Cecenia

Pistola!

Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.
Anton Čechov
(in Haruki Murakami, 1Q84, Einaudi, 2011)

Ad maiora

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Tre anni dall’omicidio (impunito) di Natasha Estemirova

Due anni fa, in occasione del primo anniversario dell’omicidio di Natasha Estemirova, scrissi un articolo per Articolo21 immaginando che per una volta le autorità russe facessero il loro dovere e arrestassero colpevoli e mandanti. Mi ero ispirato all’introduzione scritta da Adriano Sofri della raccolta di scritti di Anna Politkovskaja “Proibito parlare”, nel quale raccontava una presenza di tutti i potenti russi (e del mondo) alle esequie della giornalista russa: in realtà non vi partecipò nessun vip della Russia di Putin (né del mondo cosiddetto libero, salvo il buon Marco Pannella).
Due anni fa, non solo le autorità russe non fecero il loro dovere, ma misero in moto la macchina della propaganda: il principale collaboratore di Putin, Dmitri Medveved (gli ha tenuto in caldo la seggiola al Cremlino per quattro anni) annunciò infatti al mondo che erano stati “individuati i killer della Estemirova”.
Io rimasi allibito. Quale presidente di un “paese normale” annuncia che sono stati individuati dei killer di una giornalista e attivista dei diritti umani senza averli prima arrestati (anzi, fatti arrestare)?
La mossa appariva solo come una macchinazione propagandistica per non interrompere il sogno della “nuova Russia” di Medvedev che tanto è piaciuta in Occidente (come non dimenticare il surrale “patto del sandwich” con Obama?).
In realtà Medvevev bluffava, ma tutta la stampa mondiale gli diede corda titolando acriticamente, proprio il giorno dell’anniversario, 15 luglio 2010, “Individuati i killer della Estemirova”.
Sono passati altri due anni, ma le indagini devono essersi perse per strada. Eppure non dovrebbe essere difficile per un regime che fa della forza militare e poliziesca il suo biglietto da visita, individuare chi rapì in Cecenia l’esponente dell’ong Memorial, attraversò con lei a bordo cinque posti di blocco e un confine per lasciarla, qualche ora dopo, in Inguscezia, uccisa a colpi di pistola.
Ma che cosa si può pretendere da questa Russia odierna?
Medvedev è tornato a guidare il governo e quindi continua a eseguire gli ordini di Putin. Questo d’altronde, mentre il mondo è più distratto del solito dalla crisi economica, sta stringendo ancora più i bulloni di una repressione che assomiglia sempre più a una tirannide personale: prima le limitazioni alla libertà di manifestare, poi ai finanziamenti stranieri alle Ong (che molti russi hanno timore a sostenere per rischi di ritorsione) e infine maggiori controlli alla libertà di navigare in rete. Questi tre sono d’altronde i principali strumenti con cui si muove la sempre più forte opposizione (politica e sociale) al putinismo (che tra poco tornerà in piazza, dopo gli incidenti del 6 maggio).
Chiedere a questo governo, a questa giustizia, a questa classe politica che governa la Russia, da tre lustri, giustizia per Anna Politkovskaja, Natasha Estemirova e per tutte le vittime innocenti della Russia di Putin sembra un inutile esercizio di stile.
La speranza è che, quando il regime crollerà, qualcuno vorrà occuparsi di tutti questi casi, vorrà dare nomi e volti agli assassini. E sopratutto ai loro mandanti.
Noi comunque non ci dimenticheremo chi ha finto di fare indagini, chi ha finto di dimenticare quelle coraggiose e quei coraggiosi che si esposero e che pagarono con la vita.
Ad maiora.

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7 anni fa la morte di Mashkadov. Eroe per i ceceni. Terrorista per i russi

Nel settimo anniversario della morte, gli amici della diaspora cecena ricordano Aslan Mashkdavov:

http://youtu.be/rvrUCPAv4cA

I commenti al video rendono l’idea delle sanguinuose divisioni, tuttora presenti.

L’ultimo presidente ceceno è stato bollato di terrorismo dalle autorità russe. Per questo, dopo la morte in battaglia, il suo corpo non è mai stato restituito ai familiari:

http://en.wikipedia.org/wiki/Aslan_Maskhadov

Ad maiora.

Ucciso un altro giornalista nel Caucaso russo

Un noto giornalista è stato ucciso la scorsa notte nel Caucaso, in Daghestan, repubblica della Federazione russa.
Khadjimourad Kamalov, fondatore del settimanale Daghestan Chernovik e amministratore delegato della casa editrice Svoboda Slova (libertà di parola), è stato ucciso – appena uscito dalla redazione – da ignoti a Makhachkala, capitale del Daghestan. 

E’ stato assassinato a colpi di pistola. Il giornalista è morto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Kamalov era noto per le sue frequenti critiche alle autorità locali. Aveva più volte denunciato gli abusi delle forze dell’ordine nella repressione dell’insurrezione islamica. Il Daghestan è una delle repubbliche più instabili del Caucaso russo, quasi quanto la confinante Cecenia.

Diversi giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni: nel 2009 Malik Akhmedilov di Khakikat (Verità); un anno prima Alichaïev Abdullah, che ha lavorato per la catena televisione locale TV-Chirkei e Gadji Abachilov della catena televisiva del Daghestan. Nel 2005 era stato ammazzato Magomedzagid Varisov, reporter per il settimanale Daghestan Novoye Delo.

Due anni fa, sempre nel Caucaso (ma in Inguscezia, dopo essere stata rapita in Cecenia) è stata uccisa Natalia Estemirova che lavorava per Memorial e per la Novaja Gazeta.

Tutti questi delitti sono impuniti.

Ad maiora.

A MOSCA UNA LAPIDE PER BUDANOV, L’ASSASSINO DI ELSA K.

Chi a novembre ha visto “Elsa K.” al teatro del Borgo di Milano ricorderà che una delle figure centrali era quella del colonnello Budanov, assassino e forse stupratore:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/10/22/elsa-k-ecco-la-clip-da-vedere-e-condividere/

E’ quindi con sconcerto che abbiamo appreso, di ritorno dalla missione di AnnaViva a Mosca, che a questo ufficiale russo (condannato per un crimine contro l’umanità e assassinato a sua volta qualche mese fa nel centro della capitale russa) è stata posta una lapide:

http://www.rferl.org/content/menmorial_erected_to_moscow_colonel_who_killed_chechen_teen/24406197.html

Nella prossima missione di “turismo responsabile” a Mosca (per le presidenziali) penso andremo a portare una foto di Elsa vicino alla lapide dell’uomo che, abusando del suo potere, le tolse la vita. A 18 anni. Colpevole solo di essere cecena.

Ad maiora