Eco di Mosca

OGGI IL VOTO IN RUSSIA. ECCO I VIDEO DI ANNAVIVA ALL’ECO DI MOSCA

Da qualche minuto, 130 milioni di russi al voto per decidere chi saranno i loro 450 parlamentari.
Ma il voto è una sorta di referendum, pro o contro Putin, pro o contro il suo partito Russia Unita.
In questi video, l’incontro tra la delegazione di Annaviva in Russia e la redazione dell’Eco di Mosca, una delle più autorevoli emittenti radiofoniche indipendenti della Federazione.
Buona visione

Ad maiora

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ANNAVIVA A MOSCA. PREOCCUPAZIONE NELLE REDAZIONI INDIPENDENTI

Giornata impegnativa e interessante per la delegazione di Annaviva. A Mosca per le elezioni politiche che si svolgeranno domani.
Questa mattina siamo stati all’Eco di Mosca, una delle principali emittenti radiofoniche della città, anzi della Federazione russa. “Non siamo un’emittente d’opposizione, ci dipinge così solo chi non vuole che facciamo informazione” spiega Timur Olevskij, uno dei cronisti della radio. Ci mostra le varie stanze della redazione. Il corridoio è ricoperto di foto di vip, russi per lo più ma anche internazionali che sono passati di qui e sono stati intervistati dall’Eco di Mosca. Per l’Italia si nota l’immarcescibile Gina Lollobrigida.
La redazione, quasi per sancire una pax fotografica, ha messo vicini Putin, Medvedev, Saakashvili e Jushenko.
Nelle varie stanze si sta preparando la prossima edizione, mentre il direttore Venediktov corre da una parte all’altra, indemoniato come i suoi capelli. E’ stato eletto per la terza (e ultima, c’è un tetto) direttore e sotto la sua foto in ufficio tiene, ironicamente, una frusta. Qui, fa notare giustamente Luca Bertoni, non si può non lavorare.
Il clima è in effetti teso. Gira voce che domattina verrà impedito con la forza ai giornalisti di entrare in redazione. Presumo più di uno dormirà in queste stanze.
Anche Olevskij, come ieri Bilunov, ci dice che a suo giudizio Russia Unita, grazie ai brogli, si avvicinerà al 60% dei consensi.
Non è di questo avviso Vitali Yaroshevskij, vice direttore della Novaja Gazeta che abbiamo incontrato subito dopo. Per lui i brogli non potranno superare il 10% del totale ed è convinto che Russia Unita faticherà a superare la maggioranza assoluta dei voti. “La gente è stufa di Putin e Russia Unita viene identificato come il partito di Putin”.
L’ottimismo di Vitali (che abbiamo invitato in Italia e cui il presidente, Roberto Felace, ha donato una maglietta di Annaviva) si infrange solo nel ricordo di Anna Politkovkskaja che lui conosceva anche prima che arrivasse alla Novaja: ” Dopo la sua morte, nessuno – neanche nella nostra redazione – ha più fatto il suo lavoro. Lei aveva una capacità di sopportazione del dolore altrui unica”. Ci parla mentre la delegazione di Annaviva è seduta al tavolo dove poco prima si è svolta la riunione di redazione, guidata dal direttore Muratov. Sopra le nostre teste campeggia la foto di Anna e di tutti i caduti di questo giornale unico nel panorama mondiale. Mai visto da nessun altra parte, un ingresso di un quotidiano con una teca dove vengono raccolti tutte le “reliquie” dei colleghi assassinati per il loro lavoro.
Anche qui si vivono con preoccupazione le ore che precedono l’apertura delle urne di domani. Nadia Prusenkova, della Novaja, ci spiega che si susseguono in queste ore arresti di oppositori. Il tutto per evitare manifestazioni post-elettorali. Il regime non può permettersi rivoluzioni arancioni o egiziane qui.
Il tamtam elettorale degli oppositori dice: votate qualunque partito possa prendere seggi, anche i comunisti. Il partito di Ziuganov potrebbe essere la vera sorpresa delle elezioni di domani.
Ad maiora.

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Khodorkovskij in sciopero della fame

Ieri a Torino per un interessante convegno sulla Cecenia, molti dei relatori segnalavano l’importanza dell’attenzione internazionale sul rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa (paese che ha sottoscritto e ratificato molte convenzioni, salvo non rispettarle). Ed Herta Muller in “Cristina e il suo doppio” ricordava come la pressione straniera sulle autorità romene avrebbe aiutato molti “dissidenti”.

E dunque torniamo a occuparci di Mikhail Khodorkovskij, il magnate russo condannato per reati fiscali ma per motivi politici. L’ex petroliere è stato condannato nel 2005 a otto anni di reclusione per  frode, appropriazione indebita ed evasione fiscale. Ora, dato che si avvicina la data di fine pena, le autorità russe (la giustizia russa, meglio, sempre che si possa individuare qualche differenza tra questi due poteri, da quelle parti) hanno inscenato un nuovo processo con nuove accuse, per lasciare l’imprenditore antiputiniano ancora qualche anno in Siberia. Nel nuovo procedimento giudiziario rischia 22 anni di carcere. Una sorta di ergastolo. L’accusa: riciclaggio di denaro. In uno dei paesi con tassi di corruzione più alti nel mondo, molti dovrebbero essere in cella con quel reato. Ma paga solo chi ha deciso di non finanziare il partito putiniano.

Da ieri Khodorkovskij ha iniziato una sciopero della fame a oltranza, sperando in un intervento del presidente Medvedev. È l’ennesima occasione che viene fornita al capo del Cremlino per prendere le distanze da Putin. Ma come per Fini/Berlusconi, per ora oltre ai distinguo non si va. Vedremo se in questa occasione il delfino uscirà dalla scia.

E a proposito di scia, va rimarcato un indirizzo positivo della giustizia russa che, almeno sulla storia, non torna sui suoi passi. È di ieri la sentenza di un Tribunale del distretto di Mosca che ha respinto la richiesta del nipote di Stalin (Evgenij Dzugasvili) di condannare la radio (indipendente) Eco di Mosca per aver detto: “Stalin ha firmato un decreto in base al quale i bambini potevano essere fucilati come nemici del popolo a partire dai 12 anni di età”.

Il nipote del dittatore sosteneva fossero notizie false, lesive della memoria del leader sovietico e puntava a un risarcimento pari a 250mila euro. Il direttore dell’Eco di Mosca, Venediktov, ha portato a sua difesa il testo di una dichiarazione nella quale Stalin difendeva la fucilazione dei minore e una lunga lista di minori assassinati dal regime. I giudici gli hanno dato ragione.

Ad maiora.