuscolo.
Quando il padre sarà arrestato (e fucilato, poi riabilitato alla fine dello stalinismo perché “il fatto non sussiste”) il fratello minore di Elena, educato come tutti alla scuola del Pcus e del Komsomol commenta: “Pensa un po’ che razza di nemici del popolo esistono: si intrufolano persino tra i papà”.
L’esplosione di rabbia della giovane Bonner è la stessa che prende chi legge.
Addio Elena, che la terra di sia leggera.

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Elena Bonner
Madri e figlie
Spirali
Milano, 2003
Pagg. 480
Euro 30

Elena Bonner con Andrei Sakharov

Addio a Elena Bonner

Quando una sera di qualche anno, controllando gli ultimi firmatari degli appelli per Anna Politkovskaja lessi il suo nome lanciai un urlo. Non pensavo che la potenza della rete mi potesse mettere in contatto con una persona del genere, una delle più coraggiose donne sovietiche.
Elena Bonner, e lo racconto con infinita tristezza, non è più tra noi. È morta negli Stati Uniti. Martedì ci sarà la cerimonia d’addio poi, cremata, sarà seppellita a Mosca al fianco di suo marito, di sua madre e dei suoi fratelli.
Era nata il 15 febbraio 1923 Elena. Da una famiglia che sarà spazzata via dalla follia staliniana: il padre fucilato nel ’38, la madre condannata per 7 anni ai lavori forzati.
Lei non si perse d’animo andò a vivere a Leningrado. Ebbe una famiglia che lasciò per l’amore della sua vita, Andrej Sakharov. Con lo scienziato che dapprima aiutò il suo paese alla costruzione della bomba nucleare e che poi si oppose con tute le sue forze alle sperimentazioni e all’uso delle testate, iniziò la sua battaglia per i diritti umani. Contestarono le repressioni sovietiche e furono confinati a Gorkij. Sakharov non poté così ritirare il Premio Nobel per la pace. Ai due fu poi consentito di emigrare. Sakharov fu riabilitato da Gorbaciov e fu eletto alla Dumas nel 1989, ma morì proprio quell’anno.
Elena tornò in Nord America, dove vivono i figli.
Quando due anni fa con Annaviva e Gariwo organizzammo a Milano iniziative per la libertà di stampa nella Russia di oggi, chiedemmo a Elena Bonner se voleva partecipare, ci disse che non stava bene e che avrebbe volentieri delegato l’incombenza a sua figlia. Tatijana Yankelevich, docente a Boston, ne ha preso infatti il testimone e chi ha partecipato agli incontri milanesi ricorderà la sua forza d’animo.
A lei vada un grande abbraccio.
A Elena un grazie. Dal profondo del cuore. Che la terra ti sia lieve.
Ad maiora